Le Nazioni Unite hanno nuovamente votato una forte condanna dell’Iran per la sua violazione dei criteri internazionali dei diritti umani.
Con 78 voti su 45 e 59 astensioni, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha confermato una risoluzione che esprime «profonde preoccupazione per le gravi e continue violazioni dei diritti umani».

In oltre 20 anni di risoluzioni di questo genere contro l’Iran, questa delibera è stata approvata con la più alta percentuale di voti.
La risoluzione esprime specificamente preoccupazione per «l’intensificato attacco contro i difensori dei diritti umani e menziona un eccessivo uso della forza e della tortura», nonché «la diffusa disparità di genere e la violenza contro le donne» e la discriminazione contro le minoranze, compresi i membri della Fede baha’i.
«La comunità mondiale ha parlato chiaramente. È oltraggiata dalle continue e crescenti violazioni dei diritti umani in Iran», ha detto Bani Dugal, il rappresentante principale della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.
Soddisfatta del risultato, la signora Dugal ha notato che la risoluzione documenta molti tipi di violazioni, dalla tortura all’oppres-sione delle donne, alla persecuzione delle minoranze. «Tutto questo continua da troppo tempo ed è arrivato il momento che l’Iran dia ascolto all’appello della comunità internazionale e si adegui ai criteri della legge internazionale» ha detto.

La risoluzione dedica un intero paragrafo al modo in cui l’Iran tratta i membri della Fede baha’i, producendo un lungo elenco di recenti attività anti-baha’i. Queste attività includono «crescenti prove del fatto che lo Stato sta tentando di identificare, controllare e imprigionare arbitrariamente i baha’i, che impedisce ai membri della fede baha’i di frequentare l’università e di mantenersi economicamente, che confisca e distrugge le loro proprietà e profana i suoi cimiteri . . .».
La risoluzione esprime inoltre preoccupazione sul processo e sulla recente condanna dei sette dirigenti baha’i dicendo che il governo iraniano «ha ripetutamente negato loro un giusto procedimento legale».

Condanne in tutto il mondo

Il voto delle Nazioni Unite è coinciso con nuove proteste contro la persecuzione dei baha’i da parte di un gran numero di governi, organizzazioni e personaggi eminenti.
In una dichiarazione del 17 dicembre, il Ministro degli affari esteri canadese, l’onorevole Lawrence Cannon, ha ribadito la profonda preoccupazione del suo paese perché «le autorità iraniane continuano a sottrarsi ai loro obblighi legali nazionali e internazionali».
«Il Governo del Canada è fermamente solidale con il popolo iraniano contro le violazioni dei diritti umani e le discriminazioni, nonché contro il maltrattamento delle donne e delle minoranze», ha detto il signor Cannon.
Numerosi eminenti cittadini indiani hanno recentemente invitato l’Iran a rispettare le proprie minoranze. Fra questi, l’ex vice primo ministro, L. K. Advani, ha chiesto giustizia per i sette dirigenti baha’i. «L’atteggiamento di un paese e di una nazione verso le religioni minoritarie è la cartina di tornasole della sua civiltà», ha detto il 17 dicembre.

In un dibattito sulla libertà di religione nel Parlamento tedesco, che si è svolto il 17 dicembre, alcuni membri del Parlamento hanno illustrato la situazione dei baha’i in Iran. Il membro del Parlamento Christoph Strässer, portavoce per i diritti umani dei socialdemocratici, ha notato che la comunità baha’i «si è dedicata alla pace e alla tolleranza, sin dal momento in cui è nata…».

