Si ha l’impressione, per il momento nient’altro che un’impressione, che finalmente si stia per assistere ad una svolta importante per la sopravvivenza delle tigri. Domenica 21 novembre a San Pietroburgo è stata inaugurata la Conferenza internazionale sulla tigre,

conclusasi poi nella giornata di ieri. Si tratta di un avvenimento storico in quanto prima d’ora nessuna specie animale era stata al centro di una discussione che coinvolgesse i rappresentanti di governo dei Paesi interessati.
Il primo ministro russo Vladimir Putin, che più volte ha manifestato il suo impegno per la protezione del felino nelle foreste siberiane, ha fortemente sostenuto questa iniziativa, rivolgendo un invito alle autorità di India, Bangladesh, Nepal, Bhutan, Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Malesia, Indonesia e Cina, nazioni che ancora oggi possono vantare la presenza della tigre fra i propri confini. Non sono mancate all’appuntamento le delegazioni delle principali associazioni a difesa della natura, ma anche personaggi dello spettacolo come l’attore americano Leonardo Di Caprio, in qualità di Ambasciatore della Natura, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, nonché Robert Zöllick, presidente della Banca Mondiale che ha promesso, unitamente al Fondo Globale per l’Ambiente, un ingente finanziamento per il piano globale di recupero della specie e per dare la possibilità ad alcuni Stati della tigre di portare avanti questa sfida in maniera più efficace. Parliamo del Bangladesh, del Nepal, del Bhutan, del Laos, della Cambogia e dell’India che attualmente ospita il maggior numero di animali in libertà.   
La situazione in cui si trovano oggi le tigri nel mondo è vicina alla catastrofe, ha affermato lo stesso Putin, ed il loro numero è passato da circa 7.000 esemplari a poco più di 3.000 negli ultimi dieci anni. A tenere banco sono state principalmente le questioni legate al bracconaggio che da decenni alimenta il mercato nero di pelli, ossa, denti, artigli e di tutto quanto possa conferire all’uomo la straordinaria forza della regina delle giungle e “Signora”, come viene ancora oggi chiamata in alcune zone dell’Asia. A conclusione del Summit sono state proposte misure di sorveglianza più efficaci e pene più severe. I rappresentanti dei 13 Paesi coinvolti hanno approvato il piano globale per la sua salvaguardia con l’obiettivo di raddoppiarne il numero entro il 2022. L’impegno che tutti i partecipanti hanno preso per garantire un futuro alla tigre è importante: più di 300 milioni di dollari dovranno essere investiti nei prossimi cinque anni per proteggere gli habitat naturali e rafforzare le misure antibracconaggio. È un risultato sicuramente significativo ma, per fare in modo che ciò accada, sarà fondamentale il coinvolgimento delle comunità locali che vivono a stretto contatto con la tigre affinché possano comprenderne il ben più alto valore culturale e ambientale.

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