“Troviamo francamente imbarazzante la difesa d’ufficio della riforma Gelmini da parte dei parlamentari salentini del PDL, in risposta al grido d’allarme lanciato dal Rettore dell’Ateneo salentino.” Lo affermano in una nota il Segretario provinciale PD Lecce, Salvatore Capone e l’on. Teresa Bellanova.

I salentini avrebbero sicuramente preferito che i “nostri” rappresentanti nella maggioranza avessero messo lo stesso ardore in Parlamento nel tutelare un’Istituzione, l’Università del Salento, alla quale questo territorio deve veramente molto. Ci si dimentica infatti che stiamo parlando di una delle più grandi aziende del Salento, perché oltre a garantire la crescita e la formazione di 28000 studenti e, di conseguenza, costruire un futuro per tutti questi nostri figli, l’Università del Salento rappresenta una vera e propria azienda, che impiega quasi 1400 lavoratori prevalentemente salentini e che contribuisce attivamente alla generazione di reddito per l’intero territorio. Si pensi infatti alle innumerevoli collaborazioni con gli Enti locali e con le aziende private che, sia in maniera diretta che indiretta, creano i presupposti per lo sviluppo dell’economia del Salento.

Sarebbe stato il caso, da parte del centrodestra salentino, di accogliere l’allarme sul futuro del nostro Ateneo, lanciato dal Rettore Laforgia, almeno con maggiore rispetto, se proprio non si riusciva a condividere la preoccupazione che non è solo del Rettore ma di tutto il Salento, per i suddetti motivi.

Tra le proposte che il PD aveva avanzato vi erano alcune che avrebbero salvaguardato l’Università del Salento dai tagli drammatici che invece l’hanno colpita. Riguardo alla distribuzione dei fondi, infatti, avevamo proposto che questa non avvenisse soltanto in base alla spesa storica, criterio che evidentemente penalizza il nostro giovane Ateneo, ma che tenesse conto di altri criteri, quali: scelta degli studenti; valutazione di didattica e ricerca; coesione territoriale; obiettivi-paese. Avevamo proposto inoltre che la valutazione degli Atenei e della Ricerca, venisse effettuata dall’ANVUR sulla base, tra l’altro, anche dell’impatto dell’università sulla società, l’economia e il territorio. Se i parlamentari salentini del PDL si fossero degnati quanto meno di ascoltare le proposte del PD, probabilmente si sarebbero resi conto di come questi criteri avrebbero potuto valorizzare l’Ateneo salentino, invece di penalizzarlo in maniera così drastica come è stato fatto.
E invece, ancora una volta, gli interessi della comunità che si dovrebbe rappresentare sono stati sacrificati sull’altare del “sovrano”.”

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