Un altro grande debutto in Puglia, nell’ambito dei progetti fra le azioni strutturali del PO FESR 2007/2013, programmati dalla Regione Puglia e affidati al Teatro Pubblico Pugliese. Il 10 febbraio per la prima volta sarà a Lecce (Teatro DB d’Essai, ore 21.00) il Balletto dell’Esperia, con l’ultima, grande produzione dalla doppia coreografia a firma di Jacopo Godani e Paolo Mohovich.

Con questo intervento regionale, denominato “Sviluppo delle attività di teatro e danza in Puglia”, la Regione Puglia intende così sostenere la “produzione di nuovi spettacoli in prima nazionale” per implementare l’offerta e la produzione culturale regionale, attrarre flussi turistici, promuovere l’immagine della Puglia come location di eventi culturali di particolare qualità. Le compagnie selezionate attraverso avviso pubblico permangono in Puglia e curano integralmente il processo di produzione, dall’allestimento, alle prove, al debutto.
Lo spettacolo del Balletto dell’Esperia è composto da due balletti: “Atto di forza” e “Strange news”. “Atto di forza” si avvale del concept, coreografia, luci e costumi di Jacopo Godani, tra i nomi di maggiore proiezione internazionale. Formatosi con William Forsythe,  Godani firma un’avventura dall’intrigante ritmo visivo e sonoro, una composizione per corpi che comunicano tra loro attraverso lo stesso peculiare linguaggio sulla trama sonora dei 48 Nord, duo tedesco di musica contemporanea elettronica. Danzeranno: Davide di Giovanni, Gonzalo Fernandez, Giovanni Insaudo, Laura Missiroli, Silvia Moretti, Roberta Noto.
“Strange news” , con in scena gli stessi danzatori, gode invece delle coreografie di Paolo Mohovich, direttore artistico del Balletto dell’Esperia. Una coreografia che trova ispirazione principalmente in diverse canzoni e pezzi strumentali dei Blur, il gruppo pop-rock inglese. I vari brani musicali corrispondono ad altrettanti quadri coreografici, che raccontano di come le relazioni umane non siano mai dirette, ma siano quasi sempre filtrate da codici creati dall’uomo e frutto dei tanti pregiudizi imposti dalla società.
A differenza di altri lavori precedenti di Mohovich, questo lavoro è il frutto di una ricerca di un nuovo vocabolario gestuale e simbolico, quasi come se i danzatori creassero tra loro un nuovo codice di comunicazione.

 

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