Sono state categoriche la Deputata Pd Teresa Bellanova e la Consigliera comunale Paola Povero, questa mattina nella sede provinciale del partito. I vertici del Pd devono intervenire e farsi carico dei problemi della gente comune penalizzata dai continui tagli del Governo centrale.

“La miopia di chi ci governa non può arrecare ulteriori danni soprattutto sulla pelle delle donne, private di alcuni diritti fondamentali soprattutto in ambito sanitario” ha commentato Teresa Bellanova. La Consigliera Povero, in qualità di operatore sanitario, ha illustrato la difficoltà di garantire alle donne i livelli essenziali di assistenza in seguito ai tagli del 50% delle prestazioni aggiuntive. In discussione è soprattutto la “partoanalgesia”, la metodologia che permette alle donne di partorire senza dolore ma con la sensazione fisica del parto naturale. Nell’anno appena trascorso, ha spiegato Paola Povero, all’ospedale Fazzi di Lecce, per oltre il 60% dei parti è stata paraticata la partoanalgesia, sfruttando le risorse regionali di quasi 3 milioni e mezzo di euro stanziate nel 2009. Oggi, con il taglio alle prestazioni aggiuntive a cui l’Asl di Lecce deve attenersi, il parto indolore sarà a favore solo di chi potrà pagare.

Altra penalità, ben più grave da un punto di vista etico,  riguarda l’articolo 6 della legge 194, corrispondente all’interruzione di gravidanza a scopo terapeutico oltre i 90 giorni di gestazione, là dove si dovessero riscontrare delle anomalie nel feto. Fin’ora l’intervento veniva praticato al Fazzi  ed era l’unico presidio per la provincia di Brindisi e Lecce, le regole restrittive della nuova finanziaria metteranno in seria difficoltà i presidi che vorranno praticare l’aborto terapeutico al quale è stato imposto un ricovero di 3 giorni con ulteriori aggravi sulla spesa sanitaria.

Questi sono i motivi che spingono l’On Teresa Bellanova, con la ripresa delle attività parlamentari, a presentare un’interrogazione parlamentare all’indirizzo del Ministro della Sanità affinchè riveda le restrizioni apportate al Piano di Rientro tutte a scapito di donne che hanno faticosamente raggiunto diritti che oggi si vedono negati. Mentre il Governo regionale dovrebbe farsi carico dell’individuazione di risorse che coprano gli ammanchi del Governo centrale in ambito sanitario, perché la sanità,  non può essere depauperata delle risorse necessarie a garantire la giusta assistenza alla popolazione.

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