La GalleriaPinacoteca Stomeo di Martano con  un omaggio alla  Milano dagli anni ‘60 alle porte del 2000 inaugura domenica 19 dicembre 2010  la collettiva: Nel Silenzio di Brera.

“A Brera approdo di artisti, isola che non importunava il traffico e poteva essere mantenuta com’era senza snaturarne l’uso, in una Milano nei giorni della consapevolezza delle coscienze, nei giorni della ripresa economica e culturale con 2 catastrofiche guerre alle spalle c’era chi produceva, nonostante tutto, Arte”.

Nella GalleriaPinacoteca sono  esposte 26 opere di artisti lombardi che dagli anni ’60 alle porte del 2000, hanno segnato dei percorsi artistici significativi nel panorama non solo italiano, ma internazionale: da Natale Chiesa a Luigi Bonalumi, pittore della vecchia Milano, a Gustavo Boldrini, Monti, Renella, Bottero, Pascal, Reani. In Galleria sono esposti informali, immagini di una Milano che forse oggi non esiste più, paesaggi, nature morte. Sono opere di artisti che sono vissuti e si sono formati a Milano, nel cuore di Brera, il quartiere che raggiunse la fama di zona prestigiosa e di divertimento anche oltralpe, quando, a partire dagli anni ‘70 cominciarono a diffondersi i primi Pianobar.
Ed è proprio la titolare di uno dei più suggestivi locali, sorto in quegli anni, il Club 2, che racconta la storia di quegli artisti che per sbarcare il lunario vendevano a poco prezzo le loro opere oppure, quando il conto aumentava vertiginosamente, dicevano: dài ti faccio un quadro.
Silvana Restelli, artista anche lei, così si chiama la proprietaria, racconta con un pizzico di nostalagia, ora che il Club 2 è stato venduto, che le opere, appese sempre allo stesso posto, per anni hanno vissuto gli umori degli avventori, la musica del pianoforte che ogni sera proveniva “dal locale di sotto”, i baci che gli innamorati si rubavano all’ombra di un angolo più intimo del locale.
“Di questi artisti alcuni sono divenuti  famosi, come Fontana, Chiesa e Bonalumi e… da quel momento  non si sono più sognati di venire al  “2”. Ma, oggi a Brera si sa, come si è sempre saputo, che il mio locale  era diverso, lì i quadri c’erano e i pittori ci sono passati”.
Ho chiacchierato con  Silvana  sulla sua “collezione privata” che in questi giorni esponiamo nella GalleriaPinacoteca Stomeo  sulla  quale mi ha  raccontato aneddoti ed episodi inediti.

Al Club 2 sono affezionata perchè qualche anno fa,  il Caffè Letterario Mimose di Lecce ha organizzato 2 serate, insieme a mia figlia Clelia che conosceva  Silvana e respirava l’aria di Brera.

“Il  2”  così veniva chiamato il club 2 , “fra i locali di Brera li superava tutti come impostazione, l’Enzo il proprietario,  fu il primo a capire l’importanza di unire al drink la musicalità di un pianoforte, così scrive l’autore Gilberto Malaguti nella sua pubblicazione “c’era una volta in brera…”
“ si usciva dal 2 per ritornare al 2 dopo aver fatto sosta a Nero, all’Angolo, al 17. Un via vai da porto di mare, nel giro di un’ora incontravi tutti. Allora a Brera non si dormiva mai, quando in pochi si restava al 2 in attesa dell’alba per ricominciare daccapo un’altra giornata”.

Accoglienti sale dove ti ricevevano una calda luce diffusa, il fumo delle sigarette, le note di un pianoforte e  il profumo del caffè…
Silvana Restelli mi ha inviato un testo su dei fogli buttando giù alcune immagini e sentimenti.
“Riguardando questi vecchi quadri del 2 non avrei mai pensato mi potessero affiorare tante sensazioni. A volte pensi in altro modo di cose che possedevi da tempo. O forse è il rincrescimento di venderli? Certo non si può tenere tutto. Dove metterli se lo spazio si restringe e poi,  non li puoi certo portare nella tomba! Per questo ho deciso di venderli…
E quante volte li ho visti per anni e anni, sempre quelli, sempre gli stessi. Ma solo in momenti come questi li vedi veramente per quello che sono per te.
Per anni gli passavi vicino e non li osservavi più o gli davi un’occhiata con disattenzione. Loro sempre lì appesi, a volte spostati in un’altra sala, eppure presenti, diventati un po’ più vecchi insieme a te, nonostante tu hai sentito dire dai clienti: il locale va svecchiato, i gusti sono diversi,le luci, i colori, l’arredamento, che è  più facile trovare esposizione di molti quadri nelle sale dei ristoranti, perchè nei locali si hanno altre cose: stampe, manifesti”.

Natura morta
È il primo che notavi entrando al 2 sulla parete che correva parallela alla scalinata che portava giù alla cantina dove suonava l’orchestra jazz. Non si poteva non notarlo, anche se di sfuggita, era il primo che incontravi ed era come se dicesse: ehi tu! io sono il primo, qui tu stai entrando al 2, questo è un locale diverso, qui i quadri ci sono e i pittori ci sono passati.
Una sera lontana sparì ed Enzo disse che forse se lo era ripreso l’autore. Di fatto ricordo che glielo avevo chiesto. Non si fece né si disse nulla. Si era comunque ripreso la sua creatura

Renella- Vaso di fiori
Non ho conosciuto l’autore. Questo dipinto ha sempre avuto un posto particolare. Sulle pareti rosse del locale creava come una finestra, un trompe d’oeil.  Prima stava in una nicchia che ha accolto negli anni tanti clienti accucciati in quel vano che li avvolgeva come un grembo.
Si dovette cambiare posto, perchè la sala venne fagocitata dal bar, ma fu trovato un altro angolo particolare. Nell’ultima saletta  al tavolo preferito delle coppiette tranquille che volevano isolarsi dal mondo per amarsi.
Potesse parlare credo sia il quadro che avrebbe più da raccontare. 

