Oggi scrivo del Salento leccese, dei suoi 97 Comuni, della foresta degli ulivi, ma se penso che non c’era nulla di tutto questo 130 milioni di anni fa, non posso fare a meno di incuriosirmi e incuriosirvi. Già! E che cosa c’era 130 milioni di anni fa?

Tutto quello che  oggi chiamiamo Salento leccese, la penisola che si stende nel grande lago salato, ponte verso le coste dell’Africa e dell’Asia, felicemente colonizzata dai miei antenati130 milioni di anni fa era …. “Sott’acqua!”. E in quelle acque vivevano molluschi che erano protetti da conchiglie. E sapete che fine facevano queste conchiglia quando i molluschi morivano? Ti stai grattando la testa? Guarda che la risposta è semplice, cadevano sul fondo e quindi erano dei sedimenti. Per lunghissimi 65 milioni di anni quei gusci sono caduti sul fondo e hanno formato uno strato di sedimenti di 3mila metri! Si! Hai capito proprio bene! Abbiamo uno strato di sedimenti di conchiglie di molluschi, vissuti da 130 milioni di anni fa sino a 65 milioni di anni fa proprio dove  vivo adesso io, dello spessore di  3 chilometri! Ma senza portarla alla lunga l’acqua del salento leccese è quasi tutta nella falda profonda che è proprio la roccia formata da quei gusci!

La falda profonda è conosciuta anche come falda principale o “carsica” in quanto il suo acquifero è rappresentato dalla successione calcareo – dolomitica cretacea permeabile per carsismo oltre che per fessurazione. Non svenire ti prego! Tutte queste parole servono per descrivere quelle conchiglie di molluschi vissuti da 130 milioni di anni fa sino a 65 milioni di anni fa che si sono sedimentati formando uno strato di 3 chilometri! Tranquillo, è tutto sotto controllo!

Ma quest’acqua che alimenta questa falda che abbiamo capito essere una roccia fessurata, da dove viene? Sono acque di origine meteorica! Ma no non c’entrano nulla le meteoriti, e le stelle delle galassie dell’Universo infinito! Acque meteoriche significa acque di pioggiAggiungi un appuntamento per oggia, che si infiltrano rapidamente nel sottosuolo attraverso le numerose discontinuità strutturali dei depositi calcarei e calcarenitici raccogliendosi, in profondità, in un unico corpo idrico che galleggia, in virtù della minore densità, sull’acqua marina di invasione continentale secondo uno schema comune a tutta la Penisola Salentina.

La circolazione avviene per lo più a pelo libero, secondo una superficie piezometrica posta poco al di sopra del livello del mare.

La condizione di galleggiamento, di cui sopra, della lente di acqua dolce sulla sottostante acqua salata, può essere esplicitata mediante la legge di GHYBEN-HERZBERG che permette di determinarne lo spessore (h) in funzione della densità e del carico piezometrico:

h = (df /(dm-df)) x t

dove dm è la densità dell’acqua di mare (1.028 grammo/centimetro cubo) e df è la densità dell’acqua dolce di falda (1.0028 grammo/centimetro cubo) e dove t è il carico piezometrico.

Allora per ricapitolare, le acque di pioggia vanno ad alimentare la falda profonda che nel territorio si trova ad una profondità che varia da un minimo di 74 metri ad un massimo di 98 metri e per questo motivo i nostri padri del Salento leccese hanno dovuto ricorrere a tutto il loro ingegno per creare sistemi di approvvigionamento delle acque: sorgenti, pozzi, cisterne e gallerie sotterranee.

Nel settembre e ottobre del 1885 a Lecce si tenne il concorso internazionale dei meccanismi elevatori dell’acqua e dei motori a vento che si tenne nell’Orto Botanico di Lecce sul cui suolo oggi c’è la Camera di Commercio realizzata davati a quel tempio dell’Agricoltura che fu il Comizio Agrario e gli Uffici del Catasto ovvero l’Ute. Il Concorso di Lecce fu bandito dal Ministero dell’Agricoltura che ne sopportò tutte le spese. Nel 1883 il Concorso fu tenuto a Cagliari dove però gareggiarono solo i meccanismi elevatori dell’acqua invece in quello che si tenne a Lecce due anni dopo si aggiunsero anche i motori a vento. Di questo concorso restano gli appunti di Cosimo De Giorgi, l’extraterrestre vissuto in quegli anni che ha scritto su tutto, o quasi, ciò che era osservabile nel Salento leccese e non solo in questo territorio. La scelta di Lecce era determinata dalla mancanza d’acqua registrata già dai tempi di Orazio che si spinse persino alla mancanza di acqua potabile, alla potenzialità produttiva delle terre del Salento leccese per il clima e per la prevalenza dei venti in quanto non vi è la presenza di montagne che ne impediscano lo svolgersi.

