Per anni abbiamo visto comparire la sua faccia sulla centomila lire, legata a un suo dipinto di una natura morta in cui la frutta riempie gli spazi traboccando dalla cesta. Sotto all’immagine, scritto in piccolo il suo nome: Caravaggio.

Ritratto noto a tutti, passato di mano in mano, dalla moltitudine è conosciuto come grande artista di fama internazionle, vissuto a cavallo tra cinquecento e seicento. Il Caravaggio (1571-1610), all’anagrafe Michelangelo Merisi, ha lasciato ai posteri un modo totalmente nuovo di intendere l’arte, di fare pittura, estrapolandola dal quotidiano e dai personaggi della strada, prendendo come soggetto dei suoi capolavori figure popolari, giovani, vecchi o prostitute, che divenivano suoi modelli nella rappresentazione dei santi. La sua arte, in un’epoca successiva al Manierismo, si è impastata dei colori della pittura veneziana, che è stata la sua prima scuola insieme alla tradizione lombarda, dalla quale proveniva. Nativo di Bergamo, per l’esattezza di un paesino detto Caravaggio, come anni dopo ha dichiarato egli stesso, ha potuto esprimersi e crescere artisticamente nella capitale, facendo di Roma una delle vetrine dei suoi grandi capolavori. Attrazione dei turisti, la Basilica di Santa Maria del Popolo, è  meta obbligatoria per gli amanti del Caravaggio poiché conserva i due grandi capolavori: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro, in cui è ravvisabile la tecnica e lo stile inconfondibile dell’artista. I personaggi escono dal buio, il significato emerge nella luce, la plasticità dei soggetti è simile a una scultura che affiora dalla materia, come un anticipazione di parecchi anni della tecnica della fotografia. Lo sfondo per il Caravaggio è in secondo piano, è un’ombra in cui i gesti e le relazioni tra i personaggi prendono vita. I corpi e i volti sono espressivi e lasciano spazio a un’emotività frutto di un’azione intima che viene svelata improvvisamente. Gli anni romani segnano l’inizio della fama del Caravaggio, in seguito all’apprendistato presso il pittore Cavalier d’Arpino e al sodalizio con il cardinale Francesco Maria del Monte che comincia a commissionargli quadri, abbagliato dalla sua pittura. Il primo quadro significativo del Caravaggio è “Riposo durante la fuga in Egitto”, in cui abbandona i ritratti in favore delle composizioni di personaggi.
Roma, è città fulcro per la vita dell’artista perché ne decreta la fama, ma al tempo stesso la morte. “Arte e follia” o “genio e sregolatezza” sono luoghi comuni applicabili alla figura di Michelangelo Merisi che era conosciuto come uomo dedito ai vizi e violento, protagonista di risse e spesso di contese tra donne. Storie narrano che il motivo per cui arrivò a Roma fosse l’uccisione di un uomo, però a Roma accadde che colpì, ammazzandolo, Ranuccio Tommasoni da Terni, per previe discussioni e affari, si dice, ma senza ombra di dubbio a causa di una donna, amante o oggetto di contesa di entrambi. L’accaduto fece pesare sull’artista una condanna di decapitazione e da quel momento i suoi quadri cominciarono a rappresentare personaggi decapitati, il cui viso era spesso un autoritratto. A motivo di questo Caravaggio dovette fuggire da Roma e da qui itinerò prima a Napoli, dove visse un periodo felice, poi a Malta, per essere ordinato Cavaliere e far decadere la condanna. A Malta l’artista ebbe discussioni con un Cavaliere di un ordine superiore e anche qui fu espulso dall’ordine. Da qui si  trasferì in Sicilia e infine nuovamente a Napoli. In questi anni di peregrinazione diversi furono i capolavori che vennero collezionandosi nel suo curriculum vitae, tra i più importanti: le Sette Opere di Misericordia (Napoli, 1606),  la Decollazione di San Giovanni Battista (La Valletta, 1608), Il Davide con la Testa di Golia (1609-1610, poco prima della sua morte). Caravaggio riuscì ancora una volta a riscattare la sua vita con la propria arte promettendo al papa Paolo V un quadro per il quale gli si sarebbe dovuta revocare la condanna a morte. Il destino volle però che alcuni giorni prima fosse ferito in volto a causa di un’ennesima rissa e che nel viaggio per giungere a Palo, direzione Porto Ercole, venisse fermato per una perquisizione. La nave che aveva il suo quadro proseguì fino a Porto Ercole così che il Caravaggio per riprendersi il suo quadro (che valeva il prezzo della sua stessa vita), dovette farsi un lunghissimo viaggio in mare su un’imbarcazione per marinai. Qui ebbe un’infezione intestinale e giunto a Palo rimase in cura dalla Confraternita locale, dove morì il 18 luglio 1610. Alcuni giorni dopo, beffa della sorte, il papa condonò Caravaggio.

 

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