Lady Miseria, la nostra cara Susanna, si recò di buon grado al lavoro, subito dopo quella stretta di mano del giorno precedente.
La prima cosa che chiese, per essere certa di non incorrere in procedure fraudolente, fu la stesura scritta di quel patto: il suo contratto.

“Ma certo che te lo darò tesoro mio! Devi solo avere un po’ di pazienza! Sai, stiamo partendo adesso, siamo in fase di start up, ma sta’ tranquilla. Tutto quello che farai, ti sarà prontamente retribuito!” – fu la risposta di mr. Cally.
“Lo spero” – ribatté Susanna.
“Su, su, non preoccuparti. Anzi, vieni con gli altri ragazzi, vi spiego cosa dovete fare”.
Seguì un corso di formazione su diversi gestori ed offerte, sui servizi più svariati.
Quello di Mr. Cally non era un comune call center, ma “il call center dei call center”.
A turno, ogni ragazzo si sarebbe occupato di un settore diverso, questo perché, secondo lui, in caso di emergenza, chiunque sarebbe dovuto essere in grado di ricoprire un ruolo rimasto eventualmente scoperto.
Da allora, passò un mese e, ormai, i ragazzi erano diventati dei veri e propri “ammortizzatori” per quante ne sentivano, sia in inbound che in outbound; e, ovviamente, dovevano sempre e comunque essere cortesi, finanche col proprietario, che, ogni tanto, anche non a ragione, li strigliava.
Un giorno, questa sorte toccò a Susanna, per aver chiuso, a suo dire, una chiamata, senza aver approfondito i motivi del “no grazie, non mi interessa”.
“… E giacché non hai lavorato bene, questa chiamata te la decurterò dallo stipendio. Ti ritenevo in gamba, invece sei svogliata come gli altri”.
“… E giacché la ritenevo una persona onesta, ma nutrivo qualche dubbio, provvederò ad avvisare la direzione provinciale del lavoro e l’inps, nonché l’inail, poiché penso che un mese sia più che sufficiente per stendere un contratto, sia per me che per gli altri” – rispose gentilmente Susanna, tra gli applausi generali.
“Smettetela, e tornate a lavorare! Via, tesoro, non c’è bisogno di dire così. Sai bene che sono un uomo di parola!”.
“Eh! Come no? Come il gatto e la volpe!”.
“Ma no, ma no! Te lo dimostro subito. Ti avevo promesso che ti avrei fatto crescere, no? Ecco, ora sei matura abbastanza per occuparti della gestione amministrativa, perché conosci bene l’attività e i servizi che eroghiamo, i prodotti che trattiamo … sei davvero un ottimo elemento nella nostra squadra, e meriti un aumento!”.
“Di decurtamento o di stipendio?”.
“Oh, oh, oh” – ridacchiando con occhio di vipera – “Che spiritosa! Di stipendio, naturalmente!”.
“Metterà tutto per iscritto?”.
“Certamente. Anzi, guarda, inoltro subito la comunicazione. Le altre, relative ai tuoi colleghi, le farai tu stessa. Calcolerai le buste paga, gestirai la sala, sarai un capo a tutti gli effetti. Non temere, io sarò comunque qui per ogni evenienza. Sei la mia punta di diamante!”.
“Sempre che non mi faccia diventare un iceberg”.
“Che ragazza!”.
“Che … lasciamo perdere, va’”.
Il giorno dopo, mr. Cally non si presentò al lavoro, dicendo che aveva una forte emicrania, così Susanna si ritrovò immersa in una montagna di pratiche da sbrigare; e per alcune situazioni, non aveva la minima idea di cosa dovesse fare.
Cercò di cavarsela come meglio poteva, ma si dovette trattenere fino a sera inoltrata e, ovviamente, del contratto, neanche l’ombra. Figurarsi se le sarebbero stati pagati gli straordinari!
Avvenne perciò, che, per riuscire a compiere tutto senza danni, dovette chiedere aiuto a mr. Cally, l’unico a sapere come stessero le cose.
Questi le spiegò telefonicamente tutto, ma si disse deluso, così, dopo qualche giorno, quando, finalmente, arrivarono i contratti di tutti, lei si vide dichiarata come semplice telefonista, con meno ore di quante effettivamente ne aveva svolte e col rischio di essere ulteriormente penalizzata nella parte riguardante il fisso mensile. Questo valeva non solo per lei, ma per tutti.
Fu il fuggi fuggi generale! Così, quella poverina, costretta a rimanere per necessità, per aiutare i suoi, si accontentò e strinse i denti, ma, lavora lavora, non si cavava un ragno dal buco.
Per il primo mese, per novanta ore di lavoro, si vide retribuire veramente una miseria e nei mesi successivi la situazione migliorò di poco, per essere nuovamente retrocessa alla vecchia retribuzione, perché alcuni incarichi li aveva svolti il titolare.
Povera Susanna! Altro che uscite con gli amici, aiuti ai suoi, beato chi aiutava lei!
“Non posso andare avanti così” – raccontò una volta ad un suo amico, incontrato poco prima di salire a lavorare – “Devo prendere una decisione! Tuttavia, se lascio, rinuncio anche a quel poco che ricavo e che mi serve, se resto vengo più che sfruttata e se denuncio la cosa, ci guadagno, certo, ma poi? Ho provato a cercare un altro lavoro, ma non è impresa facile. I posti liberi sono pochissimi e, in via teorica cercano impiegati, ma dal canto pratico, sicuramente non è così, ed ogni pretesto è buono per scartare. Non so davvero che fare!”.
