Si è svolto in questi giorni presso l’Hotel Tiziano di Lecce il Convegno Nazionale dal titolo “Che vinca il minore! – Immagini, riflessioni e confronti sull’affidamento condiviso”.
Nel corso di tale Convegno si è fatto il punto, a distanza di alcuni anni dalla sua emanazione, sull’attuazione della Legge n. 54 del 2006, che ha introdotto, nel nostro ordinamento, l’affidamento condiviso dei figli quale scelta da privilegiarsi in caso di separazione tra coniugi.

Il Convegno ha visto la partecipazione e il contributo illuminante e prezioso di illustri relatori e moderatori, tra i quali la Dr.ssa Ada LUZZA (Presidente del Tribunale per i Minorenni di Lecce), il Dott. Paolo MORONI (Giudice del Tribunale Civile di Lecce), il Dott. Giovanni ROMANO (Presidente della II Sezione del Tribunale Civile di Lecce), la Dr.ssa Maria Cristina RIZZO (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Lecce), la Dr.ssa Maria Rita VERARDO (Giudice del Tribunale per i Minorenni di Lecce), la Dr.ssa M. F. PRICOCO (Giudice del Tribunale per i Minorenni di Catania), l’Avv. Luca MONTICCHIO (Presidente della Camera Minorile di Lecce) ed altri.
Particolarmente interessante e toccante è stato l’intervento della Dr.ssa Maria Cristina RIZZO, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Lecce, anche per la testimonianza resa dalla medesima, per averli vissuti in prima persona, dei traumi che può subire il minore quando i genitori si separano.
Al termine di una giornata di riflessioni e confronti tra relatori, con la creazione di gruppi di lavoro, tutti hanno concordato su alcuni punti:
La bi-genitorialità prevista dalla Legge 54 risponde all’interesse preminente del minore, quale garanzia di una crescita sana ed equilibrata, prima ancora che a sancire diritti in capo ai coniugi in lite.
L’affidamento condiviso dei figli previsto dalla Legge 54/2006 presuppone che i coniugi che si separano rinuncino all’eccessiva litigiosità in favore di un clima collaborativo, nella consapevolezza che genitori si rimane per sempre.
Affinchè l’affido condiviso non rimanga lettera morta è necessario gestire il conflitto tra i coniugi stemperandolo attraverso la prevenzione (a tal fine rendendo centrali le figure operative di psicologi, consultori, assistenti sociali e mediatori) e recuperando la centralità strategica dell’avvocato, il quale ove occorra deve, con serietà e coraggio, spingere responsabilmente i coniugi in lite ad affrontare preliminarmente un percorso di psicoterapia.

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