Uno scoglio per arginare uno tsunami. Si conferma questa la brillante strategia governativa per scongiurare la chiusura della manifattura tabacchi di Lecce. Burocrazia spicciola a fronte dello strapotere di una multinazionale.

Anche la risposta, fornita oggi in Commissione Attività Produttive, alle mie due interrogazioni è improntata alla più inutile burocrazia. Un banalissimo riassunto della cronologia di eventi che i 400 lavoratori, la stampa e tutti noi che seguiamo da vicino questa storia, conosciamo già perfettamente. Assolutamente nulla sul merito della questione.
Ritengo sarebbe necessario che un Governo, o almeno i suoi delegati, approfondissero quantomeno l’argomento in questione prima di rispondere alle interrogazioni di un parlamentare. E invece non si trova alcun riferimento alla repentinità con la quale si è passati dal “ruolo chiave” che lo stesso patron Cavadias attribuisce all’Italia, in un intervista che tutt’ora campeggia sul sito internet della BAT Italia, alla chiusura dell’ultimo stabilimento italiano dell’ex ETI. Nessuna curiosità suscita nel Governo l’incoerenza di aumenti di produzione da 9 a 13 milioni di sigarette, investimenti in macchinari, premi di produzione corrisposti soltanto a giugno, rispetto alla “non competitività” dello stabilimento, dichiarata a settembre.
Nessuna giustificazione è stata fornita alla fretta che ci si è lasciati imporre, verso la chiusura di una vertenza che vede da una parte un’azienda che di fatto controlla il Made in Italy tabacchicolo, con lo storico marchio MS, e che unilateralmente decide di privarne l’Italia della produzione, contrapposta all’esigenza di futuro di quasi 500 famiglie, alla dignità del territorio salentino e ed alla tutela dello stato sociale di un intero paese.
Nessun interessamento si registra, da parte del nostro Governo, riguardo alla possibilità di dare continuità alla produzione di sigarette nel sito leccese, che alcune manifestazioni di interesse da parte di imprese nazionali ed internazionali avrebbe potuto garantire. Nessuno si è neanche premurato di andarne a verificare la fattibilità, ponendosi invece solo il problema di continuare a garantire il regime di monopolio di fatto alla BAT.
Addirittura irritante poi il passaggio relativo alle imprese coinvolte nel piano di riconversione, predisposto dalla stessa BAT con il solerte avallo governativo. Non si affrontano minimamente i dubbi sollevati nella mia interrogazione, in base a notizie apparse su diverse testate giornalistiche, sulla Korus del Sig. Filippo Piccone del PdL, mentre si va ad attribuire alla Jacobucci HF un interesse “ad insediarsi a Lecce considerato uno dei più importanti poli aeronautici italiani”, dimenticando beffardamente la decisione dell’Alenia di chiudere lo stabilimento brindisino per trasferirne la produzione in quello veneto.
Vergognosa, infine, la conclusione della risposta, fornita dal Sottosegretario Saglia, in cui si assicura che il Governo “continuerà a impegnarsi” su questa vertenza. Come può essere considerato “impegno” il conferimento della delega, in una trattativa del genere, ad un semplice se pur valente funzionario, fra l’altro neanche in maniera continuativa? Chiedo invece che, nel prosieguo della vicenda, si “impegnino” in prima persona i livelli più alti della rappresentanza governativa. Ribadisco che esistono ancora, a mio parere, i margini per contrastare lo tsunami di una multinazionale del genere, ma non è certo con uno scoglio che sarà possibile farlo.

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