Il nucleo della Guardia Costiera di Gallipoli ha portato a termine un’importante operazione mirata al controllo del porto di Gallipoli e di tutte le strutture – tra pescherie, ristoranti, mercati ittici, punti di sbarco, ecc…. – collegati alla pesca, di tutta la zona circostante.
Il risultato è stato un fioccare di sanzioni che nel complesso hanno raggiunto la somma di 29.000 euro.

Molte irregolarità per quanto riguarda il confezionamento e la conservazione dei prodotti surgelati, spesso non ben protetti, lasciati aperti e quindi a rischio di contaminazioni.
Nelle pescherie inoltre non si trovano date di scadenza dei prodotti, né confezionamenti a norma di igiene, problemi che inibirebbero ogni forma di vendita.
Una sostanziale mancanza di conoscenza delle norme a tutela dei consumatori insomma, che la guardia costiera ha riscontrato in seguito a questi controlli.

Si è sfiorata rivolta inoltre, quando alcuni ispettori della comunità europea si sono uniti a sorpresa ai controlli delle forze dell’ordine. Nel corso della verifica, gli ispettori si sono soffermati sull’impiego del misuratore elettronico di nuova generazione obbligatorio per determinare le dimensioni delle maglie delle reti e la sezione del filato impiegato per l’armamento delle stesse. Quando gli ispettori hanno fatto presente che la grandezza delle maglie non corrispondeva alle direttive europee, i pescatori di Gallipoli hanno protestato.

Tutte le imbarcazioni infatti, avevano la medesima misurazione, reputata invece a norma di legge dai lavoratori gallipolini. Quando gli ispettori hanno imposto l’immediato sbarco ed il sequestro delle reti a strascico dagli oltre 50 motopesca della marineria gallipolina peraltro, nella giornata dei controlli, tutti fermi all’ormeggio a causa del maltempo, si è scatenata la protesta.

Fortunatamente il comando della capitaneria di porto di Gallipoli ha posto fine immediatamente allo scontro, dimostrando l’effettiva buonafede dei lavoratori gallipolini e l’assoluta legalità delle reti montate a bordo dei pescherecci perché conformi al contenuto di una recente direttiva ministeriale, non conosciuta dagli ispettori.

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