Quando si iniziò a parlare concretamente di Europa unita, mostrai il mio scetticismo  non  tanto per la validità del progetto, quanto per la difficoltà di realizzarlo. Con i miei ricordi partivo da lontano quando nel 1953 il Ministro degli esteri Gaetano Martino, mio illustre concittadino, firmò   il trattato del MEC

(Mercato Comune Europeo); in un fine settimana parlamentare, spiegò ai messinesi, in un affollato comizio, che quello sarebbe stato il primo passo  per costituire questa grande “nazione” che sarebbe stata unificata oltre che dal mercato anche dalla lingua. Ma da allora passaggi unificanti, per farci capire unicità della lingua, non ce ne sono stati per cui, dinnanzi all’idea di unificare solo i mercati, sono diventato scettico, anzi euroscettico. Mi sono, pertanto ricordato  di  un vecchio motto latino che recita:” amicus Plato sed magis amica veritas” che, in parole povere significa: d’accordo con il filosofeggiare, ma cerchiamo la VERITA’. Ebbene, non mi sembra che a proposito di  Unione europea  a noi cittadini sia stata detta la verità, anzi!
A dieci anni dalla  nascita, non si sente una voce che sia favorevole a questa sovrastruttura,( perché di sovrastruttura si tratta), agli stati nazionali. D’accordo che noi italiani siamo “criticoni” per principio, ma basta andare per negozi e negozietti o al bar e sentire quella che, ormai, è una cantilena e cioè: “ l’euro ci ha rovinato” significando, altresì che ci ha reso più poveri. A rimetterci è stata la gente  comune ed in mente, pensate, mi viene il barista. Dieci anni fa si lasciava la mancia di 100/200 lire, oggi nessuno prova più a lasciare 5 o 10 centesimi, poco o nulla, ma non lascia nemmeno 50 cent. o 1 euro perché equivalenti a quasi 1000 o 2000 ex-lire. Auspico risposte per queste ragionevoli domande: gli stipendi sono aumentati?  Se sì  di quanto è aumentato, in proporzione, il costo della vita? E’ stato detto di come al cambio tra lira ed euro non ci sia stato sufficiente controllo; forse è vero ma non mi sembra che Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Irlanda, paesi dove i controlli sono stati più efficaci, abbiano, nel frattempo, migliorato le loro condizioni di vita. Evidentemente, salvo che mi si dimostri il contrario, c’è stato qualche meccanismo che si è inceppato e che, oltre ad essere più poveri  ci ha reso anche meno sicuri e, certamente, meno liberi.
Non ho mai creduto all’Europa così come l’hanno fatta nascere: l’Europa dei BANCHIERI e della FINANZA. Pensare che per fare questa presunta Unione, perché tale la ritengo ancora adesso, nazioni come  la Francia, la Germania, l’Inghilterra, l’Italia, che erano giunti ad essere ” NAZIONE” con la loro individualità di territorio, di confini, di lingua, di letteratura, di musica, di civiltà ed avevano perseguito questo modello con lo sforzo, il lavoro, l’ingegno, l’eroismo di secoli, abbiano abdicato a questa prerogativa  sovrana!
Quando nel 1992 si firmò Maastricht, si intravide subito che si trattava di un trattato basato solo sul denaro e che gli “alieni” che lo hanno concepito sono stati in grado di imporre a popoli altamente civili, di centrare la propria vita, il proprio futuro, sul “mercato” assurto ad infallibile divinità. Pertanto, la libertà del mercato ha avuto la preminenza sulla libertà degli uomini. Oggi i valori che contano sono i “parametri” di riferimento, che ritengo opportuno ricordare: “inflazione” che non può superare l’1,5% quella dei tre stati più virtuosi;” tasso d’interesse” non più di due punti sopra la media dei tre stati suddetti;” nessuna svalutazione” della moneta negli ultimi due anni rispetto a quella degli altri paesi membri; “deficit annuale” della pubblica amministrazione che non può eccedere il 3% del Pil; “debito pubblico” complessivo non superiore al 60% del Pil. E questo  per sempre senza lasciare il minimo spazio di dubbio che nella storia ci possano essere cambiamenti (meno male che adesso sembra si provi a modificare il Patto di stabilità!).
L’Unione europea  non conosce il divenire della storia perché prevede che non vi possa essere nulla di più perfetto. Questa “sacralità” democratica assomiglia molto alle spaventose “certezze” del comunismo sovietico, ma, di sicuro, ha sacralizzato il potere dei banchieri. Ne è prova l’art. 11 della nostra Costituzione che “esclude” dal vaglio dei cittadini i due unici e veri campi di esercizio del potere e cioè il sistema fiscale e la politica estera; del resto questo articolo fu fermamente voluto da Einaudi, governatore della Banca d’Italia, premiato,poi, con la Presidenza della Repubblica.
Chi ci sguazza in questa unione? Non mi sembra che si vedano politici ma, piuttosto, banchieri, economisti, esperti finanziari che si sono impadroniti delle leve di potere che spettano solo alla politica. L’Unione europea non mi sembra abbia parlato di patria, lingua, musica, poesia, religione, elementi questi che caratterizzano i popoli in quanto uomini, ma piuttosto di “multe in danaro” per chi disobbedisce; sarà pur vero che bisogna porre un freno alle spese “pazze”, ma non è con le multe in denaro che si migliora uno stato di dissesto, dal momento che, poi, si è costretti, con i soldi di tutti ad intervenire per la Grecia, l’Irlanda, forse la Spagna ed il Portogallo e via discorrendo. Nell’Unione europea manca l’UOMO mentre ci sono le direttive per la lunghezza delle banane e la denominazione del cioccolato fondente. Perché, a tutt’oggi, non ci hanno sottoposto ad esame ed eventuale approvazione la Costituzione europea che, laddove c’è stato un referendum è stata bocciata? Semplice, perché in Italia la si è assimilata come politica estera e la si è fatta rientrare nell’art.11.
Sia ben chiaro che questo progetto che addormenta le coscienze con la sua apparente veste democratica, in realtà è fatto per non informare. Del resto riusciremo mai a sapere chi sono i veri progettisti dell’Unione? Per questa mondializzazione i nomi più ricorrenti attengono a “burattinai” o “èlite” o “poteri forti” senza mai avere i nomi e cognomi dei responsabili. Questa “segretezza” è, quantomeno, sospetta perché mi puzza tanto anche di massoneria mondiale. (segue)

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