I consigli comunali che rappresentano oltre un terzo della popolazione delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, circa un milione 800 mila persone, si è espresso favorevolmente all’istituzione della Regione Salento facendo raggiungere il quorum per l’indizione del referendum costitutivo.

Quale opinione riguardo al Progetto Regione Salento, è un progetto realizzabile?

“Ci sono percorsi naturali, fisiologici, che non possono e non devono essere strumentalizzati o, peggio ancora, contrastati. Penso alla crescita e allo sviluppo psicofisico di un figlio, che ad un certo punto della sua vita, pur con dispiacere dei genitori, decide di proseguire da solo, in autonomia, il suo percorso di vita; penso al discepolo, che dopo anni di apprendistato e di vicinanza devota al suo maestro, decide di tentare quella svolta professionale, tesa non soltanto ad aumentare gli eventuali introiti economici, ma anche e soprattutto ad accrescere la sua responsabilità e la sua capacità di sfidare se stesso, gestendo un percorso lavorativo in autonomia.
Due esempi banali, forse, ma che rendono perfettamente l’idea di come, ad un certo punto della vita di ognuno di noi, diventi fisiologico invertire la rotta, riposizionare la bussola e dar vita ad un nuovo percorso di crescita e di responsabilità, che non può essere procrastinato, pena: il sentimento di frustrazione, l’insofferenza, il mancato impegno, la delusione.
Aspetti negativi, che possono compromettere per sempre il futuro e, dunque, la speranza.
Ebbene, ritengo sinceramente che la costituzione di una Regione Salento rappresenti, senza ombra di dubbio, quel percorso naturale e fisiologico, spontaneo e produttivo, che non può essere ignorato, zittito, ostacolato e mortificato. Il perché ci è subito offerto dal passato e dall’attuale presente. Che la Regione Salento sia nella “normalità” della crescita di questo territorio, lo dimostra il fatto che, durante i lavori dell’Assemblea Costituente, fu avanzata la proposta di costituire la Regione Salento, dividendo così la Puglia in due regioni distinte.
Senza ripercorrere l’intero cammino di questa che, più che un’idea si presenta come una vera e propria esigenza, è sufficiente sottolineare come già in Assemblea Costituente, le province di Lecce, Brindisi e Taranto sentivano la necessità di costituirsi in un’unica regione indipendente.
Se questo lungo percorso per alcuni può essere un capriccio, un colpo di testa, una posizione assunta  per difendere chissà quali privilegi, per la maggior parte di coloro che hanno a cuore questa terra si tratta di un percorso naturale, fisiologico, spontaneo, che pochi, per chissà quali oscuri disegni e dietrologie, hanno cercato, stanno cercando e, probabilmente, cercheranno di ostacolare.”

Secondo lei quali sono i reali vantaggi che possono scaturire dall’istituzione della Regione Salento?

“Un vantaggio essenziale: sentirsi responsabile di un cammino di crescita politica, economica e culturale, senza elemosinare quell’attenzione che un territorio come il nostro merita a tutti gli effetti. Diciamo una cosa in tutta franchezza:  il Salento, se avesse dovuto attendere gli interventi di una politica baricentrica, non sarebbe mai arrivato ai risultati positivi di oggi e per i quali deve ringraziare i suoi operai, i suoi imprenditori, i suoi professionisti: gente abituata, da sempre, a rimboccarsi le maniche, lavorando con impegno e sacrificio.”

E a chi parla di nuovi sprechi, di aumento dei costi della politica, di altre tasse da pagare cosa risponde?

“Lasciamo da parte le solite scuse, tipo le eccessive spese che il territorio si troverebbe ad affrontare o l’inutile carrozzone politico da amministrare nel caso di una nuova regione. È stato già dimostrato, con numeri alla mano, come la Regione Salento comporterebbe un notevole risparmio gestionale, pari all’80%.
Pensiamo soltanto ai milioni di euro che oggi si spendono per le trasferte degli impiegati regionali o dei dirigenti. Certo non mancano le difficoltà legate alla nascita di una nuova regione.
Esse, tuttavia, non risiedono nel complesso procedimento neocostitutivo, ma nelle logiche di potere dei partiti nazionali, che, solo falsamente, predicano un federalismo fondato sulle autonomie”.

