Pare che non sia una novità nei Paesi anglosassoni quella di reclutare pazienti per gli studi clinici tramite Facebook, Myspace e gli altri social network.
E’ nota, infatti, la difficoltà sino a qualche tempo or sono per il mondo della ricerca, di rivolgersi a una platea il più ampia possibile al fine di selezionare nel minor tempo utile e con costi ridotti i potenziali soggetti da sottoporre a ricerche scientifiche di vario tipo.

Un articolo pubblicato nell’autunno di un anno fa su Newsweek dal titolo “Pharma’s Facebook”, segnava di fatto la svolta in materia da parte della comunità scientifica che faceva il punto su un nuovo sistema di reclutamento basato sui mezzi di comunicazione di massa ed in particolare sui social network a maggiore diffusione. Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori nonché fondatore dello “Sportello dei Diritti”, l’importanza di avere una sempre maggiore platea di potenziali pazienti per favorire la ricerca scientifica anche nel Nostro Paese, impone una svolta in tal senso anche in Italia.
Infatti,  riteniamo che sia giunto il  tempo che la nuova “tendenza” scientifica si diffonda anche nella Nostra comunità scientifica anche se pare stia iniziando ad attecchire, se risulta che in Puglia sia stata già effettuata nel maggio 2009 la prima indagine epidemiologica su base volontaria, studiando un campione di cittadini per stimare la frequenza di portatori sani di Neisseria meningitidis tra gli studenti iscritti alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Bari di età compresa tra i 20 e i 24 anni. Accanto alle tradizionali modalità di arruolamento (lezione frontale, il passaparola, l’ambulatorio dedicato, l’evento ADE – Attività Didattica Elettiva) – per quanto viene riferito dallo studio in questione -, è stato introdotto l’utilizzo del social network Facebook.

Dalla ricerca risulta infatti rilevabile come l’uso del web ed in particolare del noto social network abbia permesso di raggiungere la popolazione “bersaglio” con una rapidità certamente superiore ai tradizionali metodi di reclutamento con ciò comportando anche un risparmio in termini di costi anche se quello selezionato – sempre secondo quanto riscontrabile dall’indagine – è soltanto un campione di convenienza, certamente non rappresentativo della popolazione generale. Concordiamo con la circostanza che ancora oggi nel Nostro Paese la maggioranza di coloro che si iscrivono ad un social network possano avere caratteristiche diverse dalla popolazione generale (ad esempio, un livello d’istruzione e un reddito più elevati). E questo è particolarmente vero in Italia, dove Internet, e di conseguenza i social network, vengono utilizzati più frequentemente da particolari categorie di persone.

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