Luigi Bonalumi
Lo conobbi quando Enzo gli commissionò quadri dello stesso stile di quelli già dipinti ed esposti nel locale, minuto e mingherlino con una barbetta grigio bianca
Ci fu un periodo in cui con la Wilma sembrava si scannassero ad ogni incontro. Due agitati per un amore malsano. Verso gli anni 90 lasciò l’Italia e la sua compagna Wilma per trasferirsi a Parigi con una donna più giovane.
Wilma mi diceva: io andavo a pulire i cessi al Motta per comprare le tele al Bonalumi. Andando indietro nel tempo vedo la Wilma come una Littizzetto del passato, acuta e ottima osservatrice. Wilma leggeva le carte.

Bonalumi fu traduttore, poeta, pittore, saggista, scomparso nel 2004, maestro di vita e punto di riferimento per quanti hanno avuto a cuore le sorti della cultura e della giustizia sociale. Portaluri scrisse: non la Milano dei palazzi del dopo 45, dei grattacieli o case rialzate da noti architetti con tavolette di ceramica come cioccolato fondente, ma la Milano eroica, quella residua, quella sentimentale della bella epoque colore ocra: case vecchiotte, addossate l’una all’altra come fossero stanche di star dritte. Case di cui Milano era formata con strade strette, gli androni, i cortili conseguenti, i ballatoi, le classiche ringhiere”.

Gustavo Boldrini
Le donne   
Era fra le 2 porte d’entrata dopo la ristrutturazione del 91 ben in vista quasi a voler imporre gli sguardi delle 2 donne sugli avventori. Mi stupì un cliente giapponese che mi chiese conferma se era Boldrini. Meritava più fama e successo, fu il primo a premere il tubetto direttamente dalla tempera sulla tela.
Doveva essere un bel tipo, per alzare le sue quotazioni si dette più volte per morto. Questo mi diceva Enzo e poi morì per davvero, all’improvviso, in un incidente d’auto.

Venezia
San Marco si staglia così deciso, te lo trovi davanti e ti senti lì nella piazza.

Pascal

Le case ben soleggiate e un cielo così blu. Un cielo che fa già notte  e quelle case vuote e senza un’anima, forse c’è tanto sole e la gente si riposa. Ma io non sento questo è come se mancasse qualcosa , su per i vicoli e su per le scale,
al di là dei tetti vuoti, dentro le finestre vuote. Come in una fiction su un set cinematografico tutto pronto perchè si giri …domani.
c’è desolazione. Forme ferme e ben delineate, linee statiche per fermare, fissare l’inquietitudine. Le finestre vuote come occhi spalancati e attoniti, dove il fermento di un’anima  si ferma e prende respiro. Conoscevo Pascal, animo inquieto e in subbuglio.

Renato Natale Chiesa
Apparentemente tranquillo ma sempre impegnato in qualcosa. Dipingeva forme spirali che io chiamavo palle e lui  puntualizzava bonariamente, indispettito, specificando che erano bolle iridescenti.

Il porto
C’è poco del mare. Non arriva risacca, non vedi passare imbarcazioni che vanno ad ormeggiare. Sei nella parte più antica, alle origini, nel porto sei al sicuro, al riparo dei tanti venti e i colori sono quelli della fanciullezza,della dolcezza. In una dimensione fantastica.

Bottero             
Milano insolita, Milano sotto la neve, silenzio a Milano? proprio così!

Casella- Foglie  
(è troppo grande disse Silvana  e se l’è ripreso) Una scusa?
Il quadro fu dipinto proprio al 2. Avendo Casella  un conto che stava diventando un po’ troppo importante, sebbene non fosse per nulla taccagno, Enzo volle ricordargli che era meglio saldare il debito prima che lievitasse  ancora. Si sentì dire: dai ti faccio un quadro 
Così Casella in un batter d’occhio, uscì dal club attraversò la strada e entrò nella falegnameria del Cavallerossi che stava proprio nel lato opposto non lontano dalla Chiesa sconsacrata di San Cristoforo. Ritornò con una grande tavola di legno, la collocò in un angolo e cominciò a dipingere con la bottiglia che non mollava mai. Spesso si attardava con Boldrini e Enzo alcune volte diceva dobbiamo buttarli fuori giacchè non terminavano mai con le loro accese discussioni artistiche. Così li prendeva e li buttava fuori. Se ne andavano via come agnellini, bisognava farlo per dargli la dimensione del tempo  che passava, non silenziosi perchè si sentiva da lontano la eco del loro vociare.

La GalleriaPinacoteca Stomeo
rimarrà aperta tutti i giorni compreso sabato e domenica dalle ore 9.30 alle 12.30 dalle ore 16.00 alle ore 21.00. Chiuso il Lunedì.

Martano -Via Caprarica,11
Info.0836632728

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