Un incontro di piena condivisione, quello tra i precari delle ditte che curano in appalto i servizi sanitari ausiliari presso l’ASL di Lecce e una delegazione di Rifondazione comunista. I lavoratori hanno chiesto chiarezza sulle posizioni del Governo regionale, le quali talvolta sono apparse poco coerenti

e determinate; l’assessore regionale del PRC, Maria Campese, ha confermato la netta volontà della Giunta di portare a termine il processo di internalizzazione dei servizi, anche se in questa fase è bloccata dal ricatto del Governo centrale che ha posto tale blocco tra le condizioni per accettare il piano di rientro economico.
Gli interventi di Piero Manni, Roberta Forte e del segretario regionale Nicola Cesaria hanno ribadito non soltanto la solidarietà ai precari in lotta per un lavoro dignitoso e per servizi migliori, bensì anche il pieno impegno del PRC a mettere in atto tutte le iniziative utili alla soluzione della vicenda. Da tali interventi e da quelli dei lavoratori sono emerse le responsabilità della destra pugliese e nazionale nel boicottare le internalizzazioni, ma anche quelle del Governo regionale il quale prima ha rallentato il processo a causa delle resistenze presenti nel la maggioranza del centrosinistra, e poi ha ceduto al ricatto del Governo nazionale e di Fitto in particolare i quali hanno avuto paura della portata fortemente innovativa (e lesiva degli interessi di cooperative e ditte appaltatrici) di quanto avviene in Puglia.
I lavoratori hanno espresso tutta la loro determinazione nel continuare ad oltranza la loro battaglia (e se necessario a radicalizzarla) perché i servizi ausiliari vengano svolti dalle società in house già costituite presso ogni ASL; il passaggio dalle ditte private, dalle pseudocooperative e dalle sedicenti associazioni di volontariato porterebbe tre risultati positivi per la sanità pugliese: un miglioramento dei servizi sottratti al criterio del massimo utile a favore delle ditte; un risparmio (come è già avvenuto nelle esperienze in corso) grazie all’eliminazione della intermediazione delle ditte; infine una sistemazione dignitosa e stabile per i lavoratori, che avrebbe una ulteriore ricaduta positiva sulla qualità delle prestazioni.

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