Parlare di Vittorio Bodini è lavoro complesso, nel senso che occorre ricucire tutta una serie di testi e contesti che lo legano al suo rapporto problematico con il Sud in un primo momento con  una sorta di rifiuto. Dopo la formante esperienza spagnola di profonda comprensione.

Parlare di Vittorio Bodini è a tutt’oggi arduo, vuoi anche per l’impossibilità di ritagliargli una definizione di poetica per la sua creazionalità. I riflessi nei suoi versi sono infiniti: si va da Montale, Lorca sino all’esperienza del futurismo marinettiano. Sicuramente avanguardista. Forse tutto e il contrario di tutto. Oggi grazie al lavoro splendido dell’editore Besa di Nardò (Lecce), esiste una collana diretta dal prof Lucio Antonio Giannone che sta recuperando attraverso un forte lavoro editoriale e critico, il ritmo, il respiro della poesia di Bodini. Splendidi ad esempio “Barocco del Sud”, una raccolta di racconti e prose; “La luna dei Borboni” (1952), a cura di Antonio Mangione; il “Carteggio tra Vittorio Bodini e Luciano Erba,” a cura di Maria Ginevra Barone. L’ultima fatica di Besa per questa collana, che secondo quanto è stato affermato in più di qualche occasione dall’editore e dal curatore, non finirà di regalare delle sorprese,  è l’interessante “Metamor” (1967) a cura di Antonio Mangione. Si tratta di un libello poetico edito quando l’autore era ancora in vita, dove viene accentuata la forza dei versi attraverso un’incredibile scrittura automatica, che rende dirompente il surrealismo della sua poesia. Indagine sulla realtà e i tracciati e gli oggetti che la compongono, la cui origine destinale si divide tra “metamorfosi, meta-amore e metà-morto”. Prima di morire (1969), diceva di Metamor: “un libro traumatico, sostanzialmente e disperatamente teso a denunziare il totale smarrimento del reale o la sua ricerca senza fede“. I colori, gli odori, le tradizioni di un Sud ancestrale e magico si rincorrono nei versi di un grande poeta come Vittorio Bodini. Gli amanti della grande poesia non potranno che apprezzare un lavoro forte e indimenticabile come questo. «I bagnini/ i muratori/ i meridionali emigrati al Nord/ propagano il testamento di un’aurora perduta/fra le rampe d’un coito che s’affaccia sul nulla.»

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