Non credo ci sia persona che  non si sia resa conto della gravità dei problemi umani, psicologici, sociali, religiosi che l’Unione comporta per i popoli che vi si sono assoggettati. Al momento  non  vi è una lingua europea e, se vi sarà, chissà fra quanti anni questo avverrà.

A questa mancanza della lingua corrisponde, inevitabilmente, una mancanza di “cultura europea”. E’ difficile pensare che vi possa essere un unico contenitore culturale, corrispondente al territorio geografico che si vuole a tutti i costi unificare, nel quale poi far prendere vita le differenze nazionali. Noi italiani siamo molto diversi dagli svedesi o dai tedeschi e così loro con noi.
Ma le contraddizioni in questa Unione  non mancano. Una domanda mi sembra logico fare: perché questa Unione nata  “per favorire la circolazione delle persone e delle merci”, quindi senza i confini, ha trovato tantissime difficoltà ad essere approvata in quei pochi paesi che prevedevano l’uso del referendum? Come mai c’è una scarsissima informazione sulle tante belle cose che ci dicono esserci? Perché il Parlamento europeo,unica istituzione per la quale i cittadini sono chiamati a votare, è privo di qualsivoglia capacità legislativa? Perché la maggior parte delle decisioni prese, in base a trattati dei quali i cittadini ne ignorano l’esistenza, riguardano il controllo dei cittadini stessi tipo “il mandato di arresto europeo” che priva il cittadino del suo giudice naturale? Ma quello che mi è sempre sembrato strano è stato il constatare come quasi tutti i partiti politici abbiano fatto a gara a considerarsi “euroentusiasti” anche, e soprattutto, quelli che per credo politico e per convinzione avrebbero dovuto  nutrire  qualche riserva. Sono state rare le voci critiche che si sono levate in Italia, ma un momento di “paura” vi è stato nell’ambito dell’Unione quando, nel 2009, il Presidente della Repubblica Ceca ha tergiversato a firmare e la  sua mancata firma avrebbe rimesso in discussione il tutto; egli ha firmato nonostante il 65% dei Cechi si fosse dichiarato contrario: questa è stata la evidente dimostrazione che la “democrazia europea” se ne frega altamente del parere dei popoli.
Ma in effetti a quando data questa idea europea? Nel 1923 un intellettuale, il conte Nicolaus Kalergi, pubblicava il saggio “Paneuropa” dove esprimeva i motivi per i quali era opportuno realizzare una federazione degli stati d’Europa. Sulla copertina del libro comparve il simbolo dell’unione paneuropea: la croce rossa che sovrasta il sole dorato, simbolo questo che era stato dei “Rosacroce”. Ma con i Rosacroce spuntano ancora una volta, le “ombre” di società segrete, tracce dette e non dette  di una massoneria  onnicomprensiva. Insomma, dietro queste grandi idee ci sono sempre stati personaggi legati a qualcosa di esoterico. Del resto, il segno del denaro che è rappresentato dal dollaro, oltre alla effigie di George Washington, ha sul retro una piramide tronca sulla quale vigila un occhio e tante scritte massoniche. Non si scopre l’acqua calda affermando come il citato Washington fosse massone, così come lo è stato Franklin Delano Roosevelt  e come lo sono stati tantissimi personaggi che hanno determinato e determinano il nostro vivere quotidiano. Il dio denaro oggi, è quello che determina al massimo la nostra esistenza al punto che, come ho già accennato, i politici sono diventati strumenti nelle mani dei banchieri; del resto cosa sono i vari Bildeberg, o Trilateral Commission o l’Aspen Institute  se non dei “Laboratori” economici nei quali si scambiano posti, prebende e idee su come “mondializzare” completamente l’economia? In sintesi, i banchieri governano ed i politici eseguono. Per adesso è così ma potrà darsi che, per il futuro, qualcosa possa cambiare.
