Dopo la partita con l’Inter, ho registrato nei tifosi due diversi stati d’animo. Il primo quello relativo ad  una vittoria “sprecata” e, conseguentemente, al “colpaccio” auspicato ma realizzato a metà; il secondo quello inerente alla considerazione che, nel complesso, ci è andata anche bene perché, esaminando la dinamica della partita, forse è l’Inter a dover recriminare, per sue esclusive colpe sia ben chiaro!, se non ha centrato il bersaglio pieno.

Ci stanno entrambi gli stati d’animo.  
A sostegno della prima valutazione si può tranquillamente affermare che la formazione con la quale l’Inter si è presentata in campo era, forse, battibile a patto che si fosse pressato ancora di più, che magari la si mettesse sul piano del ritmo piuttosto che sul piano del gioco e che si costringesse la titolata avversaria a non risparmiare energie per il derby, ma la si fosse costretta a buttare in campo quanto di meglio potesse avere ancora. Vedere un’Inter molle, sfilacciata, flaccida, alla ricerca della verticalizzazione mai riuscita, con un Lecce puntuale nel proporre il fuorigioco, con una squadra di rango  incapace a sviluppare il suo gioco fatto da una ragnatela di passaggi e passaggetti che poi portano in area o Eto’o o Milito per la realizzazione, ma anche altri, almeno fino all’anno scorso, ha alimentato il convincimento che questa volta sarebbe stata quella buona.
Ma una valutazione obbiettiva non può prescindere dal far rilevare come, “nonostante” questa involuzione e questa mollezza, “nonostante” la presenza di ragazzini che dovrebbero farsi le ossa altrove, “nonostante” la sufficienza con la quale i vari Chivu, Lucio e company disimpegnavano in palleggio, ebbene, pur con tutti i vari “nonostante”, sia stato Rosati il portiere più impegnato, sia stato Pandev, più ancora di Rispoli sbilanciato al tiro, a sprecare il gol già fatto – a Rosati va dato il merito di cercare il tutto per tutto con coraggio, ma va ricordato che Pandev aveva l’avversario più vicino ad almeno 6/7 metri dalla posizione nella quale si trovava e che gli consentiva di fare tutto il possibile meno quello che ha fatto – sia stato Milito a “scheggiare” il palo, a portiere battuto, con una grande giocata; premesso anche questo non è eresia dire che l’Inter avrebbe anche potuto vincere.
Ed allora se con un’Inter come non la si è mai vista non si è riusciti a fare bottino pieno, allora bisogna guardarsi dentro e chiedersi il perché. Il punto, che nel titolo ho definito sia  d’oro che sprecato, forse è da considerarsi in similoro per il semplice fatto che serve, comunque, a muovere la classifica e che ci tiene, alla undicesima giornata, con un punto sulle terzultime – come si vede  margine  assolutamente insignificante.
L’auspicio che si trae da questa partita è quello di pensare che, anche fuori casa, il Lecce possa avere la stessa determinazione, anche se non foga agonistica perché il tecnico dice di preferire il “gioco”, nel cercare di raddrizzare il risultato. Sono convinto che ad Udine si possa giocare una buona partita, ma bisogna stare attenti alla velocità di alcuni giocatori dell’Udinese, mi riferisco in particolare  ad Asamoha e Sanchez, alla furbizia di altri, tipo Di Natale, Inler e Isla; ma questo non esclude che si possa ripetere la partita di Palermo e che si metta in crisi l’Udinese. Ma per far questo sono altrettanto  convinto che sia necessario qualche “fraseggio” in meno ed un po’ di pressing e relativo sacrificio in più. Alcuni scontri diretti, tipo Bari-Parma o Bologna-Brescia, potrebbero  favorirci considerevolmente, ma se ciò non accadesse, ecco che dovremmo ripensare molto, anche in futuro, all’occasione sprecata con l’Inter. A margine una considerazione sulla reclamizzata innovazione tecnologica del “tabellone” elettronico. Chi l’ha visto in funzione penso possa correttamente dire: “arridatece il vecchio!!!”.

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