Piano delle Alienazioni, ossia  cambio di destinazione d’uso degli immobili di proprietà comunale e messa in vendita degli stessi. Per il gruppo Pd provinciale la svendita della città a danno dei cittadini fruitori di minori servizi, per il Sindaco Perrone e l’Assessore al Bilancio Monosi, il ricavo utile alle casse comunali di strutture fatiscenti che costano troppo

E su questi due punti si dibatte da fine novembre, in seguito all’approvazione in Consiglio comunale del Piano. Già durante il Consiglio ci fu un lungo dibattimento che vedeva l’opposizione schierata sul fronte del no alla messa in vendita degli immobili. Oggi, in conferenza stampa, l’Onorevole Rotundo con il segretario provinciale Salvatore Capone, il segretario cittadino Fabrizio Marra e l’architetto Raffaele Guido, responsabile dell’urbanistica per il Pd, si sono detti disposti ad una trattativa: se il Piano delle Alienazioni ha validità legislativa, i referenti chiedono l’inalienabilità di una parte di quei beni considerati “gioielli di famiglia della città”, quelli cioè strumentali alle funzioni dell’ente.

Il progetto dei beni alienabili prevede 480 mila metri quadri per oltre 1 milione e 100 mila metri cubi di cui 600 mila con una nuova destinazione urbanistica di tipo commerciale a svantaggio di scuole, verde, parcheggi, strutture pubbliche e spazi collettivi, insomma un assetto nuovo alla città. La vendita con cambio di destinazione d’uso della Scuola Materna in Piazza Partigiani, dell’Ufficio Tributi in via M. Palumbo, degli Uffici Comunali in via Braccio Martello, dell’Istituto Magistrale in via Leuca, dell’Ufficio Tecnico comunale in viale Marche, del Tribunale Penale in viale De Pietro e la Pretura di via Calabria contravverrebbe alla legge regionale che prevede la possibilità di deroga a singoli interventi di valorizzazione immobiliare, mentre in questo caso si tratta di una variante generale del piano urbanistico.

E’ quello che ha illustrato l’Architetto Guido considerando il Piano Regolatore Generale risalente al 1983 e dal quale si è approfittato delle deficienze per riscriverne di fatto uno nuovo senza la dovuta prassi. Il vecchio PRG infatti, prevedeva una vincolistica di 5 anni degli spazi pubblici dopodiché scattavano le concessioni per le attività edilizie, mentre erano destinati 22,15 metri quadri per ogni abitante a fronte degli attuali 18 minimi consentiti dalla legge. Tutto ciò non converge con le regole regionali. Il PRG andrebbe riscritto con una perequazione urbanistica, cioè un valore edificatorio uniforme a tutte le proprietà che possono concorrere alla trasformazione ai fini di dotazione di spazi da riservare alle opere collettive. Questo ovviamente, ha proseguito l’Architetto, non può essere stabilito da un Assessore al Bilancio.
Le richieste del gruppo politico, oltre alla revoca della delibera comunale, prevedono anche l’intervento del Governo regionale affinchè valuti la legittimità dell’attuale Piano delle Alienazioni, in conformità con la legge regionale 112/2008 ed un nuovo Piano Straordinario di Edilizia Residenziale Pubblica per sopperire all’emergenza abitativa della città.

 

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