Quello che ho visto andare in scena a Porto Torres, durante le Semifinali dei Campionati Nazionali Youth, è davvero qualcosa di incredibile e che lascia basiti. Il mio atleta, Andrea Manco, si è visto inopinatamente sbarrare la strada che lo stava conducendo dritto (e meritatamente)

alla Finale dei 75 kg, per l’incompetenza dell’arbitro-giudice abruzzese Emanuele Chiappini, il quale ha condotto l’incontro in maniera vergognosa, denigrando a questo punto l’intero sistema arbitrale. La cronaca dell’incontro oramai è ben nota a tutti, un match conclusosi con la squalifica di Manco per un’inesistente terzo richiamo, giunto peraltro ad un secondo dalla fine del quarto round, facendo così approdare in finale (con il punteggio di 9 a 7), il lombardo Mirko Ottorini, della FRI.MAS.
A questo punto, e non lo affermo perché questa ingiustizia sia capitata ad uno dei miei ragazzi, è giunto il momento di dire basta a questi sistemi di valutazione; dico basta a chi vuole metterci i “piedi sopra”, da pseudo-burattini diretti chissà da quale sistema che certamente poco a che spartire con chi pratica e vive lo sport quotidianamente.
Torno a ribadire che queste dichiarazioni non sono solamente il frutto dell’amarezza della squalifica di Manco, anche perché, il mio ragazzo, è uscito tra gli applausi del pubblico e resta uno degli atleti più interessanti del panorama nazionale e che spero possa un giorno indossare la maglia della nazionale.
Grido allo scandalo, perché tutti noi siamo costantemente messi alla graticola, per il minimo errore: quindi se è giusto che un tecnico o un’atleta, subisca una squalifica per un errore commesso, a questo punto anche un arbitro che ha appalesato errori madornali, deve essere messo all’angolo e punito giustamente.
Non mi sto rivolgendo quindi direttamente all’arbitro del match ma a chi dirige il sistema.
Crescere un pugile, significa affrontare mille sacrifici e, dover asciugare il sudore dal tappeto sapendo di aver subìto un’ingiustizia, è difficile da digerire, sia per il suo tecnico ma soprattutto per questi ragazzi, i quali potrebbero abbandonare tutto, perché demotivati e perché forse, dopotutto, è più conveniente vivere la vita di un 17enne come tanti suoi coetanei.
Infine, la cosa che ho potuto apprezzare, riguardo a questa vicenda, è di aver ricevuto la solidarietà di tutti, quindi queste mie dichiarazioni, sono pienamente condivise dagli addetti ai lavori ma soprattutto da chi ama davvero questo sport”.

 

In merito al comunicato diramato al termine del match di Andrea Manco (andato in scena durante le Semifinali dei Campionati Nazionali Youth), voglio delucidare che con l’uso del sostantivo “sistema” mi riferisco puramente a quello arbitrale, senza voler tirare in ballo la Fpi e il suo presidente Franco Falcinelli.
La vicenda dipanatasi a Porto Torres, deve far capire a tutti che c’è, a mio avviso, qualcosa che andrebbe rivisto nella valutazione degli incontri, ovviamente solo in alcuni casi, ovvero dove si ravvisa un’errore oggettivo dell’arbitro dell’incontro.
È proprio in questi casi, sempre a mio avviso, che dovrebbe subentrare chi di dovere (e mi riferisco alla Commissione Arbitri-Giudici), per correre ai ripari, senza lasciare che l’ingiustizia si materializzi definitivamente sul ring.
Errare è umano ma non intervenire per correggere, può risultare ancor più grave, perché è fisiologico che un arbitro possa incappare in una giornata non positiva, commettendo quindi degli errori di valutazione.
A questo punto mi chiedo: perché non adottare quelle misure, a tutela della regolarità del verdetto, che vengono adottare e sempre più sono oggetto di discussione in altre discipline sportive; perché, non è auspicabile l’utilizzo della visione delle registrazioni delle immagini del match, o perché nessuno, pur avendo assistito a bordo ring, non possa intervenire a supporto dell’arbitro presente sul quadrato e correggerlo in tempo reale.
Queste sono alcune delle motivazioni, le quali, successivamente spingono un tecnico ad esternare, anche in modo virulento, le proprie opinioni e la giustificata amarezza.
Quando si è accusati di qualcosa ed essere costretti a non poter utilizzare alcun strumento in difesa e a sostegno del proprio tesserato, si rischia di far esplodere la rabbia di chi deve restare all’angolo ed assistere inerme alla propria ingiustificata disfatta.
Torno a ribadire, che il mio sfogo non è rivolto assolutamente ai vertici della Fpi ma a chi dovrebbe essere a supporto degli arbitri presenti sul ring e alla legittimità del verdetto finale.

 

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