Vignetta Massimo DonateoIl film-maker è una figura professionale -anche un’attività amatoriale – apparsa in questi ultimi decenni in cui lo sviluppo tecnologico ha permesso la nascita di un cinema indipendente anche se povero.

Registi e regia  

Il film è un prodotto artistico di gruppo. La SIAE non considera il regista un autore; paga, per esempio, i diritti d’autore ai soggettisti, agli sceneggiatori, ai musicisti per la colonna sonora, perché le loro opere sono autonome, hanno vita propria. E’ un po’ un’impresa, ma voglio ugualmente provare a individuare cosa permette di definire regista colui che firma un film.
Il criterio della quantità dei film realizzati è assai discutibile. Un regista può aver realizzato mille film  durante la sua vita e non meritare la qualifica di regista.
Se intendiamo esclusivamente il ruolo professionale, uno che più o meno ha lavorato e lavora anche girando pessimi film, è un regista.
Un criterio valido potrebbe essere la valutazione del prodotto, cioè il criterio della qualità. Può essere sufficiente una sola poesia, un racconto, un quadro, una composizione musicale, per definire un poeta, un narratore, un artista, un musicista. Pochi minuti di film possono bastare per definire un regista. Resta un criterio da assumere con cautela: una sola produzione può essere risultato del caso.

Considero allora la formazione. Ed ecco! il tentativo di definire un regista naufraga in acque d’ogni tipo. Da quali studi o da quali esperienze proviene un regista? Basta un rapido sguardo e qualche notizia sul panorama dei registi nel mondo  e si viene a conoscenza ( cito solo nomi famosi ) che tra i primi registi c’era un mago ( Méliès ) – e ciò la dice lunga sul cinema – ; alcuni hanno iniziato come fotografi ( i fratelli Lumière, creatori del cinema; Bresson, che era anche pittore ), oppure vignettisti ( come Fellini ); altri come scenografi ( Autant-Lara, Eisenstein ), oppure montatori ( De Palma ). La gran parte proviene dalla recitazione ( per fare esempi: Welles, Chaplin, Lubitsch, De Sica, Eastwood, Clooney ) o dalla sceneggiatura ( esempi da Russia, Inghilterra, Italia, Danimarca, Austria: Dovzhenko, Hitchcock, Rossellini, Dreyer, Mayer );  altri hanno alle spalle attività di romanzieri ( esempi di casa nostra: Pasolini, Soldati ).
È  certo comunque che bisogna avere una buona cultura di base; che è necessario aver studiato in qualche modo che cosa significa fare cinema; che bisogna aver visto molti film non come semplici spettatori ma con lo sguardo particolare di chi ha voglia di realizzarne uno; che conviene seguire concretamente tutte le fasi di lavorazione per imparare imitando, per imparare facendo. Dunque il regista in ultima analisi si forma sul campo? Ma cosa c’è prima? Ci può essere tutto, l’abbiamo visto!  
Questo della formazione sembra criterio inapplicabile: siamo in presenza di assai differenti percorsi. Provo un criterio semplice, pratico: quello de “ le cose che fa il regista ”.
Il cinema è un mondo complesso. Questo film è di Tizio e questo è di Caio. Poi si scopre che Tizio ha partecipato, con notevoli contributi di creatività, a ogni fase di lavorazione, dalla scrittura al set al montaggio, e si è occupato anche della musica. Come Charlie Chaplin. Caio invece è stato presente solo sul set. È  giusto che sia Tizio che Caio siano considerati alla stessa stregua, che a proposito del loro film si parli di tutti e due allo stesso modo, che insomma ambedue firmino l’opera? Ciò mi indigna.
Eppure questo criterio per definire  un regista non è proprio da scartare. Certo  non dobbiamo assumere Chaplin come modello, sarebbe gravoso. Tale modello ci suggerisce che il regista deve essere in grado almeno di intervenire in qualche modo e misura nelle più importanti fasi di creazione del film.

Fare il regista è professione, arte, di una complessità straordinaria. Ci sono film che ci agganciano per l’intreccio della storia che non fa una piega, coerente, densa di emozioni; oppure film spumeggianti per i dialoghi serrati, intensi. E queste sono due differenti capacità proprie di chi scrive. Ci sono film che colpiscono per la fotografia, atmosfere forti o delicate che esprimono già il senso della storia; per il montaggio, lento per assimilare o al contrario  rapido, che ci lascia senza fiato e ci tiene ancorati alla poltrona. Il regista può non avere tutte queste capacità, può non essere uno scrittore o un fotografo o un montatore, o può avere solo una di queste capacità, la cosa necessaria è che sia in grado di avvertire il fascino di ciascuno di questi linguaggi, di avere la sensibilità affinata per suggerire quantomeno in ogni fase ciò che occorre. Un regista discute con lo sceneggiatore e dà il suo contributo già per il film scritto sulla carta; quando è sul set sa ciò che vuole e lo chiede al fotografo e agli interpreti; siede infine accanto al montatore e insieme a lui sceglie le inquadrature, costruisce la sequenza, determina il ritmo.

Nel film Tango C. Saura ci presenta un momento significativo di creatività di gruppo. La sequenza tratta della nascita di uno spettacolo a opera di un gruppo creativo formato da personaggi che rappresentano il regista, lo scenografo, il fotografo e il coreografo. Lo scenografo illustra un bozzetto al regista. Appena lo scenografo termina di parlare ecco il fotografo e il coreografo, prima l’uno poi l’altro, intervengono  e trovano le loro  soluzioni da inserire nella scena ipotizzata  dallo scenografo. Il regista ascolta semplicemente, ma la sua attenzione e il suo coinvolgimento sono tali che si avverte che egli sta sostenendo quelle proposte. Per me questo è il valore aggiunto: un regista deve anche saper guidare un gruppo creativo.
Il tentativo di definire il regista e la regia è servito. Mi sono chiarito le idee su ciò che deve saper fare un regista e di quali collaboratori può fare a meno il film-maker ( per risparmiare ). Se è solo, non ha bisogno di sapere guidare un gruppo creativo; però allora non gli può bastare di avvertire il fascino dei vari linguaggi, deve essere in grado almeno di esprimersi con i linguaggi necessari al cinema. Il che significa saper utilizzare carta e penna, una buona telecamera, un soft per il montaggio.

se fossi

 

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