Il 21 dicembre 2010 Frank Zappa avrebbe compiuto settanta anni.
Una frase del nostro, piuttosto nota: “Parlare di musica è un po’ come ballare d’architettura”.
Bene. Parlare di Zappa è ballare d’architettura.

Il singolare progetto di “musica totale” (“project/object”) che ha caratterizzato la musica di Zappa, è particolarmente ostico per poter essere affrontato in poche pagine.
Il solo vero modo per conoscere e capire Zappa è ascoltarlo. Un articolo non potrà restituire l’esperienza (si tratta di esperienza) dell’ascolto, della scoperta, del labirinto contorto che rappresenta la discografia e la produzione di F.Z. (composta da oltre 90 album ufficiali, qualche centinaio di video, circa 800-900 registrazioni clandestine).
Ho scelto di ricordare Zappa come lui stesso avrebbe voluto essere ricordato: un compositore americano.
Questo breve articolo prende in esame la produzione “seria” di Frank Zappa, quella legata alla musica classica e d’avanguardia.

F.Z. amò definire egli stesso “an american composer”. E’ importante sottolineare questo aspetto. Zappa non è stato esclusivamente un musicista rock, come si vuol far credere. E’ stato piuttosto un compositore di musica d’avanguardia prestato al rock, a molti generi e sottogeneri (di cui è stato in molti casi pioniere: basti pensare alla musica composta con il Synclavier nei primi anni 80’).
In “The Lost Episodes” disco postumo, pubblicato nel 1996, ascoltiamo l’estratto di un concerto per orchestra tenutosi al Mount St. Mary’s College di Los Angeles nel 1963 (trasmesso per radio e, fortunosamente, registrato da un fan).
E’ la prima testimonianza conosciuta del lavoro orchestrale di Zappa.
L’orchestra della scuola eseguì alcune composizioni del giovane Zappa. Rivelavano già alcuni degli aspetti che poi avrebbero caratterizzato il suo stile: sperimentazione, conoscenza profonda della musica, oltraggio, stravaganza.
“Opus Nr 5 for Piano Taperecorder and Multiple Orchestras” ha tutta l’aria di essere il parto di un compositore d’avanguardia vissuto piuttosto che l’esperimento di un ragazzo di ventitré anni.
“Visual Music for Jazz Ensemble and 16 Mm Projector” era stato scritto nel 1957 ed era colonna sonora di un cortometraggio che Zappa aveva girato all’età di diciassette anni (era da sempre affascinato dalle riprese video e dai B-Movie).
Zappa era cresciuto ascoltando “The Complete Works of Edgard Varèse, Volume One”, amava Webern, Igor Stravinsky, Bartok. All’età di tredici anni aveva chiesto ai suoi in regalo i soldi necessari per poter effettuare una interurbana e chiamare Varèse, suo mito.
Nel corso degli anni Zappa non ha mancato di sottolineare spesso che si servisse del Rock per guadagnare e produrre i suoi lavori orchestrali, che amava particolarmente.
La discografia di seguito indicata descrive in forma succinta ed estremamente sintetica la produzione “classica” di Frank Zappa ed è da considerarsi puramente indicativa, non esaustiva. Ho volutamente trascurato alcuni dischi postumi o non direttamente curati da Frank Zappa che comunque non mancherò di citare per dovere di completezza e per l’intrinseco interesse che essi rappresentano.

Lumpy Gravy (1968). Si tratta del primo lavoro da solista di Zappa. E’ album “collage” (genere cui possiamo attribuire a Zappa la paternità) composto in soli undici giorni.
Il titolo del disco prende spunto dalla “Aloma Linda Gravy Quick”, una salsa venduta negli anni 60′. Lumpy Gravy è “sugo grumoso”.
Musica orchestrale, rumori, dialoghi nonsense registrati all’interno di un pianoforte, interludi percussivi, musica atonale, canzonetta “melodica”, jingles, sperimentazione su nastro e conversazioni che trattano di ragazze e automobili, sono alcuni degli elementi che caratterizzano i trenta minuti di questo eccentrico e fondamentale lavoro.
Non vi è apparente criterio e limite in L.G..
“King Kong”, “Oh No” e “Theme from Lumpy Gravy” resteranno tra le composizioni preferite in assoluto di Zappa, che nel corso degli anni le riproporrà più volte (in versioni diverse tra loro) dal vivo.
Le parti orchestrali del progetto sono state dirette da Sid Sharp ed eseguite dalla “THE ABNUCEALS EMUUKHA ELECTRIC SYMPHONY ORCHESTRA”.
Probabilmente tra le cose migliori dell’intera carriera di Zappa (e della musica d’avanguardia). Per un triste gioco del destino, il disco fu un completo insuccesso, restò al 159° posto per una sola settimana.
Di recente lo Z.F.T. (Zappa Family Trust) ha pubblicato Lumpy Money, un’interessante “cofanetto” che celebra i 40 anni dall’uscita di Lumpy Gravy, composto di 3 cd; include versioni alternative, remixate e una quantità impressionante di materiale inedito.
La lettura appassionante di un articolo esaustivo su L.G. di Elio Martusciello dal titolo “Lumpy Gravy è un dispositivo di superficie”, contenuto nell’ ottimo “Frank Zappa Domani” (2000) di G. Salvatore, è fortemente consigliata per chiunque volesse approfondire la conoscenza di Lumpy Gravy.

