Tre anni or sono, con un articolo pubblicato da “Il Paese Nuovo”, articolo scritto per conto del Centro Studi della Claai di Puglia, ponevamo all’attenzione delle Istituzioni locali due grandi questioni strettamente legate: la tutela e valorizzazione dell’artigianato artistico

e una nuova utilizzazione del Castello Carlo V. Dicevamo allora che il prestigioso maniero poteva avere una nuova e più congeniale utilizzazione rispetto a quella avuta, facendone di quella stupenda struttura la “Cittadella “dell’Artigianato artistico di qualità. Devo riconoscere che il Sindaco Paolo Perrone non tardò a capire il valore innovativo della proposta avanzata dalla Claai di Puglia e ci invitò a discuterla con l’assessore alle Attività Produttive, Attilio Monosi,  Il quale, da me incontrato, dimostrò anche lui un grande interesse. Fino al punto che ci richiese di redigere un piano di fattibilità della proposta avanzata, impegnandosi anche, nel caso di una sua possibile concretizzazione, di sottoporre alla Sovra Intendenza ai Beni Culturali e Ambientali della Puglia, la richiesta di variazione  dell’utilizzazione del Castello.
Per diversi motivi, tra i quali anche qualche mio impedimento personale ed altri dovuti alle difficoltà finanziarie incipienti del Comune, quell’iniziativa si arenò.
Perché intendiamo riproporla ora sia pure in forma più articolata di allora? La prima ragione è costituita dal fatto che, in questi tre anni, lo sviluppo turistico della città e del Salento ha raggiunto livelli significativi, divenendone il traino della crescita del turismo pugliese. Con tutte le implicazioni che una siffatta crescita ha avuto anche sul tessuto produttivo e segnatamente sulle attività dell’artigianato artistico di qualità.
Non vai mai dimenticato che il rapporto tra queste attività e la città è talmente forte da connotarne la sua identità. Tale rapporto è stato una costante nel tempo e nello spazio: in particolare si è consolidato in concomitanza con il definirsi di una struttura sociale ed economica cittadina, attraverso la localizzazione di specialità artigiane nelle stesse strade. Abitazione e luogo di lavoro costituivano un unico insieme dove i ritmi e i tempi della produzione s’intrecciavano con quelli della vita domestica. La permanenza di toponimi riferiti a mestieri artigiani in molte grandi città italiane è testimonianza della loro fisionomia in età medievale.
La storia e l’evoluzione dell’artigianato attestano l’artigiano come un soggetto che amministra liberamente il proprio lavoro e commercializza direttamente i propri prodotti. Una prerogativa ineliminabile del lavoro dell’artigiano è la capacità diretta di trasmettere abilità tecniche complesse, di formare nuovi artigiani, di diffondere in senso più ampio la cultura del lavoro e del saper fare.
Con il passare dei secoli questa nobilissima funzione, che nella cosiddetta “città chiesa” del Settecento aveva assunto lo stadio più alto, ha perduto di ruolo e prestigio. Fino al punto che, ai giorni nostri, è difficile trovare apprendisti nelle botteghe artigiane. Un fenomeno che, insieme a quello costituito dal rifiuto dei figli dei maestri artigiani di succedere ai genitori nell’attività, ha portato alla scomparsa di tanti mestieri. Con un impoverimento economico, ma soprattutto culturale e di identità. Per brevità non farò qui l’elenco dei mestieri che sono scomparsi o di quelli che rischiano di scomparire. Ovviamente, non si tratta di riproporre profili di mestiere che il moderno mercato non richiede più. Si tratta,invece, di capire le tendenze di un mercato fortemente ancorato al fenomeno turistico, un mercato nel quale i prodotti di alta qualità e di nicchia, saranno certamente ricercati. Prodotti che contengano oltre al valore della tradizione anche un alto contenuto innovativo, sia nell’oggettistica sia nell’enogastronomia. Insomma, prodotti che oltre a scandire la tipicità e unicità di un territorio, siano anche modernamente fungibili.
Tutto questo porrebbe la necessità di un marchio di qualità dell’”Artigianato d’Arte del Salento”, con apposito disciplinare di produzione, per impedire quei veri e propri obbrobri che stanno avvenendo nella cartapesta e nell’oggettistica in pietra leccese, e non solo. Da qui la necessità d’istituire la “Scuola di Alta Formazione” per apprendisti dell’artigianato artistico, (una moderna scuola bottega), da ubicare nel Castello Carlo V; dove andrebbero allocati i migliori laboratori dell’artigianato artistico, sulla base di una selezione seria e severa; unitamente alla realizzazione di una vetrina multimediale. L’iniziativa permettere anche di dare una risposta immediata ad una parte di quei tanti giovani disoccupati, che nel Salento sono oltre il 30% del totale. Un dato spaventoso!
La scuola proposta, potrebbe essere di emanazione di una Fondazione della quale facciano parte i soggetti pubblici (Comune, Provincia, Regione, Camera di commercio), le banche locali, l’Accademia di Belle Arti, l’Università e le associazioni imprenditoriali del settore.
Una struttura di eccellenza snella, che abbia lo scopo di insegnare il mestiere a quei giovani che ne hanno l’attitudine,  avvalendosi dei migliori talenti; una scuola che consenta anche agli apprendisti di avere una formazione trasversale, che permetta loro di acquisire quelle conoscenze che consentano di essere sempre in sintonia con un mercato sempre più mutevole, esigente e più grande.
Ci farebbe piacere se l’attuale assessore alle Attività Produttive, Luigi Coclite, a cui questa proposta è rivolta, ci desse la possibilità di illustrare in modo più compiuto il nostro progetto.

Gigi Pedone, Centro Studi Claai Puglia.

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