Detto (o chiesto) palesemente: che genere di nuovo album ci si poteva aspettare da Le Luci della Centrale Elettrica? Innanzitutto, si sa che da un po’ Vasco Brondi preferisce attorniarsi di più musicisti che non in passato, affiancando per l’occasione (o forse facendosi affiancare..)

al solito Giorgio Canali, il violino di Rodrigo D’Erasmo, i fiati di Enrico Gabrielli, e Stefano Pilia dei Massimo Volume – facendo così di questo ‘Per Ora noi la Chiameremo Felicità’ un lavoro meno scarno rispetto all’esordio, e forse più vicino alle attitudini semi-consolidate dell’indie-rock (cantautorale) italiano. In un certo senso, è come se la ‘pecora nera’ della scena indipendente nostrana abbia voluto “schiarirsi” i connotati per sembrare meno inopportuna e più in sintonia con l’andamento generale della folla, pur restando fedele alla propria predisposizione vomitocentrica/logocentrica, e ad uno schitarrato garage – qui non c’entrano nulla gli anni sessanta, i Sonics o gli Oblivians – nel senso, neanche etimologico, ma proprio “casalingo” del termine – con i grandi a dare delle dritte a questo ragazzo ancora fracassone…   
Ma, a parte le succitate novità relative che non cambiano poi di molto la sostanza, rendendo l’album semmai soltanto un po’ più digeribile, le caratteristiche originarie del marchio di fabbrica restano tutto sommato le stesse, suscitando anzi in più di un’occasione sensazioni di dèjà vu a scadenze regolari che, rammentando i medesimi punti di fuga del primo album, riportano a strutture ricalcanti proprio sezioni musical-vocali/testuali di ‘Canzoni da Spiaggia Deturpata’.
Forse è la maniera a disturbare un po’ la fluidità di ‘P.O.N.L.C.F.’, nel dare cioè l’impressione di un’opera che, pur riprendendo comprensibilmente gli stessi temi di quell’altra, risulta talvolta un po’ forzata nel voler forse più ‘mostrare’, stavolta, la capacità di scrittura (quella musicale qui probabilmente anche più monotona), a scapito del lasciarsi andare ai sommovimenti interiori come nell’esordio (per non parlare, poi, del suo “vero” esordio, cioè il demo).
E anche in questa occasione non mancano comunque le canzoni riuscite, come ‘Quando tornerai dall’estero’, ‘L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici’ o ‘Le ragazze kamikaze’; pur non essendoci più ‘Per combattere l’acne’..
Ma, d’altronde, che cosa ci si doveva aspettare?