200 Motels (1971) colonna sonora del film omonimo. Si tratta di un album doppio che contiene musiche orchestrali e musica rock. Il disco venne registrato tra il febbraio e il gennaio del 1971 presso i Pinewood Studios, fu suonato interamente dai Mothers of Invention, affiancati dalla Royal Philarmonic Orchestra.
200 Motels combina musica rock, musica atonale e da camera. E’ un disco che necessita della visione della controparte filmica per essere compreso appieno. A un primo ascolto potrebbe risultare un concentrato di elementi fin troppo diversi fra loro.
Spiccano su tutti “Penis Dimension” e “Strictly Genteel”.
Il film può essere considerato, per una serie di ragioni, il primo videclip della storia della musica. Definito dallo stesso Zappa “una costosa barzelletta”, ha il merito di essere documento sui devastanti effetti che produce sul musicista una lunga tourné e sul fenomeno delle groupies.
Tony Palmer, regista del progetto, chiese espressamente di non essere citato nei titoli di coda della pellicola, per paura che la sua carriera fosse danneggiata. Non aveva tutti i torti.

London Symphony Orchestra VOL.I-II (1983). Registrato al Twickenham Film Studio, è diretto da Kent Nagano. Si tratta di un lavoro orchestrale molto complesso e difficile. La prestigiosa orchestra sinfonica Londinese, fra le più tecniche al mondo, trovò difficoltà nell’eseguire alcune delle partiture.
Zappa, che non risparmiò mai nessuno, scrisse poi nelle note di copertina interne all’LP: “E’ un disco infestato di note sbagliate, passaggi stonati”.
In realtà, ad ascoltare L.S.O. c’è da restare a bocca aperta per la bellezza delle parti e l’esecuzione, talvolta impeccabile, di brani ostici. Spiccano “Envelopes” e l’atonale “Mo ‘N Herb Vacation”.
L’orchestra ebbe solo quattro giorni di prove per cimentarsi nel caotico repertorio di Zappa. Impresa difficile.
La versione in vinile è profondamente diversa da quella su compact disc che è stata remixata e rimasterizzata nei primi anni 90’.

“Boulez conduct Zappa: Perfect Stranger” (1984).  L’Ensamble Intercontemporain, formazione virtuosistica di ventotto elementi, diretta da Pierre Boulez esegue musiche di Frank Zappa. Il disco, al solito, è particolarmente interessante: fonde infatti musica orchestrale e musica elettronica composta al Synclavier.
Nelle note di copertina leggiamo: “Tutto il materiale qui contenuto ha esclusivamente lo scopo di divertirvi, non deve essere preso in confuso con nessuna forma di espressione artistica”.
All’interno del libretto possiamo leggere le storie che accompagnano i sette pezzi di danza (ognuno con una peculiare trama e struttura).
Boulez, tra i più autorevoli e riveriti interpreti di Igor Stravinsky, ha definito la musica di Zappa “interessante, dotata di una notevole carica vitale”; ha desiderato fortemente condurre e dirigere alcune delle sue composizioni “serie” del nostro (caso davvero unico, vista la scarsa propensione di taluni compositori e direttori d’orchestra, a prendere sul serio musicisti che hanno seguito percorsi differenti da quelli della musica classica).
In “The Perfect Stranger” Zappa è al massimo della sua “vena varèsiana”: nessuna melodia è presente nel disco. Frasi atonali e percussioni caratterizzano l’intero progetto.
Si tratta di un disco estremamente difficile, ma che lascia intuire le potenzialità della musica del Maestro di Baltimora se opportunamente eseguita.
Curiosa, degna di nota, la genesi del brano “The Girl in the Magnesium Dress” ottenuto da Zappa mediante alcuni procedimenti matematici e informatici, raccontati nella sua autobiografia.
Da segnalare le differenze (esigue) tra la prima edizione in cd (destinata al solo mercato europeo) e la seconda, pubblicata nel 1992 e rimasterizzata.

