In tutte le famiglie, anche in quelle aristocratiche, c’è sempre stata una cosiddetta “pecora nera” ed, ad essere sincero, nella mia ho sempre creduto di essere il depositario di tale appellativo.

Tuttavia, un’attenta analisi della genealogia e della storia relativa alla famiglia di cui porto il nome, mi ha portato a scoprire l’esistenza di avi ben peggiori del sottoscritto. Parlo di un controverso personaggio vissuto a cavallo fra il XII ed il XIII secolo, Folquet de Marselha. Dante Alighieri, il Sommo Poeta, lo colloca nel Paradiso IX, 88-108, mentre impietoso con lui è il tedesco Otto Rahn nel suo pregevole lavoro Crociata contro il Graal.
Ma veniamo adesso ad analizzare più dettagliatamente la figura di questo avventuriero in tonaca. Folquet nacque a Genova nel 1150 ed, alla morte del padre, ereditò una grande fortuna e decise di stabilirsi a Marsiglia, patria dei suoi avi. Avendo appreso l’arte del Trobar, cioè del poetare cantando, decise di fare il trovatore, un’attività molto diffusa nel Mezzogiorno della Francia in quell’epoca, godendo anche della protezione di personaggi illustri come il Re d’Inghilterra e Signore d’Aquitania Riccardo Cuor di Leone, Raymon V Conte di Tolosa, e Barral Visconte di Marsiglia e suo lontano parente. Fu qui che Folquet s’invaghì della bella Eudocia, figlia dell’Imperatore d’Oriente Manuele e moglie di Guillaume VIII Signore di Montpellier. Qualcuno, all’epoca, ironizzò che il trovatore ambisse a diventare egli stesso imperatore in Costantinopoli. Il gioco non durò a lungo poiché il consorte della bella Eudocia pensò bene di allontanare l’intraprendente avventuriero dalla vista della moglie.
Folquet de Marselha pare non soffrì molto il perduto amore poiché ben presto trovò una nuova musa ispiratrice. Si trattava questa volta di Azalais de Porcaraigues, moglie di Barral de Marselha, o de Marseille in francese, ed anch’essa poetessa. I vincoli di parentela, anche se lontani, danno alla vicenda delle tinte marcatamente boccaccesche. La bella Viscontessa di Marsiglia, pur lasciandosi corteggiare dalla poetica favella del trobador, non cedette anzi, pressata dalle incalzanti richieste volte all’ottenimento del piacer d’amore, congedò il passionale pretendente o, forse provvide il di lei marito a farlo. Ma i guai d’amore non erano ancora finiti per Folquet. Dopo poco, infatti, la bella Azalais morì inaspettatamente gettando l’inappagato amante nella più totale disperazione, al punto da giurare di non  voler amar più nessuna dopo di lei. Barral de Marseille si risposò, ben presto, con un’altra dama che, ironia della sorte, altri non era che Marie Agnès, figlia di Guillaume de Montpellier e di Eudocia, l’antica fiamma del poeta. Qui l’aspetto boccaccesco della trama dei fatti, raggiunge il suo apice.
Così avvenne che Folquet, abbandonato dai suoi protettori per via della sua vita dissoluta, ferito nei sentimenti e deluso dall’effimera esistenza umana, nel 1195 lasciò l’arte di Trobar intenzionato a vestire l’abito cistercense. Nel 1200 entrò nell’abbazia di Torondèt all’età di cinquanta anni. Dopo breve tempo fu nominato priore nel monastero di Floreja e successivamente, nel 1205, veniva elevato alla cattedra vescovile di Tolosa.
Il 15 gennaio del 1208 con l’uccisione del legato pontificio Pietro di Castelnau da parte di un gentiluomo tolosano, esasperato come tutti gli occitani dalle continue angherie di parte cattolica, si scatenò quell’orribile pagina nera della storia che va sotto il nome di Crociata contro gli Albigesi e che, nel volgere di pochissimo tempo, mise a ferro e fuoco il meridione dell’odierna Francia, devastandolo e cancellando una cultura ed una civiltà che, per splendore e larghezza di vedute, poteva competere soltanto con quella bizantina. Folquet, divenuto ormai il Vescovo Foulques, si dimostrò un accanito persecutore di coloro che considerava eretici, accanendosi contro di loro con inaudita ferocia e consentendo l’utilizzo di quel mostruoso procedimento chiamato Inquisizione, voluto dal monaco spagnolo Domenico di Guzman, poi fatto santo, ed inaugurata proprio in questa occasione. Anche il Conte di Tolosa Raymon VI di Saint Gilles, figlio del suo antico protettore, fu oggetto delle persecuzioni di Foulques, che invece veniva osannato da parte pontificia ed elevato al ruolo di difensore della fede. Il braccio di ferro col Conte di Tolosa, più volte scomunicato e ripetutamente perdonato a condizioni umilianti, continuò sino alla morte di questi e proseguì anche col suo successore e figlio Raymon VII.  Nel 1211 l’intransigente vescovo aveva scomunicato l’intera città di Tolosa, perché i suoi abitanti avevano rifiutato di tradire il loro signore, dichiarato eretico.
A questo punto, preferiamo non dilungarci oltre su quel terribile genocidio che fu la crociata contro i Catari, altri ne hanno scritto in maniera esauriente e sul ruolo in essa svolto da Folquet o Foulques de Marselha. Questi morì a Tolosa il 25 dicembre 1231. Anche questa data ha dell’inquietante.
Concludo questo ritratto con alcuni versi del Lenau (Gli Albigesi, in O. Rahn  Crociata contro il Graal Soc. Ed. Barbarossa 1991, Milano, II Ediz. Italiana p. 219) che, invece, parteggiava per gli eretici e, personalmente, sono d’accordo con lui: Come è accaduto che il gaio trovatore  Foulques si sia messo agli ordini dei preti. Per diventare segugio, cane da muta della Chiesa, che fiuta senza tregua i passi degli eretici?

Cosimo Enrico Marseglia

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