La partita di Napoli impone, comunque, una riflessione. Si è trattato di una partita, che si constata come sfortunata, oppure ci si chiede se quello che è accaduto possa essere stato solo frutto di sfortuna.

Ebbene, pur essendo un pragmatico, dico che è stata una partita veramente sfortunata; sfortunata nel subire la rete allo scadere ma, direi almeno poco fortunata, nella occasione del tiro di Corvia. Certo, a voler sottilizzare, si potrebbe anche dire che occasioni come quella avuta da Piatti non si debbono sbagliare perché una squadra come il Lecce non ne può proporre molte durante l’arco della partita, ma, poichè  subito dopo, anche  con Corvia  se ne è proposta un’altra, purtroppo sbagliata, allora, forse bisogna fare una riflessione sul perché.
Il Lecce visto a Napoli è sembrata una squadra trasformata rispetto alle precedenti esibizioni, una squadra viva, combattiva, molto equilibrata che ha lottato veramente con il famoso “coltello fra i denti”, caratteristica questa che deve sempre qualificare le squadre in lotta per la sopravvivenza. Non so se De Canio ha trovato la quadra ma, forse, ha trovato la squadra; in un mio precedente articolo avevo sottolineato come nel calcio, specie nelle dichiarazioni ufficiali, si parli, talvolta anche a sproposito, di “cattiveria e di cinismo”. Ebbene è vero che ci vuole cinismo e cattiveria agonistica, ma il cinismo “debbono” averlo tutti gli aventi causa, dirigenti, allenatore, giocatori, pubblico; non si può invocare il cinismo solo per una delle parti, i calciatori, tralasciando gli altri.  
Presumo vi stiate domandando dove voglia andare a parare ed ecco la risposta: il cinismo, come è ovvio, non si coniuga per niente con la “riconoscenza” ergo, poiché il calcio è un gioco che, comunque, prevede che qualcuno prevalga, ovviamente in maniera lecita, allora è normale, anzi “doveroso” schierare sempre la formazione ritenuta migliore ma scevra di debiti di riconoscenza verso qualcuno; così, quando qualcuno degli spettatori, non dimentichiamo paganti! disapprova, non è giusto che si invochi la riconoscenza con chi ha dato tanto; allora la mia impressione  e convinzione è quella di dare spazio a forze, diciamo più fresche (vds. Donati, Brivio e qualche altro) piuttosto che ad altri che, a detta del tecnico, meritano la riconoscenza perché  artefici della storica promozione. Pertanto, non so come si muoverà il Lecce sul mercato di riparazione, ma nel farlo, starei  molto attento a questo particolare problema.
La partita di Napoli non ha presentato punti particolari di discussione se non, detto a posteriori, che avrebbe dovuto esserci una maggiore attenzione, specie nell’ultimo minuto; attenzione che non significa stare a terra dopo un micro falletto e rotolarsi aspettando che qualcuno si impietosisca e butti la palla fuori, vero Corvia?, ma piuttosto alzarsi ed inseguire, perché più fresco degli altri, un avversario pericolosissimo che, poi, ci ha fatto gol.
A giustificazione di una splendida, ma sfortunata prestazione, mi è capitato di sentire le solite “barzellette” relative all’arbitro, sì della sezione di Campobasso ma con il “marchio d’infamia” di essere nato a Bari. Sbaglio o il nostro Giannoccaro ha arbitrato con imparzialità, anche più volte, il Bari? Ricordo male o anche Paparesta junior ha arbitrato il Lecce con assoluta imparzialità. Allora mi sembrerebbe corretto discutere la prestazione dell’arbitro lasciando da parte la sua origine; continuando con questo tipo di provincialismo, forse, non si va da nessuna parte.
Speriamo che queste festività portino qualcosa di buono sul piano tecnico, ma speriamo che per tutti ci sia Pace e Serenità.
BUON NATALE e BUON ANNO  a tutti!

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