Francesco Zappa (1984) Esperimento bizzarro, unico nel suo genere, degno di essere annoverato nella produzione “classica” del compositore americano.
Un curioso caso di omonimia lega Frank Zappa a un misconosciuto e oscuro violoncellista del XVI sec.: Francesco Zappa.
Venuto a sapere, grazie ad un fan, di questa coincidenza F.Z. non perde tempo per rendere omaggio alla musica del suo “antenato”, lasciando eseguire le partiture orchestrali del compositore milanese direttamente al Synclavier, computer primitivo. Da ascoltare, almeno una volta nella vita.

The Yellow Shark (1993) E’ l’ultimo lavoro pubblicato dal Maestro in vita. L’Ensemble Modern, gruppo da camera tedesco di diciotto elementi, diretto da Peter Rundel, interpreta alcune delle composizioni di Zappa in occasione d’un Festival tenutosi a Francoforte nel Settembre del 1992.
L’E.M. è stato l’unico gruppo in grado di interpretare correttamente la musica di FZ.
“Non ho mai sentito un’esecuzione così accurata della mia musica” dice Zappa a proposito di questo straordinario Ensemble (ancora oggi attivo).
The Yellow Shark regala nei suoi novanta minuti le migliori esecuzioni di alcuni classici zappiani (Uncle Meat, Dog Breath Variations, Times Beach II) e brani composti per l’occasione, tra i quali vale la pena citare “Ruth is Sleeping”, pezzo per solo pianoforte di straordinaria complessità e di difficilissima esecuzione.
Ma è un progetto interessante per mille altri motivi The Yellow Shark, non ultimo per le tecniche di registrazione impiegate e per il modo in cui è stato missato.
E’ un disco eccellente e restituisce quella che era, nelle intenzioni originarie, la VERA visione di Zappa: musica di altissimo livello frammista a intrattenimento e sciocchezze (durante le serate i musicisti dell’Ensamble giocavano con dei fucili giocattolo nel bel mezzo dell’esecuzione di un brano, ad esempio).
Dice Mölich-Zebhause a proposito di Y.S.:“Il quartetto d’archi di “None of the above”, o il quintetto di fiati in “Time’s Beach” II e “Time’s Beach III” sono di un livello veramente molto alto, paragonabile alla scuola compositiva moderna europea.
Dal mio punto di vista, ciò che importa è che un brano come “None of the above” sia di livello pari ai grandi classici del ventesimo secolo di Anton Webern o simili. Davvero”.

Per dovere di completezza dovrebbero essere almeno citati e annoverati nella produzione “classica” i seguenti album: Studio Tan (1978), Orchestral Favorites (1979) e Sleep Dirt (1979). Pubblicati dalla Warner senza il consenso di Zappa, questi dischi sono poi confluiti parzialmente nel progetto Lather (1996) un triplo cofanetto che sarebbe dovuto essere nelle intenzioni di Frank Zappa (era il 1977) un box di 4 LP.
Attento nel documentare minuziosamente (quasi in maniera ossessiva) ogni singola evoluzione della propria musica e del project/object, Frank Zappa ha registrato una quantità impressionante di materiale. Con molta probabilità, l’intera attività live (quasi un migliaio di concerti) è del tutto conservata nel suo archivio privato.
A diciassette anni dalla scomparsa continuano a essere pubblicati dischi (si tratta perlopiù di live e interessante materiale d’archivio) tanto che si pensa che il materiale non rilasciato rappresenti una quantità superiore a quello che è stato pubblicato in vita dal compositore.
Alcuni album completamente inediti legati alla produzione classica hanno visto la luce dopo la dipartita di FZ, è il caso di Civilization Phase III (1994) il vero canto del cigno, l’opera più ambiziosa e complessa partorita dal genio di Baltimora.
EIHN, pubblicato nel 1999, documenta le prove di The Yellow Shark, ma contiene una mole straordinaria (per qualità e quantità) di brani inediti e versioni alternative degli stessi contenuti in Y.S..
Nel luglio del 1993 Zappa ha registrato assieme all’Ensemble Modern un tributo al suo idolo, Edgard Varèse. Il progetto, tuttora inedito, si chiama “Varèse, The Rage and The Fury”.
Degno di nota è Greggary Peccary & Other Persuasion, pubblicato nel Novembre del 2003. L’Ensemble Modern si cimenta ancora una volta nel repertorio più ostico del Maestro, rivisitando perfino i brani scritti per Synclavier. Sebbene il progetto Greggary Peccary non sia stato curato né da Zappa né dallo ZFT, si tratta sicuramente di una delle migliori rivisitazioni orchestrali della musica di Zappa mai realizzata fino ad oggi.

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