Cammino scalza nella pineta di casa mia. Le emozioni mi si attaccano addosso, come in una rivelazione del consueto. Le sensazioni sono amplificate. Ciò che balza in maniera spropositata ai miei occhi è la luce.

I colori sono vivi, ogni forma è accentuata. Il sole è caldo e il cielo è di un azzurro incredibile. Non dico nulla di nuovo, penserà una persona che è nata qui, in questo lembo di terra attaccato alla penisola. È l’immutabile Puglia, perpetua a sé stessa. Eppure, dopo cinque mesi di vita londinese, mi sento catapultata in un mondo diverso, che mi appartiene sin dalla nascita, ma che non avevo mai colto con questi occhi. L’impatto percettivo è così forte che sveglia sentimenti di pianto.  I colori, gli odori, i suoni, è un universo che punge in profondità, così forte, così vivo, così manifesto. Anche il silenzio qui si fa sentire, con il canto continuo degli uccelli, un cane che abbaia e il rumore della polvere alzata da una macchina isolata su di una stradina di campagna. Il vento muove l’amaca. In questo primo pomeriggio colgo la forza della Puglia, la terra rossa, arsa dal sole con i terreni sempre uguali, scanditi dagli alberi d’ulivo e dai muretti a secco.
Londra, di contro, mi appare un groviglio confuso di colori sbiaditi, un cielo di nubi compatte che da spazio a raggi timidi. Anche la percezione dello scorrere del tempo muta. Lo stress e la frenesia della metropoli contro il tempo immobile del Sud Italia. Sembra che anche gli impegni qui si secchino al sole e prevale una sensazione di spaesamento, in cui il panico di non saper più gestire il vuoto prende il sopravvento. D’improvviso capisco, come dall’esterno, il perché della mancanza di energia che avvertivo nella capitale britannica: non dipende da me, ma dalla manifestazione della terra. In Puglia la natura vive con prepotenza, con una forza di colori e sapori che a Londra è occultata dalla pioggerella sottile che scende costante sulla natura verde. Anche il verde ha una tonalità totalmente diversa qui.
Gli odori danzano sotto le mie narici e sento il profumo forte dei pini e l’aria di mare trasportata dal vento. Qui la natura per non essere bruciata dal sole deve sopravvivere e si esprime al meglio di sé, con un’intensità che spaventa ed esalta, a rivederla dopo mesi.
Capisco ora la timidezza e i modi composti degli inglesi, e l’eccentricità e l’esplosione italiana. La terra rossa plasma il carattere.
Chiudo queste righe per nascondermi tra le onde del mare.

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