Quasi sempre i banchieri sono stati considerati, erroneamente, salvatori della patria, anzi, in Italia spesso vengono fatti assurgere al ruolo di capi di un esecutivo che viene chiamato “governo tecnico”. In pratica i politici si esautorano da soli dal momento che i tecnici non rispondono del loro agire a noi cittadini. Il primato dei banchieri si esplicita in una sottigliezza: far circolare meno quantità di denaro contante perche, così si assicura il massimo controllo. Di grazia, cosa ha rappresentato il denaro per uno Stato? La convinzione che sia nostro, cioè lo produciamo noi vivendo e lavorando. E’ altresì naturale che il servizio di “produrlo materialmente” sia affidato alla Nazione e, quindi ai politici che la governano. Il denaro ha sostituito l’oggetto che si scambiava con un altro oggetto (il famoso baratto). In effetti, oggi, questo diritto naturale ci è stato sottratto perché gli stati membri non battono più moneta. Oggi si dice che c’è la Banca Centrale Europea così come ci crediamo ancora che ci sia la Banca d’Italia. A tal proposito una piccola precisazione: questa Banca non dovrebbe dirsi d’Italia perché la preposizione “di” identifica il possesso. Allora questo non può considerarsi pubblico dal momento che i proprietari della Banca d’Italia sono all’85% privati, 10% assicuratori sempre privati ed il rimanente è lo Stato, attraverso l’INPS. E come noi anche la BCE è una banca privata.
Agli esperti chiedo di controllare l’eventuale veridicità di quanto sto per scrivere: la BCE “emette” il denaro che noi pensiamo essere quello che il “nostro” Stato, attraverso il Ministro dell’Economia, richiede. Non è così. In base ad un accordo, per il quale mai alcun cittadino è stato consultato, la Bce “emette” il denaro, a costo zero, e lo dà allo Stato italiano acquistando,nel contempo, Bot o altri titoli si stato di pari valore; a questo punto è già creditrice della somma che ha dato allo Stato. Poi vende ad altre banche i Bot che ha acquistato a costo zero ed incamera il ricavato (il cosiddetto “signoraggio”). Si crea, così, un circuito perverso che vede lo Stato pagare gli interessi sui titoli che ha emesso per avere il danaro dalla Bce e che sono stati comprati dai propri cittadini; è costretto, quindi, ha chiedere altro danaro aumentando ulteriormente il “debito pubblico” e per il quale si fanno anche manovre “lacrime e sangue” e che, in sostanza, è quasi un falso debito. E’ la somma di danaro che si “deve” alla Bce perché crei il danaro e ce lo metta a disposizione previo pagamento di interessi. Si arricchiscono, quindi, i banchieri dal momento che, come detto, anche la Bce è da considerarsi quasi privata.
Non so cosa potrà succedere ma, di certo, molti banchieri fanno o hanno fatto politica, ( vds. Einaudi e Ciampi ), e da molto tempo si fa anche il nome di Draghi, attuale governatore della Banca d’Italia nonché introdotto anche nella Bce. Come si può dedurre, forse i Parlamenti non servono a nulla. Peccato che non ci venga mai detto nulla sulla “creazione del denaro”!
Come è possibile che la proprietà del denaro non faccia parte della struttura politica dello Stato? Meno male che qualche cosa sembra si stia muovendo; c’è in atto qualche denuncia inerente al “signoraggio”, ci si comincia a chiedere perché il rapporto di cambio lira-euro sia stato fissato a quel livello, si vuol veder chiaro nell’accumulo infinito di “debito pubblico” adesso dovuto alla Bce. Non è un caso che si comincia a dubitare dell’euro dal momento che anche nella, cosiddetta forte Germania, il Presidente della Confindustria tedesca abbia proposto come , per il salvataggio dell’euro, sia opportuno spaccarlo in due con una metà al nord, ai popoli a trazione tedesca, ed uno al sud ai poli meridionali con baricentro francese, italiano, spagnolo. Di certo la Merkel comincia ad avere seri dubbi al punto da cominciare a vedere con occhio benevolo chi chiede di abbandonare l’euro.
Non so cosa potrà succedere ma sarei molto grato se, aprendosi un corretto e chiaro dibattito sull’argomento, riuscissi a diventare euroentusiasta. Per ora continuo ad essere euroscettico.