La provincia di Lecce potrebbe contare, grazie al Centro di Medicina Nucleare Calabrese, sul più avanzato sistema diagnostico per le malattie, la Pet – Tac, il cui valore sanitario è stato stabilito, con un apposito regolamento, dalla stessa Regione Puglia.

Il condizionale, però, è d’obbligo, perché di fatto, per un contenzioso burocratico–amministrativo tra Asl Le e Regione Puglia,  il Centro Calabrese non può erogare, in serenità, le prestazioni “salva vita”.
Una situazione incresciosa, che si trascina da lungo tempo e che, come accade in questi casi, finisce con il ricadere sui pazienti, che necessitano di diagnosi tempestive.
Una vicenda sulla quale il consigliere della Regione Puglia e presidente di “Moderati e Popolari”, Antonio Buccoliero, ha deciso di vederci chiaro, presentando, in queste ore, un’interrogazione urgente a risposta scritta indirizzata all’assessore regionale alla Politiche della Salute, Tommaso Fiore.
“In Puglia – ha sottolineato Buccoliero – la Pet Tac è presente solo in quattro istituti sanitari pubblici, che si trovano, rispettivamente, a San Giovanni Rotondo, Bari, Barletta e Brindisi. Dalla scorsa estate, il Centro di Medicina Nucleare Calabrese, che si trova a Cavallino, dopo un lungo iter, si è dotato di questo fondamentale strumento diagnostico, che si rivela strategico nella diagnosi precoce e, dunque, nella cura efficace, di patologie oncologiche. In soli pochi mesi, il Centro Calabrese ha erogato più di mille prestazioni, alleviando il disagio a tanti pazienti salentini, costretti a spostarsi fuori provincia o, addirittura, fuori regione. Come accade, però, nel nostro territorio, anziché salutare con favore quest’iniziativa, sostenendola nel suo servizio di assoluta importanza pubblica, si è dato vita, invece, ad un contenzioso burocratico – amministrativo che, allo stato attuale, sta ricadendo su quanti necessitano, nel Salento, di prestazioni Pet – Tac. Si tratta di una situazione paradossale, tanto più se si considera come la razionalizzazione della spesa sanitaria regionale debba puntare proprio sull’abbattimento dei ‘viaggi della speranza’, che gravano sulle casse pubbliche per circa 7 milioni di euro, come è stato accertato per il 2009”.
“È necessario, allora – conclude Buccoliero – comprendere le ragioni di un ridicolo rimpallo delle responsabilità tra Asl e Regione Puglia, che sta negando ai cittadini il fondamentale diritto alla salute”.

 

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