La lettura di un libro corrisponde ad una pausa, ad un “attimo” di sospensione dalla realtà vissuta, per una proiezione in una realtà “altra”, che l’autore crea per avvincere, per condurre il lettore in un mondo parallelo.

Una finzione organizzata per sembrare vera, perché racconta vicende di uomini, di quella varietà di individui con i quali ci si ritrova a condividere l’universalità dell’essere racchiuso in uno spazio-tempo compreso tra la nascita e la morte.
Lo spazio esteso tra la presa di coscienza di appartenere al mondo dell’esistenza e la consapevolezza dell’universalità della morte corrisponde al flusso di un tempo ritmato da onde incalzanti e distendenti, da picchi che si avvitano in vortici ascendenti e discendenti. Luoghi ed eventi all’interno di tali flussi spazio-temporali sostengono percezioni e sentimenti, riflessi della coscienza e dei profondi moventi interiori dell’uomo. Moti di un flusso in cui l’essere si espande, vaga e fluttua in diverse dimensioni, per ricongiungersi a chi ama. Di quale amore?

In “L’amore fuggitivo” l’autrice Pamela Serafino racconta l’amore dei due protagonisti per mezzo di un susseguirsi d’intrecci psicologici, con un racconto che si snoda intorno ad un sentimento disperato, che induce alla ricerca di una risposta risolutiva ritenuta fondamentale per appianare le tensioni derivate dal conflitto interiore che mina la psiche dei due amanti.
Il racconto assume i caratteri del giallo psicologico, poiché di questo genere riprende la capacità di creare attesa nel lettore, un’aspettativa condotta con ritmi serrati, scanditi non dalle azioni, bensì dai vincoli psicologici, dai conflitti interiori, per intrecciare una trama il cui nodo finale è un segreto racchiuso nel passato che diviene, forse, impossibile svelare.
Una narrazione aperta alle evocazioni non solo letterarie ma anche sociali, con alcuni richiami a temi esistenziali che fanno da sfondo al dramma individuale del protagonista e lo sostengono con alterni rimandi.
Con uno stile elegante, ricco di immagini metaforiche, a volte vagamente surreali, la narrazione procede su piani temporali differenti, uno consumato nel passato e l’altro presagito nel futuro, artifici letterari capaci di coinvolgere il lettore nella ricerca degli indizi che conducano allo scioglimento finale.  
La diacronia letteraria cui l’autrice attinge, facendone una esperienza personale, rievoca nella narrazione, in maniera più o meno esplicita, le suggestioni della poesia di Cesare Pavese- con la rappresentazione della morte, forte, immediata, priva di pudore e reticenze- le figure femminili di Paul Devaux – estatiche, assenti, misteriose creature senza tempo – l’atmosfera delle trame di alcuni romanzi di Sàndor Màrai- inquietante e vorticosa.

Sull’onda oscillante dei contrasti e dei contrappunti di luce-ombra, in “L’amore fuggitivo” si creano specifiche atmosfere, dove tutto incalza o recede in forma d’onda e si riassume nell’immagine metaforica del mare, i cui moti scandiscono le sequenze fluttuanti del racconto.
Il mare come metafora dell’imprevedibilità e dell’imponderabilità degli eventi della vita, il mare come tumultuoso affollarsi dei pensieri nella mente del protagonista, conseguenza dell’ansia e dell’orrore che l’attanaglia togliendogli le forze, quando, in un estremo transfert dettato dall’amore, anch’egli assapora lo scivolamento verso il declino inesorabile che aveva trascinato la sua amata verso il suo profondo e insidioso baratro.
Dal significato ultimo del dramma raccontato, nel quale emerge la difficoltà di penetrare nei meandri della psiche e porre sul piano della coscienza gli stati d’animo che conformano i moventi interiori, si eleva un elemento catartico che riscatta infine dall’amarezza subita. Ogni dramma individuale, universalizzandosi, viene assorbito nelle dinamiche più complesse di un’idealità, latente all’iter della storia, che aspira a comprendere e a modificare le cause profonde, individuali e sociali, che lo hanno determinato.
Le schegge di verità ricercate dal protagonista formano, pertanto, un’unità riferibile alla ricerca del senso che l’essere intende dare alla propria esistenza, alla base della quale, fondamentale, si pone la possibilità di esercitare la propria personale volontà di agire. Per l’essere, individuale e sociale, s’intravede perciò l’opportunità di poter comunque scegliere tra due direzioni opponibili per intraprendere la via di una sempre rinnovata ricerca e formulare altre -ideali, incerte, mai definitivamente vere e risolutive, ma comunque necessarie e  consolatorie-  umane, possibili certezze.

Edizioni Progetto Cultura – Collana Le scommesse, Roma Novembre 2010

Marisa Grande
www.synergetic-art.com

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