Ma cos’è che non funziona nella Regione Puglia?

“Non è solo per il fatto che la maggior parte dei dirigenti regionali è barese o che la distribuzione delle risorse, dai trasporti alla cultura, avvenga su un criterio 70% (per Bari e Provincia), 30% (per il resto della Regione), ma per un’assoluta incapacità di guardare con sufficiente attenzione a quelli che sono i problemi del nostro territorio. Capisco che detto così può non sortire alcun effetto e passo, allora, a fare qualche esempio pratico, che rende sicuramente più di tante parole. Non intendo guardare solo alla provincia leccese, ma anche a quella tarantina e brindisina, perché, in questo caso, possiamo ricavarne un mezzo gaudio, dal momento che il male è senz’altro comune. Partiamo da Taranto, dove, solo per citare un esempio, si è profilato all’orizzonte il rischio concreto che, dopo 90 anni di attività, possa chiudere in maniera definitiva la Scuola di Formazione dei volontari di truppa dell’Aereonautica Militare. Inutile dire che l’eventuale perdita dell’importante reparto di formazione, oltre che una grave privazione d’immagine per la città, costituirebbe altresì una grave perdita per l’indotto economico dell’area jonica, che vede transitare sul proprio territorio oltre mille giovani provenienti da tutt’Italia; inutile dire che tale smacco fa il paio con il ridimensionamento della Forza Armata anche nella provincia di Lecce, vista l’annunciata soppressione del centro Radar di Otranto. L’eventuale decisione verrebbe presa dal Governo nazionale, ma pensate quale scalpore tale notizia avrebbe destato, se avesse riguardato la città di Bari. Andiamo avanti e parliamo di Brindisi, dove, in conseguenza del piano di riorganizzazione nazionale del servizio sommozzatori vigili del fuoco, presentato dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco, si prevede la definitiva chiusura di 7 nuclei sommozzatori, tra cui, appunto, quello di Brindisi, i cui interventi di soccorso verrebbero effettuati da Bari, per tutto il territorio regionale, anche con l’ausilio dell’elicottero. È facile comprendere come una decisone del genere vada ad impattare non con un capriccio, ma con la vita stessa, dal momento che parliamo di secondi utili a salvare una vita umana. Pensate, anche in questo caso, cosa sarebbe accaduto, se una decisione del genere avesse riguardato Bari e non Brindisi.
Cito solo di sfuggita, sempre parlando di Brindisi, la vicenda del molo crocieristico, su cui si è espresso in maniera molto chiara il Movimento Regione Salento; anche in questo caso, mi chiedo se dietro la decisione della Soprintendenza non ci sia qualche regia occulta da Bari, perché non mi spiego diversamente il rischio di perdere un’occasione ghiotta per la crescita infrastrutturale ed economica del Salento. Anche in questo caso vi dico: pensate se una cosa del genere fosse accaduta a Bari. Infine, Lecce, la nostra provincia, la più lontana, geograficamente, dal capoluogo barese, con Santa Maria di Leuca e Tricase che per gli amici baresi rappresentano, probabilmente, solo una suggestiva meta turistica. Parliamo, in realtà, di centri che potrebbero fare la differenza in un complessivo percorso di rilancio, se solo potessero contare su infrastrutture degne di questo nome. Recentemente, ho detto pubblicamente e con grande dolore, che molto probabilmente la tanto discussa statale 275, che unisce Maglie a Santa Maria di Leuca non si farà mai. Nonostante le tante parole da destra e da sinistra, infatti, si ha come l’impressione che il sud Salento non potrà mai contare su una strada degna di questo nome. Al di là del rispetto dell’ambiente, su cui non c’è da discutere e men che meno da impantanarsi, ho il sospetto che sulla realizzazione della 275 non ci sia la piena volontà di trovare un compromesso, che salvaguardi non solo l’ambiente, ma anche la sicurezza stradale e la crescita di tutto un territorio. È come se, alla base del tanto argomentare, ci sia un tacito accordo tra le parti interessate, che impedisce, di fatto, di poter dotare il sud Salento di un’arteria stradale finalmente degna di questo nome. Anche in questo caso, sorge il sospetto che dietro al tentativo di far saltare un’importante opera infrastrutturale, ci sia una qualche regia occulta, perché è assurdo che non si riesca a trovare un accordo che possa salvaguardare un territorio nella sua interezza. Anche in questo caso vi dico: pensate se una cosa del genere si fosse verificata a Bari.
Per la nostra provincia gli esempi potrebbero essere innumerevoli, ma l’obiettivo non è quello di fare la litania dell’emarginazione, ma di dimostrare, nei fatti, come il Salento non solo non voglia più pagare le conseguenze di scelte evidentemente baricentriche, ma voglia essere artefice del proprio destino, facendo sì che quelle scelte nascano davvero dal territorio per il territorio.
Chi agita lo spauracchio di una deriva campanilistica o separatista intende, in realtà, tarpare le ali alla legittima aspirazione di una terra, che intende davvero misurarsi con le proprie capacità, dando piena attuazione alla sua storia. Preoccupa, in tal senso, il silenzio assordante del mondo politico, di quei rappresentanti istituzionali, che sprecano parole lusinghiere nei confronti del Salento, salvo poi ricordare, nei fatti concreti, il Tancredi di gattopardiana memoria, quando pensava:”È necessario che tutto cambi, perché tutto rimanga com’è”. Appare alquanto anomalo, ad esempio, che il presidente Vendola, che ha fatto delle primarie e dell’espressione popolare il suo massimo punto di forza, dimostri una forte riluttanza di fronte alla possibilità di istituire una consultazione referendaria sulla costituzione della Regione Salento. Il popolo e la sua sacrosanta volontà non vanno usati ad intermittenza, a seconda del proprio personale interesse o piacere.
Una cosa appare certa: non si possono usare due pesi e due misure, tanto nella vita quanto nella politica. Se la volontà popolare è sacra per le primarie, lo è sicuramente anche in fase referendaria e, se il Salento ha delle legittime aspirazioni, è giusto che gli venga offerta la possibilità di esprimersi in merito”.