Dimostrazioni di piazza sulla situazione dei diritti umani in Iran si sono svolte nelle città tedesche di Francoforte, Wiesbaden, Mainz e Taunusstein.
«Ci siamo qui riuniti per denunciare l’allarmante situazione dei baha’i, dei diritti umani in generale e il clima di timore in cui vivono i baha’i, le donne, i giovani, i blogger e i giornalisti», ha detto Omid Nouripour, membro del parlamento per Francoforte, parlando durante le dimostrazioni nella città, «e protestiamo per dire al mondo che il popolo iraniano ha bisogno del nostro aiuto».
Christian Solidarity Worldwide (CSW) ha anche chiesto la liberazione dei prigionieri Baha’i. «È chiaro che i sette dirigenti baha’i sono in prigione soltanto per la loro fede»», ha detto Andrew Johnston, advocacy director del CSW, il 10 dicembre, «e questo contravviene agli obblighi internazionali dell’Iran».

Il mese scorso nel parlamento australiano, alcuni membri hanno specificamente menzionato le discriminazioni contro le minoranze in Iran e le violazioni dei loro diritti, compresi le comunità baha’i, sufi, baluch e curde, nonché il processo e la condanna dei sette dirigenti baha’i.
In precedenza la notizia della condanna a dieci anni di carcere ha suscitato un coro di condanne da parte di governi di tutto il mondo, come l’Australia, il Canada, la Francia, la Germania, la Nuova Zelanda, l’Olanda, il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Ungheria. Anche l’Unione Europea e il Presidente del Parlamento Europeo si sono uniti alla proteste, accanto a numerose organizzazioni per i diritti umani, ad altri gruppi e a moltissime persone.
Nel suo rapporto annuale sulla liberà religiosa internazionale, pubblicato in novembre, il Dipartimento di stato americano ha detto che il rispetto del governo iraniano per la libertà religiosa ha continuato a deteriorarsi creando «un’atmosfera intimidatoria per quasi tutti i gruppi religiosi non sciiti, specialmente i baha’i.”
«Il governo degli Stati Uniti ha pubblicamente condannato il trattamento dei baha’i nelle risoluzione dell’ONU», dice il rapporto.
La recente risoluzione delle Nazioni Unite è stata presentata da 42 co-sponsor e approvata in forma preliminare in novembre da un comitato dell’Assemblea generale, con una schiacciante maggioranza di voti contro l’Iran

Iran, arrestati dieci cristiani durante le festività natalizie
L’intelligence iraniana ha fatto irruzione nelle chiese private cristiane di Teheran. Khamenei ha duramente criticato il fenomeno di conversione dall’Islam ad altre fedi religiose.
Secondo il sito d’opposizione “Iranpressnews”, in questi ultimi giorni sono state arrestate a Teheran una decina di cristiani iraniani. In base a quanto riportato, le forze dell’intelligence sarebbero entrate nelle chiese private mentre si celebravano le festività natalizie. Il sito non chiarisce le identità delle dieci persone. La conversione dall’Islam ad altre religioni, come cristianesimo, zoroastrismo e fede bahai, si sta sempre più diffondendo nel paese. Lo stesso ayatollah Khamenei, riferisce “Iranpressnews”, durante una visita a Qom, due mesi fa, si era lamentato di questa situazione, esortando il clero a combattere il fenomeno, che diviene sempre più incalzante. I cristiani risiedono in prevalenza nelle zone di Teheran, Isfahan e Shiraz. In molti sono stati arrestati negli ultimi tempi con l’accusa di propaganda religiosa  e proselitismo, vietati dalla Sharia.

