E’ venuto meno il numero legale a Palazzo Carafa ed il Consiglio comunale è saltato. Tra i punti più attesi, all’Ordine del Giorno, c’era l’adesione alla proposta referendaria sull’istituzione della Regione Salento e l’esame sulla situazione del filobus. Per entrambi gli argomenti si prevedeva una seduta concitata

Dalle 16,00 ora prevista d’inizio lavori, piccoli gruppi promotori e contrari al referendum si sono ritrovati nella Sala consigliare ad attendere l’insediamento della Giunta avvenuta un’ora più tardi come di consueto. Già al primo appello era evidente l’assenza di numerosi consiglieri della maggioranza che ha scatenato il malcontento tra gli oppositori, alcuni dei quali hanno abbandonato lo scranno e, alla richiesta della consigliera Povero sulla verifica del numero legale, il Presidente Pisanò ha rinviato la seduta di 15 minuti in attesa degli assenti. Intanto qualche flebile protesta si levava tra gli pseudo manifestanti.

Al secondo appello, confermando le assenze precedenti, il presidente del Consiglio non ha potuto far altro che rinviare la seduta a data da destinarsi. Le assenze, ingiustificate, avevano l’aria di un accordo prestabilito e di un bieco tentativo di boicottare il Consiglio chiamato a discutere due temi che avrebbero acceso il dibattito politico e cittadino. Tra i presenti al secondo appello, i consiglieri di maggioranza: Moschettini, Ferrara, Pellegrino, Borgia, Solero, Martella, Lanzilao, Cannone, Valente, Signore, De Rinaldis, Pisanò, Perrone; Tondo, Mariano e Ferilli di Io Sud; nessun rappresentante Pd. Questi ultimi, in un comunicato hanno fatto sapere che constatando le 11 assenze della maggioranza, hanno preferito far mancare il quorum che, su discussioni importanti, non può essere assicurato dall’opposizione.

 Per la questione referendaria, Lecce è l’ultima delle tre province salentine a dover deliberare; il suo parere non è vincolante dal momento che il quorum per la richiesta di un referendum popolare è stato abbondantemente raggiunto, ma la posizione è attesa, sia perché farebbe pendere l’ago della bilancia dopo il Si di Taranto ed il No di Brindisi, sia perché il movimento promotore parte proprio dal capoluogo salentino. La costituzione della Regione Salento, lo ricordiamo, nasce da un’idea dell’editore salentino Paolo Pagliaro che ne ha costituito il movimento, chiedendo ai comuni delle province di Lecce, Brindisi e Taranto di esprimersi per la consultazione referendaria prevista dalla Costituzione all’articolo 132 comma1. Dalla costituzione del movimento l’opinione pubblica si è divisa tra favorevoli e contrari, tra chi vede la Regione Salento un separatismo a vantaggio del territorio che godrebbe di maggiore autonomia e chi la considera una scissione territoriale dalle connotazioni leghiste. In un contesto di polemiche e dissensi, la classe politica cittadina sembra abbia preferito non pronunciarsi, rinviando così anche l’annoso problema del filobus cittadino.

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