Concluda dicendo tre motivi fondamentali per cui i cittadini dovrebbero votare SI al referendum

“È bello constatare come attorno all’idea di una Regione Salento si stia creando tutto un movimento di giovani salentini, che, a dispetto delle feroci critiche, che spesso vengono riservate alle nuove generazioni, dimostrano di voler essere parte attiva e propositiva nella costruzione di un domani migliore. Attorno all’idea di una regione che metta insieme le province di Lecce, Brindisi e Taranto, si è creato tutto un movimento giovanile di pensiero e di azione, che non può che essere accolto favorevolmente, dal momento che un domani migliore può essere costruito solo dando voce alle nuove generazioni e creando i presupposti per una nuova classe dirigente. Si è sempre pronti a colpire l’attuale classe politica, che spesso si dimostra incapace a guidare il Paese verso un positivo cambiamento, ma si fa poi fatica a dare il giusto spazio ai nostri giovani, accusati spesso di lassismo, di pigrizia mentale e di superficialità. Il più delle volte, invece e per fortuna, i nostri ragazzi sanno essere migliori di noi adulti, dimostrando che, attorno a un’idea forte, capace di guidare una svolta economica e politica, attuando, dunque, un incisivo cambiamento, è possibile aggregarsi e realizzare un movimento politico – sociale fresco e dinamico.
Tutto questo non può che essere salutato favorevolmente, perché dimostra come il Salento e i suoi giovani non siano in una condizione di passiva e sfiduciata attesa.
Ecco, allora, i tre motivi per dire Sì al referendum per la Regione Salento: dare voce, finalmente, ai giovani; dimostrare che il Salento non solo è pronto a raccogliere una sfida importante, ma è in grado di onorarla; dimostrare come una maggiore responsabilità possa aprire la strada ad una maggiore consapevolezza di se stessi e delle proprie forze e, dunque, ad un nuovo percorso politico, economico e infrastrutturale fatto di impegno, di maturità e di reale attenzione al territorio”.

Ringraziamo ancora il consigliere regionale Antonio Buccoliero per il tempo che ci ha dedicato e per questa intervista

ATTENZIONE: i commenti non sono moderati dalla redazione, che non se ne assume la responsabilità. Ogni utente risponderà del contenuto delle proprie affermazioni.