Contro la teoria dell’evoluzione della specie – una delle teorie scientifiche forse più “divulgate” nella storia, proprio per la sua immediatezza concettuale, la cui ‘divulgabilità’ risulta certamente abbastanza elevata solo se paragonata, ad esempio, alla relatività speciale – oggi si scagliano spesso voci che ignorano, scientificamente parlando (e più o meno consapevolmente), le basi su cui essa poggia.

Uno dei suoi nemici più recenti – “recente” metaforicamente parlando – è il cosiddetto creazionismo, ovvero la teoria/credenza secondo cui il cosmo sia stato creato direttamente da una o più divinità – o in alcuni casi anche da alieni. È quindi ovvio che le diverse interpretazioni del creazionismo si basino su fedi differenti (più o meno religiose), e che tali “cosmologie” debbano il proprio perché all’interpretazione letterale dei relativi testi sacri a cui fanno riferimento. Qualche esempio: la Bibbia per l’ebraismo e il cristianesimo, il Corano per l’islam, i Veda per l’induismo, ecc. Ma i veri problemi per Darwin e biologi cominciano quando le basi dell’evoluzionismo vengono messe in discussione attraverso quegli stessi metodi scientifici utilizzati per la sua stessa formulazione. D’altronde si sa che il rigido causalismo darwiniano è stato già superato negli anni trenta del secolo scorso da quella che viene definita la ‘sintesi moderna’ (neodarwinismo), avendolo ampliato cioè con la teoria dell’ereditarietà di G. Mendel, che presuppone una certa casualità nelle mutazioni genetiche come sorgente della variazione; con la genetica delle popolazioni, e con la paleontologia. Il discorso diventa invece più complesso quando si fa riferimento – e non sappiamo quanto sia oramai possibile non farlo – alla ‘nuova scienza’ dell’Evo-Devo (la biologia evolutiva dello sviluppo), che si interroga sui rapporti tra sviluppo embrionale ed evoluzione delle specie. Come affermato dal genetista Edoardo Boncinelli: «Negli ultimi vent’anni abbiamo fatto immensi progressi nello studio della biologia dello sviluppo. Tutti gli organismi nascono da un pugno di cellule dette totipotenti, ovvero in grado di dare vita a tutto il resto del corpo. Ma abbiamo scoperto che i geni importanti, così come i meccanismi dello sviluppo, sono gli stessi in forme di vita molto differenti. Diventa quindi importante capire come l’organismo utilizzi questi geni». (CONTINUA) 

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