Grazie al coraggio dimostrato da nove lavoratori extra-comunitari – dichiara Antonio Rotundo  – apprendiamo oggi che anche le forme di schiavitù, come il caporalato, si adeguano ai tempi e si fanno “rinnovabili”, così angurie e pomodori vengono sostituiti da pannelli fotovoltaici.

E questo avviene quotidianamente anche nella nostra città, proprio sotto i nostri occhi.
Avevo lanciato, nei giorni scorsi, la proposta di un monitoraggio delle imprese operanti nel fotovoltaico nel territorio leccese, ed accolgo molto favorevolmente l’iniziativa del consigliere Moschettini in questo senso, ma la cronaca odierna ci dice che non basta più limitarsi a passare ai raggi x le concessioni rilasciate, ma occorre andare oltre ed indagare anche sulle modalità di reclutamento della manodopera e sulle moderne forme di schiavitù operanti al di fuori di tutte le regole, da quelle che riguardano i contratti, a quelle sulla sicurezza e, ancor più importanti, quelle di civiltà.