Corre voce che, nell’anno 2010, la società attraversasse una grande crisi, con influssi, soprattutto, sul livello di occupazione dei giovani.
Questo era vero soprattutto per quelle famiglie, il cui nucleo era composto da più figli, o per chi, essendo un genitore molto giovane, aveva perso il lavoro o rappresentava il precariato.

Costui, in genere, era costretto a chiedere aiuto ai genitori pensionati, se c’erano e se potevano aiutarlo, oppure a rivolgersi alle finanziarie, o ad emigrare e ripartire da zero, con tanti “in bocca al lupo” da parte di tutti.
Il secondo caso, quello dei genitori giovani, era toccato ad una ragazza, conosciuta dai suoi amici come “Lady Miseria”.
In realtà, il suo nome era Susanna e la sua famiglia, in origine, se la cavava egregiamente e con decoro.
Un brutto giorno, però, i suoi genitori persero il posto, causa la chiusura dell’azienda per la quale lavoravano e, da allora, ma che incentivi e sussidi?! Bastarono per un po’, e poi? Poi la loro vita cambiò, si adattarono a qualunque condizione e a qualunque lavoro e questo influì anche sulla vita della loro figlia, Susanna.
Un vero raggio di sole! Era così che la descrivevano i suoi amici, sempre allegra, cordiale con tutti, era difficile che si adirasse o fosse sgarbata, a meno che non fosse strettamente necessario.
Avevano intuito tutti che doveva essere successo qualcosa, il suo sorriso era diventato meno luminoso, la sua presenza più rara e, in tutto questo, mai un lamento, una frase triste, anzi! Sempre un pizzico di buonumore per tutti.
Non dava pensieri a nessuno, li teneva per sé, convinta com’era che chi si ferma è perduto e che, piuttosto che piangersi addosso, bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare.
Era giusto intenta a riflettere sulla situazione dei suoi quando, un giorno, seduta su una panchina di una villa cittadina, fu avvicinata da un signore.
“Posso?” – la guardò il tizio, come per aver conferma di poterle rivolgere la parola, stando ritto di fronte a lei.
Susanna alzò lo sguardo, come scossa da una profondità interiore, e, distrattamente disse: “Certo, certo! Dica pure!”.
“Sapresti dirmi che ora è?”.
“Si, dovrebbe essere giusto mezzogiorno! Toh! Rintoccano anche le campane della chiesa, per cui, si, direi che è proprio mezzogiorno, ed è anche ora che io torni a casa”.
“Mi sembri un po’ pensierosa, eppure sei molto giovane, non dovresti avere grosse preoccupazioni. Che c’è? Ti ha lasciato il fidanzato?”.
“Non credo siano suoi problemi e non sono tenuta a darle spiegazioni. La cortesia che voleva gliel’ho fatta, per cui, ora mi scusi, ma devo proprio andare, arrivederci!” – e prima che quegli potesse risponderle, si era già incamminata verso casa.
Mr. Cally, questo era il suo nome, rimase colpito dalla spigliatezza, dalla cortesia e dalla determinazione di Susanna e pensò che quella ragazza potesse fare al caso suo.
Stava appunto cercando personale per una sua catena di call center, che voleva aprire in città. L’orario l’aveva chiesto, perché, dovendo far sostenere dei colloqui, non voleva arrivare in ritardo, ma, incuriosito da quella fanciulla, rimandò tutto e la pedinò.
Susanna, intenta com’era ad accelerare il passo per sbrigarsi, non si avvide di essere seguita e, lesta, lesta, entrò nel portone.
Non sapendo a chi citofonare per raggiungerla, mr. Cally suonò a tutti, chiedendo se avessero una figlia e rischiando di essere scambiato per un maniaco.
Quando arrivò al cognome di Susanna, questa era appena rientrata, ed ancora col fiatone, rispose: “Pronto?”.
“Oh, bene! Sei proprio tu!”.
“Scusi, ma chi è lei?”.
“Non mi riconosci? Sono il signore dell’orario, volevo presentarmi, ma non me ne hai dato il tempo. Mi chiamo mr. Cally”.
“E perché mi ha pedinata?”.
“Perché ho pensato che tu potessi fare al caso mio”.
“Scusi la domanda: ma lei … è un maniaco per caso?”.
“Oh, oh” – ridendo – “Ma no, certo che no. Mi rendo conto che, data la circostanza, tutto può dare adito a pensarlo, ma no, non lo sono. Facciamo così! Potresti venire, domani, verso le sedici, in via Monticelli 14? Naturalmente, puoi venire accompagnata dai tuoi. Non ti anticipo nulla, ma penso che per te sarà una bella sorpresa”.
Susanna non rispose nulla, rimase sospettosa ed esterrefatta. Si limitò a chiudere, gentilmente il citofono e a riferire tutto l’accaduto ai genitori che, però, valutarono in maniera positiva l’ultima frase del tizio, ed acconsentirono ad accompagnarla.
“Male che vada, chiameremo la polizia!” – concluse il padre.
Il giorno dopo, puntualissima, si presentò, con i genitori al seguito, al luogo dell’appuntamento. Ad attenderli c’era mr. Cally in persona.
Dopo essersi presentato al padre e alla madre della ragazza, spiegò loro tutto: “Vostra figlia mi ha veramente colpito. Sto cercando personale per una mia catena di call center e credo che lei possa fare veramente tanta strada qui dentro, potrebbe persino arrivare ad essere amministratrice unica di una delle mie filiali. Ha delle qualità caratteriali che è un po’ difficile trovare, al giorno d’oggi …”.
I genitori erano entusiasti della cosa, non se l’aspettavano davvero e, dato quanto la figlia aveva cercato, per loro era come la manna dal cielo, perciò la invitavano con lo sguardo ad accettare.
“Accetto cosa? Io non conosco i termini della proposta, come posso acconsentire ad un dono a scatola chiusa?”.
“L’avevo detto io che è in gamba!” – replicò mr. Cally – “Dovrai semplicemente contattare dei potenziali clienti, per quattro o sei ore al giorno, ti lascio libera di decidere quale orario ti senti di svolgere. In cambio, riceverai sette euro lordi a ora. Ci stai?”.
“Non è molto, non per ingratitudine, però …”.
“Lo so, però considera che per voi ragazzi è il lavoro del secolo, per noi imprenditori è l’affare del secolo. In più, come ti ho già detto, ho intenzione di farti crescere qui dentro, crescerà anche il compenso. Poi, ci sono anche delle politiche premianti, per cui la risposta è …” – invitandola con le mani, seguite dagli sguardi dei genitori.
“ … e va bene! Si, la risposta è si, ma … avrò tutta la possibilità di ripensarci, d’accordo?”.
“Affare fatto!” – pronunciò soddisfatto mr. Cally, sancendo il patto con una stretta di mano.
Cosa si celerà dietro tutto questo? Sarà stato davvero un buon affare per Susanna? Ops, per la nostra “Lady Miseria”? Chissà!
Lo scopriremo tra una settimana.

Fine della prima puntata
Ogni riferimento a fatti, nomi, personaggi, è puramente casuale e frutto dell’inventiva dell’autore

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