“Essere semplicemente te stessa!” – le rispose l’amico – “Ultimamente, è come se avessi annullato tutto di te, ogni aspetto della tua vita, per pensare a questa cosa e lavorare per questo negriero, mantenere la famiglia … e tu? Tu, in tutto questo dove sei? Sei persino più nervosa, tu, che eri tanto solare e piena di vita! E dai Susanna, torna a far emergere la lady che è in te, che pure se è Miseria, almeno è lady, distinta, orgogliosa di sé e dei principi che difende … e delle maniere che ha, che non posso negare siano rimaste da vera signora!”.
“Grazie Massimo. Sei sempre un amico!” – e si abbracciarono forte e sinceramente, senza malizia, come solo i veri amici sanno fare.
“Allora? La smettiamo con queste smancerie e saliamo a lavorare? Altrimenti ti …” – si udì all’improvviso una voce provenire da sopra le loro teste, la voce del padrone!
“ … Ti decurto lo stipendio, lo so, lo so!” – ribatté Susanna affrettandosi e accomiatandosi dall’amico.
Prima che potesse aprire la porta, l’uscio si spalancò da sé e ne uscì mr. Cally, che la rimbrottò: “Fai poco la spiritosa ragazzina, perché, sai che c’è? Che ho veramente perso la pazienza con te! Non è la prima battuta che fai, non è il primo errore che correggo, non è la prima volta che hai da ridire, specialmente su di me, che ho riposto tanta fiducia in te e ti ho dato un lavoro e una possibilità”.
Questa fu veramente la goccia che fece traboccare il vaso, perché, a quel punto, lady Miseria sbottò realmente: “Sa che c’è? Che anche io ho perso la pazienza con lei, che non è la prima volta che mi tratta male e non lo fa solo con me, che è uno sfruttatore e non è neanche in regola, che ne ho piene le tasche di lei e del suo pseudo lavoro. E c’è anche che, chi fa veramente del bene, e lo fa con cuore, non lo rinfaccia, perciò sa benissimo dove andare, lei, con tutto il suo <<lavoro>>”.
“Sei licenziata!” – le urlò per le scale, mentre lei, accennando un gesto con la mano, scendeva e si recava dritta dritta all’ispettorato del lavoro.
Raccontò, ovviamente, tutta la situazione in tutti i particolari.
“Le rammento solo che, probabilmente, in merito alla retribuzione, non possiamo far nulla, perché questa viene determinata dalla quantità e dalla qualità del lavoro svolto, ma non è stabilito un range, non ci sono massimo e minimo. Piuttosto, possiamo intervenire sulle mansioni eseguite, sugli orari di lavoro, sulle maniere impiegate per guidarvi, sulla mancata regolarizzazione dei contratti. Ovviamente, se i suoi colleghi collaboreranno, tutto sarà più facile per tutti e, probabilmente, il suo ex datore di lavoro pagherà una grossa sanzione e dovrà assumervi a tempo indeterminato, perché, in effetti, le irregolarità sono un po’ troppe. Ad ogni modo, la terremo aggiornata e provvederemo a tutto, compresa una bella e approfondita ispezione. Chiaro che chiederemo anche la collaborazione degli enti preposti al controllo degli illeciti contrattuali, ad ogni livello”.
Passò qualche tempo da allora, ma Susanna, pur rimanendo in miseria, era molto più serena e felice. Massimo le propose di aprire una piccola attività nella galleria di un ipermercato. Avrebbe anticipato lui, con dei finanziamenti ad hoc, le spese e poi, appena sarebbe stato possibile le avrebbero divise equamente, perché lei si sentiva male ad accettare tanta generosità.
Potette comunque provvedere ben prima di quanto previsto.
Una mattina le arrivò una convocazione in tribunale per un contenzioso riguardante la materia lavorativa. Doveva unicamente ripetere le accuse mosse al suo ex datore di lavoro, per il quale queste erano state ampiamente supportate da prove, testimonianze, anche di ex lavoratori, procurate tempestivamente e a sorpresa.
Per mr. Cally fu veramente la fine: dovette rispondere di diversi reati e risarcire tutto quello di cui aveva, indebitamente, privato i ragazzi, che furono riassunti a tempo indeterminato dal nuovo proprietario, con stipendi a norma e senza nessun sotterfugio.
Si, il “call center dei call center” fu venduto, per pagare la “multa delle multe” e perché mr. Cally, avrebbe soggiornato al fresco per un po’, visto che non era nuovo a questo tipo di episodi, aveva cambiato identità molte volte.
Susanna preferì rimanere dove era ora e accettare il risarcimento, ma era molto contenta, e veramente soddisfatta, di questo epilogo.
“Hai visto? È sempre bene essere se stessi, anche quando si è in miseria, perché la nostra condizione economica non dev’essere un pretesto o un’arma per sfruttarci come più pare! Brava la mia <<lady Miseria>>!”.
“Grazie a te! Avevo dimenticato quanto fosse bello essere vivi e liberi di affermarsi per quello che si è, come persone, con tutto quello in cui crediamo, soprattutto dare e avere rispetto come esseri umani. Mi ero piegata totalmente alla necessità. Oh! Occhio eh? Non fare anche tu come lui!” – ribatté scherzando.
“Con una come te? Neanche per sogno! Per la miseria!”.
E insieme, scoppiarono in una fragorosa risata.

Fine
Ogni riferimento a fatti, cose, persone, vicende narrate è puramente casuale e frutto di inventiva del narratore

De Carlo Gabriella

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