Testimonianze
Studenti, sindacalisti, curdi, azeri, blogger. In Iran nessuno è sicuro di non finire inghiottito nel labirinto in cui si perdono i diritti e la dignità.“Ogni giorno alle 6 del mattino, mi bendavano e interrogavano per 12 ore. Ogni giorno alle 6 del mattino, mi bendavano e mi interrogavano per 12 ore“, dice X, una persona che è stata imprigionata in Iran solo per pensarla in modo diverso. “A volte mi picchiavano, mi punivano e mi insultavano. Poi mi è stato riportavano in cella“,continua X. Ma non ho mai saputo di cosa mi accusassero. Non vuole fornire il suo nome El Mundo per paura di ritorsioni contro la sua famiglia. E il ricordo dell’orrore che ha vissuto per sei mesi in un carcere dell’Iran, è ancora uno shock quando va a riprendere i fatti nelle pieghe della sua memoria.”
Una volta alla settimana per 10 minuti avevo il diritto ad una doccia durante la quale potevo anche lavare i miei vestiti“, dice. “Durante il sonno, avevo solo una coperta sottile per coprirmi e dovevo sdraiarmi con le gambe piegate, non c’era posto per stenderle ed ero completamente al buio“, ricorda.
Non ho mai visto un avvocato
X ha subito un calvario di pestaggi e umiliazioni. A volte ha anche perso conoscenza per i colpi. “Una volta fecero arrivare i miei genitori e in un locale adiacente, mi picchiavano e mi insultavano. Potevo sentire le voci della mia famiglia“, dice. Finché un giorno ero libero. “Non mi hanno mai detto perché sono andato in galera. Non ho mai visto nemmeno un avvocato“. L’impunità nella Repubblica islamica è all’ordine del giorno. “In Iran, i giudici sono strumenti nelle mani dei politici“, dice un altro iraniano ex prigioniero di coscienza che ha parlato con El Mundo. L’inferno che X ha dovuto affrontare è una routine per i detenuti per casi di coscienza in Iran, secondo le testimonianze raccolte. Piccole celle dove i detenuti dormono per terra. Padiglioni con cinque bagni per 400 persone. Giorni, mesi, anni senza sapere di cosa sono accusati. La negazione di cure mediche o la tortura dei prigionieri malati. Non è un romanzo di Kafka, ma il pane quotidiano dei prigionieri politici iraniani.
L’Iran è  una grande prigione
Lo sciopero della fame dell’avvocatessa Nasrin Sotudeh, che sta protestando contro le misere condizioni in cui è incarcerata che l’hanno portata a più di 100 giorni in isolamento, ha rivelato al mondo la difficile situazione dei prigionieri politici in Iran. La Repubblica islamica è una grande prigione, dove chiunque la pensi diversamente è punito. Ci sono migliaia di prigionieri di coscienza. Alcune fonti sostengono che sono più di 5.000. le persone la pensano diversamente, che fanno sindacato, che difendendo i diritti delle donne, che professano altre fedi religiose, che non non sono quelle professate dai mullah o che appartengono a minoranze etniche. “Non sai mai cosa succederà il giorno dopo: la libertà o l’esecuzione”, imprigionato in un labirinto in cui ci sono una serie di interrogatori, vessazioni e lo stalking sui parenti che accompagnano il pensiero costante della morte. “Quando vai in prigione, la tua vita è intrappolata tra la libertà o la morte. Non si sa mai cosa succederà il giorno dopo. Forse l’esecuzione o il rilascio”, dice un ex prigioniero politico in esilio.
Nessuno è al sicuro
X è stato imprigionato per professare la fede Bahai, una religione che non è riconosciuta in Iran. Fondata da Bahaulá nel 1863, è una dottrina inclusiva che sostiene che c’è un solo Dio e tutte le religioni del mondo sono espressioni nella realizzazione di un unico progetto divino. Un altro credo, quello dei diritti umani, è punibile nella Repubblica Islamica. Come nel caso dei difensori per le libertà civili, come Sotudeh, o come l’attivista Shiva Nazar-Ahari, portavoce del Comitato dei diritti dell’uomo in Iran, che passa le sue giornate in isolamento nel terribile carcere di Evin. Oppure come il regista Jafar Panahi, che è stato condannato a 20 anni senza poter lavorare o lasciare il paese e a sei anni di carcere. O dell’Ayatollah Sayed Hosein Kazemeyni Borujerdi, un esponente religioso sciita imprigionato dall’ ottobre 2006 per aver sostenuto la libertà di espressione e di religione nella Repubblica islamica. E ancora, i sette leader della comunità Baha che si trovano in “detenzione temporanea” ormai da tre anni.  Studenti, sindacalisti, curdi, azeri, i blogger … Nessuno è sicuro di non essere inghiottito nel labirinto in cui si perdono i diritti e la dignità.
Testimonianze tratte da: giornalettismo.com

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