L’appuntamento del “San Paolo” giunge in un momento che i due allenatori, per evidenti ragioni, avrebbero gradito evitare: De Canio deve sconvolgere l’assetto della convincente prestazione sfoderata contro il Chievo, a causa delle assenze con cui deve fare i conti; deve perciò trovare le alternative frugando tra i ventisei dell’organico di cui dispone; ventisei e non ventotto perchè, di fatto, Reginiussen e Diamoutene sono presenze virtuali.

Si vedrà quali numeri usciranno dal cilindro.
Mazarri deve reinventarsi l’intero reparto difensivo; deve rinunciare anche a Lavezzi. Ma deve mettere in conto anche il dispendio di energie fisico-nervose immolato giovedì sera sull’altare del passaggio di turno di Europa League: novantaquattro minuti giocati ventre a terra non sono propriamente una seduta infrasettimanale di allenamento, tuttaltro!
E’ questa una situazione che il Lecce ha l’bbligo di sfruttare; per farlo con esiti positivi dovrà staccarsi dallo stereotipo da trasferta che fin qui ne ha caratterizzato il percorso. Già, perchè da qualunque angolazione la si voglia inquadrare, questa del “San Paolo”, per il Lecce, è una trasferta che , vista dal versante giallorosso, si coniuga ancora con quell’altra che vorremmo dimenticare:”Tabù”.
Ma qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, di positivo, può accadere prpr io in forza della compattezza e della vena realizzativa evidenziata contro il Chievo; senza tuttavia dimenticare che si giocava al riparo delle mura amiche!