Un libro presentato in forma romanzata, è un tributo all’animo della donna: Elisa che sale la montagna alla ricerca di sé può essere ogni coscienza femminile che si interroga sul senso più vero della sua natura. Frutto di un’attenta meditazione sulla vita d’amore, saggio di riflessione filosofica esposto in forma di confessione, il volume è tutto questo e altro ancora.

È innanzitutto un cammino del cuore orientato all’incontro con l’Altro. Ne è Autrice Emanuela Ghini, monaca carmelitana scalza del Carmelo di Savona, nata a Bologna dove si è laureata e ha praticato alcuni anni di ricerca in filosofia teoretica.
Suor Emanuela ripropone il racconto, come lei stesso lo ha ricevuto; quasi una richiesta da parte di molte donne, dopo l’edizione uscita nel 1992 e poi esaurita.
Poche parole semplici ma essenziali per tracciare il percorso di questa donna sulla via della montagna. Un viaggio alla riscoperta di sé con uno sguardo verso l’orizzonte, verso il domani. È un bilancio della propria vita fatta di ricordi a volte dolci, a volte più crudeli.

Ci facciamo aiutare da Emanuela Ghini in questo viaggio

Chi era Elisa?
Una donna. Può essere ogni donna che la vita prova, anche se in modi diversi e non sempre cruenti.  Giovane, quindi capace di andare verso la vita con entusiasmo, passione e qualche normale illusione. L’amore le fa conoscere la gioia della femminilità, gliene scopre gli orizzonti di bellezza  e le prospettive felici. Accresciute dalla condivisione con Paolo del lavoro di per sé affascinante della ricerca scientifica, da spazi di comunione non solo affettivi ma concreti, incarnati nella vita.
Una donna che da bimba ha già vissuto strappi dolorosi – la morte di un padre amatissimo – ma che pensa di aver colmato questo vuoto con l’amore per l’uomo che le riempie la vita e che sposa.
Ma la vita per divenire veramente adulta e vera deve provarci sempre più a fondo: le ferite che infligge aprono estensioni sempre più grandi di conoscenza e di pace.

Nel dialogo con l’anziano eremita, Elisa trova la forza di aprire il suo cuore come forse non aveva fatto mai. Come riesce a comprendere il suo rapporto con Dio?
Una remota comunione con Dio sta in ogni cuore umano, per quanto inconsapevole, distratto, apparentemente ostile a ogni espressione di Dio. Siamo solo ignari, nessuno ci ha forse  mai detto che  ogni espressione di umanità vera esprime  Dio,  che  è amore,  e che i sentimenti più fondi, semplici e veri sono il modo primo della sua manifestazione.  Ognuno può essere indotto a capire di essere al centro di un amore che viene prima di ogni altro. Nessuno ignora qualche sentimento vero di affetto, ognuno ha avuto, almeno per un attimo, la percezione di essere amato. Avere qualche intuizione del  rapporto con Dio muove dalla scoperta di essere amati.
L’eremita è solo espressione di chi ci aiuta a capirci, ci ascolta, ci dà la possibilità di conoscerci a livelli più interiori di quelli in cui siamo sospinti a vivere dal ritmo intenso dei giorni.

La figura di Elisa come figlia, moglie, madre. Tre traguardi di un unico grande viaggio e di un unico vero progetto: l’Amore. Come vive Elisa questo sentimento?
Elisa vive il suo viaggio esistenziale così come le è dato,  i passaggi che la vita le fa compiere sono tappe di un percorso sempre più consapevole e intimo. Soffre acutamente la morte del padre, gioisce dell’amore di Paolo fino al momento della crisi che lo inquina e la sorprende dolorosamente. Viene straziata dalla morte del figlio bambino. Non ha una visione unitaria della sua vita, non vede il viaggio nel suo insieme. Questo costituisce il suo dramma, come quello di tante vite, travolte da passaggi dolorosi che appaiono senza senso e spingono all’angoscia. La pace viene soltanto dalla convinzione —  che è dono, non conquista — che nulla avviene a caso, che siamo entro un progetto buono: liberi, autonomi, ma orientati comunque a un esito positivo.

Un matrimonio messo in crisi dalla nascita di un figlio e poi definitivamente dalla morte di quest’ultimo in un incidente stradale. Alla base una mancanza di dialogo tra i due e l’incapacità di venirsi incontro.
Non direi che la morte del piccolo Andrea incrini il matrimonio, dà solo l’ultimo colpo a un rapporto già rotto. I grandi dolori sortiscono effetti dirompenti: o suscitano vita, danno energie imprevedibili, o bloccano in una lenta agonia, che spegne i sentimenti, rende amorfi, arriva a cosificare…
Sì, alla base c’è sempre nella coppia la mancanza di dialogo, la chiusura in se stessi, l’incapacità di muovere il primo passo vero l’altro, al fondo una nascosta attesa, se non pretesa, di attenzione e di amore. Infine, è mancanza di umiltà, quella che l’eremita additerà a Elisa come la consapevolezza, dolorosa ma liberante, della propria povertà.
Il vecchio saggio parla della povertà della donna, ma il riferimento di fondo è all’indigenza di ogni uomo. Siamo tutti e sempre, coscienti o no, in attesa di una pienezza, di un compimento. Accorgerci e accettarlo dà pace, ci fa accogliere con gioia la nostra umanità.

Cosa insegna Elisa agli uomini e alle donne del nostro tempo, alle giovani coppie che si avvicinano al matrimonio come sacramento indissolubile, alle mamme e ai padri che devono educare i figli in una società assai complessa?
Elisa non è e non vuol essere una maestra. Racconta la sua esperienza di donna, la offre a chi abbia qualche motivo per riconoscersi in essa. Elisa è una donna cristiana, indotta a ritrovare nella fede le ragioni profonde della sua storia, ma in ogni donna riposa la possibilità dell’incontro più fondo della vita  con Dio Amore, con Gesù di Nazareth del Vangelo.
È un incontro che può cambiare la vita. Non perché la sovverta, ma  perché educa a leggerla, e ne rivela piste luminose e felici. Allora l’indissolubilità del matrimonio non è percepita come un vincolo, ma uno spazio immenso di libertà, di scoperte condivise, di gioia  anche nelle difficoltà e nelle prove.  E i figli, se vivono in un clima di amore vero, saranno preservati dai rischi più gravi che insidiano la loro vita giovane. Comunque, anche nei loro possibili smarrimenti dell’adolescenza, avranno sempre nei genitori il riferimento, forse osteggiato, rifiutato, ma sempre presente, che al tempo opportuno li salverà.

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