Le annotazioni amare del De Giorgi riguardano l’assenza dei motori a vento escludendo quello realizzato da un giovane meccanico di Gallipoli, anche se alcuni espositori mandarono a Lecce disegni e fotografie.

Invece per le macchine che perforavano i pozzi dette “idrofore” ci furono 107 meccanismi esposti così come rilevato dal Catalogo ufficiale.

Tanto tempo fa, nel 1885 a Lecce attraverso un concorso indetto dal Ministero dell’Agricoltura, si è risolto il problema di come portare l’acqua della falda che è a una profondità che varia da un minimo di 74 metri ad un massimo di 98 metri sin alla superficie per dissetare le popolazioni e per l’igiene pubblica, ma anche per l’agricoltura.

Riflettiamo insieme, oggi noi abbiamo ottenuto l’acqua che ci necessita attraverso l’opera dell’Acquedotto pugliese, tale acqua dopo essere stata utilizzata viene depurata e per così dire “buttata” o nella rete idrografica oppure nei campi di spandimento e la parte di essa che non evapora arriva nella falda, e noi attraverso dei motori la riportiamo alla luce e la utilizziamo, ma quest’acqua non potrebbe essere per così dire “conservata” da qualche parte come accade nel caso dei laghi?

La Provincia di Lecce con una popolazione di circa 800.000 abitanti ed un consumo idrico pro capite di 120 litri giornalieri, produce circa 35 milioni di metri cubi di acque reflue all’anno.

Supponendo una profondità media delle cave dismesse di 5 metri avremmo una superficie di circa 700 ettari di laghi che diviso per i cento comuni della Provincia di Lecce darebbero in media  7 ettari di cava per trasformata in un lago! Immaginate un lago di sette ettari vicino a casa vostra, in ogni comune, non è bello?

Per farti un idea il lago di Alimini Grande che si trova a Otranto del Salento leccese e che conoscono tutti ha l’asse maggiore di 2600 metri, quello minore compreso tra i 300 e 800 metri; i fondali raggiungono come massima profondità i 4 metri e la superficie complessiva è di 130 ettari.

Hai pensato a quanti ettari si potrebbero irrigare? Prevedendo un consumo di mille metri cubi per ettaro potremmo irrigare 35mila ettari dei 200mila e cioè circa il 20% della superficie totale! E soprattutto potremmo evitare di sottrarre alla falda profonda quella quantità di acqua!

La Regione Puglia il 28 dicembre 2010 con l’approvazione del Bilancio ha previsto lo stanziamento di un fondo di 500mila euro finalizzato alla redazione del progetto esecutivo della fitodepurazione e del recapito finale delle acque reflue di Gallipoli nelle cave dismesse “Mater Gratiae”.

E’ l’unica soluzione possibile? Io mi chiedo e vi chiedo perché non imitiamo ciò che il Cav. Prof. Cosimo De Giorgi ha fatto 125 anni fa svolgendo un concorso finanziato dal Ministero dell’Agricoltura? Perché non fare un concorso di progetti per trattenere l’acqua dei reflui depurati sulla superficie del Salento leccese?

*Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master’s Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).

Bibliografia

Antonio Bruno, L’uso delle acque reflue depurate a fini irrigui potrebbe aiutare interi territori agricoli http://www.teatronaturale.it/articolo/3879.html

Antonio Bruno, Modello Giammatteo: per salvaguardare il Paesaggio e promuovere il territorio di Lecce

Antonio Bruno, L’acqua di pioggia e i reflui depurati nelle cave esauste e nelle doline da crollo pure, fresche e dolci acque dei 97 laghetti del Salento leccese

REFLUI A SAN CATALDO: VERSO UNA SOLUZIONE CONDIVISA http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=24527

REFLUI A SAN CATALDO: ESITO RIUNIONE A BARI http://www.comunedivernole.it/pagine.php?m0d=Servizi&file=news&c0n=Leggi_Notizia&n0tid=498

Antonio Bruno, Piove sul Salento leccese: senti come viene giù!

Antonio Bruno, Cambiamenti climatici del Salento leccese

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