Ah’Med Ech Chiuruani, Akutagawa Ryunosuke, John Aubrey, Cao Xuequin, Jean Cocteau, Elena Garro, Joyce, Kafka, Martin Buber, Santiago Dabove, Don Juan Manuel, Lorning Frost, Macedonio Fernandez, Giovanni Papini, Zhuangzi.
Sono alcuni degli autori presenti in questa silloge di settantacinque racconti.

Nella prefazione all’antologia Bioy Casares riconosce un criterio edonistico nella selezione delle storie che compongono il volume:
“Una sera del 1937 parlavamo di letteratura fantastica, discutevamo i racconti che ci sembravano migliori; uno di noi disse che se li avessimo riuniti […] avremmo ottenuto un buon libro”.
Tre anni dopo, il 24 dicembre del 1940, viene data alla stampe l’antologia. Fortemente voluta da Silvina Ocampo, Bioy Casares e Borges, ampliata ed aggiornata nel corso degli anni, annovera i migliori racconti di fantasia che siano mai stati prodotti dalla mente umana: leggiamo storie di sole tre righe, lunghi e appassionanti intrighi, appunti ed estrapolazioni, presi a prestito da opere maggiori (è il caso dell’Ulysses di Joyce o del Satyricon di Petronio).
Come nelle intenzioni degli autori, l’ antologia della letteratura fantastica, raccoglie brani che hanno in comune l’ argomento fantastico. Casares discerne gli argomenti:

Storie in cui compaiono fantasmi (Carlyle, Ireland, Frost)
Viaggi nel tempo (Wells, Max Beerbohm, Juan Manuel)
I tre desideri (Le mille e una notte, Firuzabadi, Jacobs)
L’inferno (Swedenborg, May Sinclair)
Personaggi sognati (Lewis Carroll, Cao Xuequin, Papini)
Metamorfosi (Kafka, Silvina Ocampo, Dabove, Garnett)
Tema dell’ Immortalità (Wells, Maria Luisa Bombal, Rider Haggard, Pierre Benoit)
Fantasie Metafisiche (Macedonio Fernandez, Olaf Stapleton, Borges)
Vampiri, lupi mannari e castelli (Stoker, Petronio, Benson)

Antiche come la paura, le storie fantastiche precedono la scrittura, spettri popolano tutte le letterature. Favole impossibili, che la nostra immaginazione è pronta ad accettare, fin dalle origini della scrittura accompagnano il lettore, costringendolo ad attraversare sentieri biforcuti.
La narrativa fantastica ci pone di fronte a un bivio, ci invita a varcare la soglia della razionalità per intraprendere un cammino impervio, dell’impossibile, del meraviglioso.
Il fantastico è null’altro che l’esitazione del lettore di fronte alle leggi della natura, apparentemente ribaltate (prodromi di queste letture: mito, religione, RigVeda indiani).
Gli autori di letteratura fantastica ricorrono a procedimenti del realismo per rendere credibili argomenti non compatibili con la realtà e la fisica.
Nessuno di noi è convinto dell’esistenza di una macchina del tempo, eppure, leggendo Wells, accettiamo questa ipotesi, perché inserita in un contesto plausibile.
Accettiamo che “Gregorio Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo”. Accettiamo il pandeterminismo.
Il lettore, messo di fronte ad un fatto soprannaturale, è dapprima esaltato dalla sua straordinarietà, ma finisce poi con il riconoscerne la naturalità, l’ ovvietà.
La facoltà di poter scegliere è la caratteristica preponderante di questo genere narrativo, ed è alla base della definizione che Tzvetan Todorov diede allo stesso.
Ogni letteratura può dirsi fantastica, disse Borges, rimarcò forse in maniera velata, involontaria Conrad “escludo dalla mia opera il soprannaturale, ammetterlo equivale a negare che il quotidiano sia meraviglioso”.