È all’unanimità che il Consiglio regionale approva la “leggina” (articolo unico) che consentirà alla Regione Puglia di poter sbloccare la firma per il Piano di rientro sanitario 2010/12.
Un adempimento che modifica in parte le procedure di nomina dei direttori generali, così come suggerito dal governo nazionale.

In particolare per le nomine del direttore generale delle Aziende ospedaliero – universitarie sarà necessaria l’acquisizione dell’intesa con il rettore dell’Università. Per gli altri, la nomina sarà effettuata dalla Giunta regionale previa acquisizione del parere della Conferenza regionale dei sindaci e del Consiglio regionale.
“Un voto unanime che denota il nostro senso di responsabilità” – hanno sottolineato dagli scranni della minoranza. E soprattutto “non accettiamo più l’accusa di strumentale connivenza con il governo nazionale – ha specificato Rocco Palese, capogruppo del Pdl – sono contento di chiudere quanto prima questa questione, ma non posso non ribadire che la procedura di internalizzazione è contraria a ogni norma di evidenza pubblica che regola le assunzioni di personale nella pubblica amministrazione”.
Sulla stessa lunghezza d’onda gli interventi di Massimo Cassano, Ignazio Zurlo Davide Bellomo e Francesco Damone, mentre l’Udc (Euprepio Curto e Salvatore Negro) punta il dito soprattutto sulla necessità del rispetto dell’autonomia delle Regioni.
Giammarco Surico (Pdl/Fli) ritorna sulla questione delle responsabilità: “Abbiamo necessità di un Piano di rientro – dice l’esponente finiano in Consiglio regionale – perché il governo Vendola ha sforato la spesa sanitaria, quindi esclusivamente per vostra negligenza”.
Michele Losappio (capogruppo del Sel) ritiene “questa iniziativa legislativa un importante passo avanti per la risoluzione del problema” e anche il capogruppo del Pd, Antonio Decaro spiega che “finalmente si chiude così il gratta e vinci ingaggiato dal governo nazionale su questa questione” .
L’assessore alla salute, Tommaso Fiore, chiude la partita  dichiarando la sua disponibilità a valutare insieme tutte le possibili soluzioni per quanto riguarda le procedure di internalizzazione, “ma credo che non possa e non debba essere questo il problema”. Fiore ricorda che il governo pugliese ha esaudito tutte le richieste romane, ”ma adesso dobbiamo voltare pagina, non è possibile – continua Fiore – bloccare questo Piano a causa di  un numero esiguo di personale”.
Con l’approvazione di questa legge e la successiva firma per il via libera al Piano di rientro, dovrebbero sbloccarsi per la Puglia i 500 milioni di euro del Fondo nazionale di riparto per la sanità, che per l’intero Consiglio rappresenta un boccata d’ossigeno.

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