Prende il via sabato 1 gennaio la ventunesima edizione del “Capodanno dei Popoli”, che è da anni un appuntamento che riunisce le comunità straniere che abitano nel Salento. In un periodo di festa, il giorno nuovo è un tempo per l’espressione artistica e culturale di quegli abitanti del territorio salentino portatori di significati e culture diverse.

“Noi Italiani – I Volti del Nuovo Paese a 150 Anni dall’Unità d’Italia” è il titolo dell’edizione 2011, promossa dalla Provincia di Lecce, che apre le manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, partendo proprio dai “nuovi cittadini italiani”, gli immigrati. 

Nel corso della serata l’assessore alle Politiche Giovanili Cooperazione e Pace della Provincia  di Lecce Bruno Ciccarese consegnerà ai rappresentanti delle comunità degli immigrati una copia del volume di Marco Angelelli “Benvenuto Nuovo Cittadino Italiano. Guida alla Costituzione per i Cittadini Stranieri”.

<<Un gesto simbolico – sottolinea l’assessore Bruno Ciccarese – con il quale accompagniamo i cittadini extracomunitari verso l’acquisizione della cittadinanza italiana, che passa attraverso la condivisione della carta fondamentale su cui si basa la nostra convivenza civile>>.

<<Per una serata intera – prosegue l’assessore Ciccarese – le Officine Cantelmo si trasformeranno in un luogo d’incontro e di fusione per suoni e musiche lontane, un momento di profusione di odori e di spezie che offriranno un assaggio di un pò di Africa, India, Oriente, Centro e Sud America.

<<Questa grande festa ci immergerà in un mondo circondato da colori e ambienti nuovi, fatto di dolci melodie e frenetiche danze. Un frastuono di lingue colorate e allegre che ci parlerà e ci darà un assaggio del gusto di una società aperta in cui è possibile lo scambio e una pacifica condivisone culturale>>, conclude  Bruno Ciccarese.

La preparazione  dei dolci natalizi è stata affidata alle comunità salentine dell’Albania, Brasile, Cuba, Marocco, Rom, Tahilandia , Srilanka, India e Bulgaria mentre, l’intrattenimento musicale, è stato curato dalle comunità del Senegal, dell’Albania,  del Brasile, del Marocco e di Cuba.

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