È giunta al 43esimo giorno la detenzione del poliziotto leccese, arrestato lo scorso 6 dicembre a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, perché trovato in possesso di alcune confezioni di ansiolitici: vere e proprie droghe per la severissima legge araba.

R.C., queste le sue corrette iniziali, 48enne, poliziotto in servizio a Roma, tramite l’ambasciata italiana in Dubai, ha comunque ottenuto dal Magistrato arabo l’autorizzazione per ricevere le cure necessarie, dunque, di poter proseguire la terapia contro le crisi depressive, assumendo proprio quegli ansiolitici che, oltre un mese fa, gli spalancarono le porte del carcere.

Un vero e proprio paradosso quello dell’agente salentino, segregato in cella con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti, la cui pena varia dai quattro anni di galera all’ergastolo, fino ad arrivare, in casi estremi, anche alla pena di morte. Nella valigia del 48enne leccese, fermato al check-in in aeroporto, le forze dell’ordine del Dubai avevano trovato, tramite controllo scannerizzato, alcune confezioni di antidepressivi.

Dal palazzo della Farnesina, sede del Ministero degli Affari Esteri, intanto, emergono a singhiozzo altre informazioni. Dalla capitale, i funzionari del governo assicurano che la questione sia seguita da vicino dagli ambasciatori italiani in Dubai, che la scorsa settimana hanno fatto visita al detenuto leccese, trovato, fortunatamente, in discrete condizioni fisiche. E mentre i familiari del poliziotto, residenti a Roma, vivono giorni di angoscia, si attende che la Magistratura araba raccolga le prove processuali a carico del salentino, per disporne il rinvio a giudizio.

 

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