“Il disagio complessivo delle generazioni più giovani non rimanga inascoltato”. In concomitanza con le manifestazioni studentesche a Roma contro la riforma universitaria all’approvazione in Senato, la cerimonia di intitolazione dell’ITC di Santeramo a Pietro Sette

è stata per il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, l’occasione per tornare sui problemi degli studenti e dell’occupazione giovanile, davanti ai ragazzi santeramani.
“Le difficoltà del mondo del lavoro ricadono su una società che sembra seriamente ammalata, con sempre più famiglie attratte dall’orbita della precarietà e dell’indigenza. La Regione fa il possibile per rendere la Puglia un’isola meno sofferente delle altre regioni del Mezzogiorno, ma da sola non può essere risolutiva. C’è il bisogno urgente di politiche occupazionali serie a livello nazionale e va chiesta una prova di maturità e di responsabilità anche alle imprese, in questa fase di crisi così pesante.
Con la delocalizzazione delle aziende, che chiudono nel Meridione e si spostano verso il Nord e all’estero, un esercito di disoccupati si aggiunge a quello dei ragazzi, costretti a cercare un futuro lontano da casa. E sono tutti preparati, molti laureati.
Così il Sud rischia di trasformarsi in una polveriera.
La Regione non lascia soli i giovani. Ha creato dal niente i progetti Bollenti Spiriti, Ritorno al Futuro, Principi Attivi, interventi che fanno leva sulle energie più fresche. Avvertiamo il dovere di valorizzare il talento delle nostre giovani generazioni, vogliamo fermare l’esodo dei ‘cervelli’ verso aree più attrattive.
Per questo la Puglia continuerà a combattere contro il precariato. L’azione che la Regione conduce da cinque anni non può che continuare, anche se la battaglia per sconfiggerlo non è la più accreditata nei palazzi romani. Siamo fortemente determinati a far valere le ragioni dei lavoratori e il diritto dei giovani ad un futuro.
Anche il diritto dei giovani alla protesta. Sarebbe auspicabile un atteggiamento di attenzione e di ascolto da parte del Senato e del Governo nazionale, con la disponibilità ad avviare un dialogo serio sui problemi degli studenti, che sono difficoltà di oggi, per le questioni riguardanti la scuola e la riforma universitaria, ma anche di domani. Infatti, sono proiettate anche sull’avvenire, per quanto riguarda il lavoro, anzi, la mancanza di lavoro.
Quella che sta uscendo dagli istituti superiori e dagli atenei è già chiamata la generazione del lavoro mai. Al danno della disoccupazione non si aggiunga perciò la beffa della criminalizzazione della protesta. Non può essere considerata una rivolta giovanile irresponsabile, è la denuncia di una condizione che preoccupa i ragazzi e non solo.
È giusto che i giovani possano dimostrare in piazza ed è importante che lo facciano pacificamente. Rinnovo perciò l’auspicio che sappiano dimostrarsi capaci di isolare i violenti e mi conforta il senso di responsabilità che hanno già mostrato con la scelta di evitare la ‘zona rossa’, nonostante la provocazione del sindaco Alemanno, che ha esteso la zona interdetta nel centro di Roma.
È la testimonianza che i nostri ragazzi sono maturi e sono disposti ad accettare le regole della democrazia, ma nello stesso tempo nessuno può mettere in discussione il loro diritto di protestare e, soprattutto, di essere ascoltati

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