Immaginate un posto dove si lavora solo tre ore al giorno, dove i bambini non sono obbligati ad andare a scuola, ma apprendono volontariamente secondo propri gusti e attitudini, recandosi nelle varie “Case” ( Casa della Musica, Casa della scienza, Casa delle lingue…), dove non ci sono insegnanti, ma animatori, dove gli anziani sono maestri di vita e tutti hanno diritto ad un pasto in ristorante gratis…Provate ancora ad immaginare i politici come uomini che fanno volontariato e che si rinnovano ogni tre anni, che non recepiscono stipendio nel far questo, un mondo dove la guerra e le armi sono sepolte e dove se si vuol fare l’amore con qualcuno si esemplifica la comunicazione ponendosi un fiore azzurro sul petto…

Silvano Agosti ha reso possibile questa realtà, rendendoci Kirghisia, luogo nel quale dice di essersi recato, e dal quale invia delle lettere. Che esista realmente oppure no, che sia utopia o un progetto (e in molti se lo sono chiesto), è un libro riflessione che genera una possibile soluzione al mondo occidentalizzato e alla gerarchia del potere. Si tratta di un mondo auto-gestito, in cui  l’attenzione è focalizzata sui reali bisogni dell’uomo: dormire bene, mangiare bene, dare spazio alla propria creatività, lavorare poco, saper amare, saper dare, guardare tutto come se fosse la prima volta che lo si guarda, imparare..
Impossibile non rimanere intrappolati nel fascino di un posto simile, e nella voglia di andarlo a cercare, o di crearlo.
Lettere dalla Kirghisia due anni dopo  è la prosecuzione epistolare di un primo libro Lettere dalla Kirghisia, che ha riscosso successo a tal punto da non essere più reperibile in libreria. È questo un dono dell’autore ai lettori avidi: è giusto sapere ancora un po’ più di Kirghisia, è giusto iniziare a gestire la propria vita, con più divertimento e meno affanno.
Il libro è uno strumento per concepire la propria vita in maniera insolita; è per menti avide e creative, per chi pensa sia possibile un mondo diverso.

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