Partiamo dal nome del vostro progetto, perché “Risonanze Folk”?

Il nostro nome è un po’ lo specchio del genere di musica che suoniamo. Il “Folk” del nome è solo un punto di partenza, non certo un punto di arrivo. In più, ciò che fa “risuonare” davvero la nostra musica, sono le contaminazioni tra le numerose influenze che ognuno di noi ha e che cerca di riversare nelle nostre canzoni.

Parte di noi, infatti, oltre ad aver avuto diversi progetti nell’ambito del rock e del metal, proviene da studi classici o da esperienze bandistiche. E questo è stato il “segreto” del gruppo. L’eterogeneità dei membri del gruppo, ma nello stesso tempo l’omogeneità di pensiero nel voler costruire un genere che partisse dalla musica popolare e dall’esperienza che tanti gruppi dalla metà degli anni ’90 avevano fatto in Italia, ma che non si ponesse limiti e sfociasse molte volte in “schitarrate” rock e in ritmiche apparentemente lontane dal repertorio popolare. Il rock che è un po’ la nostra musica del cuore, la musica che ascoltiamo sin da piccoli, la musica più energica. Il rock che non può non aver influenzato la nostra musica e la nostra formazione. La sintesi di tutto questo è il nostro “Folk n’ Roll”

Un passo indietro: come siete nati?

Le Risonanze Folk sono prima di tutto un gruppo di amici. Il gruppo è nato nell’inverno 2004 a Villa Castelli (BR), dall’idea di alcuni di noi, che già in passato avevano suonato insieme in altri gruppi, e, un po’ per scherzo, un po’ per voglia di esplorare nuove sonorità, si è deciso di iniziare questo progetto. Prima “conoscendoci” musicalmente e iniziando a suonare cover di Modena City Ramblers, Folkabbestia e Fabrizio De Andrè, poi iniziando a comporre nostra musica e a portare in giro le nostre canzoni. Negli anni abbiamo girato parte del sud-Italia, imbarcato nuovi compagni di viaggio, conosciuto tanta gente e tanti gruppi emergenti come noi, e soprattutto abbiamo avuto l’onore di condividere il palco con gruppi famosi come Folkabbestia, Après la Classe, Bandabardò, Radici nel Cemento, Municipale Balcanica, Franz Di Cioccio, Matteo Salvatore e tanti altri. Nell’Agosto 2007 abbiamo raggiunto la formazione attuale del gruppo: Bonni Lonoce (batteria e percussioni), Ciro Nacci (basso), Dario Cavallo (fisarmonica, tastiera e cori), Dario Ricci (voce, sassofono, clarinetto e tastiera), Domenico Giovane (chitarra elettrica, chitarra acustica e cori), Domenico Nisi (violino), Maurizio Lorusso (tromba e whistle), Nicolai Carriere (voce e tamburi a cornice) e Rocco Solito (chitarra elettrica). Dopo due anni passati a suonare abbiamo deciso di entrare in studio per registrare il nostro primo cd “Per il sonno, per l’ipnosi o per il vino“. Le registrazioni sono state realizzate presso i “PURE ROCK STUDIO” di Nanni Surace a Brindisi ed è stata un’esperienza bellissima. Negli anni, accanto ad alcuni prestigiosi riconoscimenti (come la finale nazionale di LARATRO FOLK FEST, le finali regionali di ITALIA WAVE e la vittoria dell’HEINEKEN CONTEST), abbiamo avuto il piacere di vedere tanta e sempre più gente ai nostri concerti, a ballare e cantare con noi le nostre canzoni. E queste, per chi fa musica, sono le soddisfazioni più grandi…

Quali sono gli artisti che ti hanno segnato, che ti hanno portato a iniziare questa strada?

