Si sono conclusi oggi ad Agadir (Marocco) i lavori della seconda assemblea plenaria di ARLEM (assemblea euromediterranea degli enti locali e regionali) alla quale ha partecipato il presidente della regione Puglia Nichi Vendola, anche in qualità di coordinatore della piattaforma EU 2020

sui cambiamenti climatici del comitato delle regioni europeo

L’assemblea ha approvato, all’unanimità, due importanti risoluzioni: la proposta della Regione Puglia di ospitare la prossima sessione plenaria nella città di Bari il 30 gennaio 2012 (nell’ambito di Mediterre) e l’assegnazione al Presidente Vendola del parere sulla relazione tra cambiamenti climatici e desertificazione. Si tratta di un importante riconoscimento al lavoro svolto dalla Regione Puglia negli ultimi anni sul tema dello sviluppo sostenibile e della cooperazione euromediterranea. Il presidente Vendola è inoltre impegnato, contemporaneamente in questi mesi, nella redazione di un parere del comitato delle regioni d’Europa sul ruolo degli enti locali regionali nell’uso sostenibile dell’acqua. Entrambi i pareri sono destinati a pesare nelle prossime scelte politiche e legislative dell’UE, anche in relazione al finanziamento di azioni e programmi.

“Sono molto onorato  – ha commentato il presidente Vendola al termine dell’Assemblea – del doppio impegno internazionale affidatomi dalla plenaria di ARLEM e della possibilità di continuare a dare un contributo concreto alla definizione di un modello di sviluppo sostenibile nell’area mediterranea. Dovremo lavorare alla costruzione di una proposta complessiva che, partendo dalla valutazione sui processi in corso di cambiamenti climatici e della desertificazione, sia in grado di intercettare ed affrontare questioni più generali che attengono al diritto di accesso dei popoli alle risorse naturali ed alle modalità con le quali le stesse vengono utilizzate. Per far questo sarà necessario lavorare di concerto con tutti i Paesi coinvolti dalla sponda Sud a quella Nord del Mediterraneo con un approccio dal basso che tenga conto delle specificità di un territorio così vasto e così profondamente diverso. Non si tratta di un lavoro votato alla retorica della politica. Il Mediterraneo, in questo momento storico, deve essere vissuto come luogo di costruzione di pratiche di democrazia, giustizia e pace. Quanto accade in questi giorni in Tunisia, Egitto e Albania ci mette davanti agli occhi una domanda di democrazia e giustizia irrefrenabile e dimostra, ancora una volta, che l’unica strada possibile è quella della cooperazione tra i popoli che metta al centro il tema di uno sviluppo sostenibile, equo e democratico.”

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