Una vita dedita all’arte, quella di Veronica La Greca, ma non le chiedete cos’ è l’arte, vi risponderà di riesumare Caravaggio…  Pittrice e poetessa, in quest’ intervista La Greca ci racconta il suo rapporto con l’ arte e i suoi progetti futuri.

Ciao Veronica, come è nata in te la passione per la pittura?

La Passione è un sentimento nascosto nel DNA di ognuno di noi. Certo va coltivata, ma viene naturale farlo, perché è lei stessa che guida l’emozione. Probabilmente in un’altra vita sono stata “strumento”, la mina di una matita, un foglio, polvere di colore. In questa vita sono Io. Io persona, io carne, che utilizzo questi strumenti per dare forma a qualcosa. La mia passione non l’ho mai vista nascere. Perché io sono nata con Lei.

Raccontaci meglio il tuo percorso artistico

Più che percorso artistico lo definirei solo un percorso. Una camminata. Un gattonare che si evolve in marcia , piede piede, barcollando, inciampando e tuttora cadendo. È come un fisico che si approccia alla danza. Suda, fatica, collassa e si rialza. Il tutto per il completamento di una coreografia, che parte anche da un solo gesto e si conclude con quello. Ciò che conta è l’attenzione che si ripone proprio sul compimento di quel gesto, che nella sua semplicità può diventare simbolo di una storia. La mia pittura si poggia su questo, è sorella della gestualità, non è dettata da fogli preparatori o schizzi embrionali. Nasce da se stessa e dalla libertà del polso. È un divenire.
Bisogna studiare, informarsi, osare. E andare avanti. Questo mi ha insegnato la permanenza all’ Accademia di belle arti. Ma soprattutto andare avanti. Che di artefatti già fatti ne abbiam la storia piena.

Quali sono le tecniche che adoperi?

Come già detto, non seguo bozzetti o schizzi preparatori. Il mio foglio è la tela, o il cartone o il foglio stesso. Il lavoro nasce e vive li. Non trasloca da un supporto ad un altro. Questo perché mi sono resa conto che molti lavori nati su un foglio con l’intenzione poi di essere “ricopiati” su tela ad esempio,  perdono vita, appassiscono o mutano completamente forma. Lo schizzo stesso è la mia intenzione, la il mio lavoro finito, il mio lavoro che non ha fine. Può essere unto d’olio come le peggiori fritture, secco d’acrilico come la tramontana che ci manca, pastoso di gessetti come le lavagne che non vedo più, lucido di vernice come lo smalto delle lolita moderne. Può essere tutto ciò insieme come tutto singolarmente.

Come nasce l’ispirazione?

“Ispirazione” vuol dire letteralmente “respirare su”,presuppone quindi una certa fisicità nell’ agire, nel fiutare, nel seguire l’odore o il profumo da cui siamo attratti. È un po’ come quando il profumo di qualcuno ci inebria, lo inseguiamo, lo cerchiamo, diventiamo come cani impazziti che rincorrono l’osso. Ecco l’ispirazione per me è un po questo. È come un profumo, che lo senti una volta e non te ne dimentichi più. Quando lo cerchi puoi stare sicuro che non lo troverai. Ma quando ti capita che ti sfiori le narici cosi all’improvviso, ti mette in moto una serie di eventi che producono in te vibrazione, onde magnetiche, sonore. Eccitazione e confusione. Una confusione che ti fa godere.
E se è vero che l’ispirazione è anche un intervento divino, bisognerebbe pregare forse un po di piu per trarne giovamento.

C’è un quadro a cui sei particolarmente legata?

Più che legata mi sento “allagata” dal fascino che la pittura in particolare esercita sull’occhio umano. Attualmente ci sono molti artisti che più che tali sono very important people. La loro arte sta più nel frequentare circoli mondani e lucidare lampadine da palcoscenico. E ce ne vuole di arte nel fare questo. Ma tra i tanti che si bivaccano qua e la apprezzo tantissimo ragazzi che come me lavorano in piccoli circuiti, che si, puntano in alto, ma lavorando sodo. Sono ex compagni d’accademia emigrati un pò tutti fuori da queste quattro porte, inebriati dal senso del vagabondaggio, che vivono in funzione di quello che producono, e viceversa.
Tra i grandi nomi, potrei menzionarne tanti senza soffermarmi su opere nello specifico. Da Caravaggio, a Duchamp, Man Ray e tutto il periodo Dada, fino ad arrivare a Bacon e alla richiestissima Vanessa Beecroft, che realizza le sue performance come vere e proprie composizioni pittoriche. Ognuno rappresenta un periodo della mia vita, un pò come la musica accompagna i ricordi diventando colonna sonora dell’esistenza.

Cos’è l’arte per te?

Ecco una di quelle domande che un giornalista non dovrebbe mai fare. O quantomeno dovrebbe trovare dei termini diversi per formularla al fine di farla apparire come un’altra domanda. Cos’è l’amore? Chiedilo ad un poeta. Chiedilo a Benigni. Cos’è l’Arte? Fai un pò riesumare Caravaggio e ponigli la questione. Vorrei proprio sapere cosa ti potrebbe rispondere…

C’è un filo conduttore tra la tua attività di scrittrice e quella di pittrice?

A mio parere c’è una sorta di completamento tra le due cose. Sono entrambi strumenti, la scrittura e la pittura, tramite i quali ci si filtra per far emergere qualcosa. Per mia (s)fortuna ho seguito studi classici al liceo, e devo ammettere che mi sono serviti anche per far riemergere la spinta d’esplorazione pittorica che avevo un pò tralasciato. In fondo, nella loro diversità , diventano due strumenti  molto simili, poiché approcciarsi all’uso della parola e delle etnie antiche, è un po’ come avvicinarsi all’uso del pennello e della storia che questo mezzo ha compiuto nel tempo.

Cosa hai in programma per il futuro?

Come diceva Albert Einstein : “ non penso mai al futuro, arriva cosi presto.”

 

Ringraziamo ancora Veronica La Greca per il tempo che ci ha dedicato e per questa intervista. Un augurio per i progetti presenti e futuri da tutta la redazione.

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