Personalmente penso di essere stato influenzato da tantissimi artisti, italiani e stranieri. Per quanto riguarda il mio percorso con le Risonanze Folk, oltre che da alcuni “mostri sacri del rock” da cui non posso assolutamente prescindere (Led Zeppelin, Pink Floyd e Genesis prima di tutto), non potevo non partire dai lavori di alcuni dei più grandi cantautori italiani. Penso che Vinicio Capossela, Rino Gaetano e Fabrizio De Andrè siano quelli che più hanno influito sulla mia personalità e sul mio modo di intendere la musica folk. Accanto a loro come non citare alcuni dei gruppi che a metà degli anni’90 hanno iniziato la loro carriera, portando il folk-rock in tutte le piazza d’Italia, come i Modena City Ramblers e i Folkabbestia, che sento quasi come dei compagni di viaggio e di musica delle Risonanze Folk. Ho conosciuto la loro musica, le loro esperienze e il loro modo di scrivere durante gli anni del liceo e ascoltare “Riportando tutto a casa”, “Canzoni a Manovella”, “Breve Saggio Filosofico sul senso della vita”, “Aida” o “Non al denaro, non all’amore, né al cielo” ha cambiato completamente il mio modo di ascoltare e di fare musica. Negli ultimi anni poi ho avuto modo di conoscere e apprezzare anche la cosiddetta patchanka e soprattutto il suo “creatore”, il grandissimo Manu Chao.

Raccontaci un po’ del tuo percorso artistico.

Il mio approccio al mondo della musica è iniziato molto presto: la prima volta che ho preso una lezione di pianoforte avevo sei anni, ho ascoltato seriamente un gruppo (i Queen) per la prima volta in quarta elementare, ho acquistato i primi cd in prima media (Nevermind dei Nirvana e Black Album dei Metallica) e via dicendo. Negli anni poi, oltre a continuare lo studio del pianoforte da solo, ho iniziato a studiare prima la tromba e poi il sassofono. La musica metal e la banda sono stati un po’ il leitmotiv della mia adolescenza e questo mi ha permesso di non restare troppo fossilizzato su un singolo genere musicale. Penso che il suonare in una banda sia stata una delle esperienze più importanti della mia vita musicale. La banda che era ed è ancora oggi il tramite fra la musica che si suona in teatri costosi e lontani e la gente dei paesi, che negli anni ha imparato a conoscere la lirica e la musica classica proprio grazie alle bande.
Accanto a questo, ho suonato in vari gruppi, gli Ectra, mitico gruppo prima punk e poi metal di Villa Castelli, dove per caso ho anche iniziato a cantare (chi avrebbe pensato che la voce sarebbe diventato il mio strumento preferito), e con il quale ho registrato un cd dal titolo “Ragazzo Ribelle”. Dopo aver suonato e cantato in varie cover band e gruppi locali come gli “Officina Rock”, gli “Amici di Viscienz”, i “Meaning Aura”, i “Centuno per la Candida Rosa” e gli “Sclero Creativo” ho iniziato il mio percorso con le Risonanze Folk insieme ad alcuni miei amici. Col tempo mi sono perfezionato nel canto (sia folk che rock), prima in una corale e poi studiando con una professoressa della mia zona, e ho approfondito lo studio degli strumenti a fiato come il sax, il clarinetto, il whistle, i flauti, e mi sono avvicinato allo studio di strumenti “etnici” come l’organetto, la ciaramella e la bombarda bretone, visto l’interesse crescente che era nato in me per la musica popolare, balcanica e irlandese in particolare. Attualmente scrivo i testi e, insieme al resto del gruppo, le musiche per le Risonanze Folk e continuo a collaborare con altri gruppi dallo stampo più rock come i “Bunker Hills Blues Band”.

Com’è stato accolto il vostro primo cd, “Per il sonno, per l’ipnosi o per il vino” contenente otto nostri brani originali?Quale il filo conduttore dell’album?

Il filo conduttore dell’album è sicuramente il nostro sud; la musica e i testi delle nostre canzoni sono i suoni e i colori della nostra terra, la Puglia. Una Terra che in Italia è un caso più unico che raro. Una terra piena di contraddizioni, una terra d’amore e di lotta, una terra di lavoratori emigrati e mai più ritornati, di operai nelle acciaierie, di contadini e di massaie, di attaccamento alle tradizioni popolari e di modernità, di feste patronali e matrimoni,  di mafia e di antimafia. Insomma parliamo delle storie della “nostra” gente. Questo però, non smettendo mai di guardarci attorno. Dall’altra parte del mare, infatti, ci sono l’Albania delle fisarmoniche, i Balcani delle bande da matrimoni e funerali, le tradizioni zingare e tzigane con i loro violini. A Nord le melodie scozzesi e bretoni, le cornamuse e le gighe irlandesi. L’album è stato accolto molto bene dai nostri fan, da quelli che ci seguono da tanto e dalla gente che magari per la prima volta ci ha sentito a un nostro concerto. La registrazione del cd è stato un passo molto importante per noi come gruppo e vedere tanta gente che riconosce i nostri pezzi e li canta con noi è sicuramente anche merito del cd. Durante la registrazione abbiamo poi la fortuna di essere affiancati da un professionista come Nanni Surace che insieme con noi ha dato suono meraviglioso a questo lavoro.

