Le continue aggressioni verbali all’ex coniuge possono portare alla condanna per maltrattamenti.
È il principio stabilito nella sentenza n. 45547 resa in data odierna dalla sesta sezione penale della Suprema Corte che riporta Giovanni D’Agata,

componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”. Con la decisione in commento gli ermellini hanno, infatti, confermato la condanna nei confronti di un marito che durante gli incontri settimanali sottoponeva la ex moglie a continue offese rendendole “disagevole e penosa l’esistenza”, oltre a non versare il mantenimento per la donna e figli.
La sentenza della Cassazione penale nel confermare parzialmente quella della Corte d’Appello di Venezia, eccettuato il punto della continuazione del reato, ha statuito che “i comportamenti abituali caratterizzati da una serie indeterminata di aggressioni verbali ingiuriose e offensive possono configurare il reato di maltrattamenti. Nella specie tali condotte, costantemente ripetute, hanno evidenziato l’esistenza di un programma criminoso diretto a ledere l’integrità morale della persona offesa, di cui i singoli episodi, da valutare unitariamente, costituiscono l’espressione ed in cui il dolo si configura come volontà comprendente il complesso dei fatti e coincidente con il fine di rendere disagevole e per quanto possibile penosa l’esistenza della moglie”.

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

nove + 8 =