Di seguito il testo integrale della lettera che il presidente della regione Puglia Nichi Vendola ha inviato al Ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.
Egregio Ministro Fitto,
la scelta del governo di imporre il blocco delle internalizzazioni in sanità tra le condizioni necessarie per la firma del “Piano di Rientro”

della Regione Puglia, rischia di produrre gravi conseguenze per la vita e il futuro di migliaia di lavoratori e lavoratrici. Si tratta di uomini e donne che all’indomani del voto unanime in Consiglio regionale avevano visto concretizzarsi la speranza di accedere ad una condizione lavorativa dignitosa e certa sul piano dei diritti. Noi abbiamo chiamato “internalizzazione” l’auto-produzione di servizi alla persona mediante società in house delle Asl, e l’abbiamo concepita non solo come una trasformazione della condizione soggettiva di lavoro, ma come un netto miglioramento del servizio sanitario a partire dai ruoli più di trincea come nel caso del 118. Nelle prime stesure del Piano di rientro avevamo considerato l’internalizzazione come una voce di risparmio, visto che le esternalizzazioni rappresentano una lievitazione incontrollata della spesa sanitaria. Poi la politica ha invaso il recinto della ricognizione tecnico-contabile mirata a determinare entità e tipologia dei tagli necessari. Le è noto, signor Ministro, quanto il mio governo abbia considerato inappropriata e vendicativa quella ingerenza nell’attività e nelle prerogative del Consiglio regionale: avevamo legiferato, voi avevate impugnato le norme dinanzi alla Corte Costituzionale, perché non attendere il giudizio della Corte? Perché non verificare la fondatezza delle nostre argomentazioni in merito alla convenienza sociale, sanitaria e persino economica delle internalizzazioni? Forse perché, come aveva dichiarato il Ministro Tremonti, bisognava evitare la propagazione di un contagio? Vuol dire forse che i diritti del mondo del lavoro sono un contagio?
In un quadro nel quale la crisi economica produce un drammatico peggioramento delle condizioni di vita e una sensibile riduzione dei livelli occupazionali, la vostra imposizione  rischia di configurarsi come un ulteriore elemento di aggravamento della già fragile condizione sociale nel nostro territorio.
Per questi motivi, convinto che sia interesse comune quello di tutelare il lavoro e i diritti, ma anche di tutelare la qualità dei servizi sanitari, ritengo necessario riaprire una discussione tra Governo regionale e Governo nazionale che, al di fuori di ogni sterile contrapposizione, individui gli strumenti e i percorsi più opportuni per risolvere questa situazione nell’interesse della Puglia e della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. Se ci fosse la disponibilità a riaprire un confronto serio e costruttivo sarebbe davvero un segnale di buona politica.

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