Quella che molti hanno definito la “questione giovanile” sembra realmente un vero dilemma attuale, almeno dal dopoguerra sino ad oggi. I giornali ed i mass-media in genere, riportano quasi quotidianamente notizie riguardanti casi di giovani che rubano, si drogano, uccidono e si suicidano.

La violenza pare essere diventata la costante di un universo giovanile turbolento, costantemente insoddisfatto.

I giovani esprimono un malessere che ai più appare incomprensibile, ma che è il risultato dei tanti tasselli di un puzzle non saldati: l’attuale società, piena di contraddizioni, non più definita nei suoi contorni, non riesce a fornire al giovane un quadro completo in cui rispecchiarsi e certamente le cause di tale fenomeno sono in primis da ricercare in una realtà economica che crea contraddizioni, sviluppa conflitti. Essa sembrava  infatti, all’epoca del mitico boom economico degli anni sessanta, aprirgli nuove possibilità economiche e culturali che facevano ben sperare in un futuro migliore. Ma ad un tratto, il lavoro, che appariva come una conquista ormai consolidata per il futuro, nonostante il pendolarismo e la migrazione interna, oggi abbandona il giovane sulla strada della disoccupazione, del lavoro nero e dello sfruttamento.

Egli rifiuta il lavoro alienante e le condizioni economiche sempre più critiche, possono condurre a forme di violenza che non rispettano la vita altrui, la proprietà, le istituzioni. Queste mediazioni spettano particolarmente alla famiglia, che può garantire sicurezza e protezione, almeno temporaneamente ed anche gli ideali ed i valori che sono tipici dell’educazione dominante hanno un’azione frenante rispetto alla violenza.

Esiste insomma un radicale scollamento tra la società ed i giovani, accentuato ulteriormente dall’assenza di lavoro, case, strutture, in cui poter costruire una vita autonoma e contemporaneamente  esiste una carica eccessiva sui giovani di mode, nuovi immagini ed ideali che il mercato proietta. Dall’insoddisfazione per un mondo sognato e mai posseduto alla violenza il passo è breve: le situazioni di povertà, l’impossibilità di una vita indipendente, la frustrazione per dei risultati mai ottenuti, l’attenzione di un mercato onnipresente  e violento sul “cliente” giovane conducono sovente all’esasperazione, al furto, alla violenza personale ed altrui.

Così si può comprendere anche il fenomeno dilagante della droga, che ha coinvolto purtroppo, moltissimi giovani. I famosi “paradisi artificiali”, che si trasformano molto presto in mondi dalle regole perennemente immobili e dagli atti ripetitivi e monotoni, necessitano di essere ripetutamente alimentati da “energie” che il giovane trova commettendo furti e violenze.

Sono problemi che non possiamo assolutamente celare dietro parole di biasimo e totale rifiuto ma che invece dobbiamo tentare di sviscerare per cogliere approfonditamente le condizioni esistenziali del giovane di oggi, le sue esigenze, le sue paure e speranze.

Ed intanto in  questa società che ha saputo creare metropoli soffocanti, al passo con la tecnologia, si lotta ancora contro gravi malattie,  che non si è riusciti a debellare appropriatamente!

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