Qual è la canzone che preferite suonare e quella che riscuote più successo?

Per quanto mi riguarda non ho canzoni preferite… Sono tutte nostre creature e a tutte vogliamo bene come si può volere bene a un figlio .La gente che viene ai nostri concerti adora le canzoni più veloci, che scatenano le danze, come “Le Spiagge di Marsala” o “La Follia di Tonio”, senza disprezzare le ballad come “L’ultimo Partigiano” o “Gente di classe” quando soventi si alzano gli accendini (o i più moderni cellulari) a illuminare l’atmosfera. C’è di certo che quando parte il nostro primo pezzo (come “data di nascita” e molte volte anche primo in scaletta), “Il raduno nazionale dei dislessici” la gente non riesce a stare ferma e si scaneta sulle note di questa canzone… Non possiamo negare che lo stesso entusiasmo si ha quando proponiamo qualche cover, riarrangiata alla nostra maniera, come quelle di Rino Gaetano o di Capossela.

Ci racconti l’aneddoto più divertente che ti sia mai capitato in sede live?

Beh… oltre all’essere caduto sul palco in momenti di particolare euforia (divertente per il pubblico ma non certo per me) di certo durante i nostri concerti non mancano mai i momenti divertenti. Come quando in trenta su palco molto piccolo, durante un festival, abbiamo improvvisato una jam session, o come durante pacifiche invasioni di palco da parte di qualche nostro fan più scalmanato, che alla fine è rimasto a cantare con noi sul palco. Ma i nostri concerti sono tutti una festa, quindi penso che il divertimento sia una cosa normalissima .
Uno dei momenti più belli e divertenti è sicuramente stato il concerto di quasi quattro ore che abbiamo fatto in un piccolo club del nostro paese, “Old Black”, con la gente che fino a notte fonda non smetteva più di ballare e continuava a richiederci bis. Come potevamo dire no …

Che cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

Attualmente oltre a suonare, stiamo scrivendo nuove canzoni e pensiamo, oltre alla promozione del nostro cd, a un nuovo lavoro. Certo ci vorrà ancora un po’ di tempo (fare un cd “costa” tanto, soprattutto dal punto di vista monetario). Per ora stiamo realizzando due video di nostre canzoni. Uno è de “Il Raduno Nazionale dei dislessici”, dei pezzi del nostro cd. L’altro è il video de “La Follia di Tonio” una delle nostre nuove canzoni, che tra l’altro stiamo anche registrando in studio. Per il resto speriamo di riuscire a suonare anche nel nord, che per noi è ancora territorio inesplorato, anche se piano piano ci stiamo avvicinando. Il nostro sogno sarebbe ovviamente vivere di musica e quindi riuscire a fare i musicisti “di mestiere”, ed essere quindi ogni giorno a contatto con la meravigliosa gente d’Italia e vederla ballare sotto i nostri palchi. Certo, in un mondo come quello di oggi, è davvero dura. Sono davvero pochi i gruppi che riescono a sfondare. E di gruppi validi che dovrebbero fare il salto di qualità ne conosciamo davvero tanti. Il mondo delle etichette discografiche e della maggior parte delle radio però è abbastanza chiuso. Passano solo certi prodotti, di un determinato genere. Tante volte, senza voler criticare nessuno in particolare, cantanti che non hanno nulla da lasciare alla gente, nessun messaggio, nessun contenuto, ma che la moda vuole portare alla ribalta, vanno avanti, a discapito di chi magari ha davvero qualcosa da dire.

Siamo alla conclusione, grazie per il tempo dedicatoci. A te l’ultima parola…

Prima di tutto un ringraziamento a voi per aver pensato a noi per questa intervista. Vi aspettiamo ai nostri concerti e speriamo di vedervi numerosi come al solito a ballare e cantare con noi nelle prossime date. Vi invitiamo inoltre a visitare il nostro myspace www.myspace.com/risonanzefolk e le nostre pagine Facebook “Risonanze Folk” e “Gli amici delle Risonanze Folk”.Tutti quanti a ballare con le risonanze folk al ritmo del folk n’ roll!

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