Giorgio Napolitano ha letto ieri sera il suo discorso di fine anno, un intervento che si è aperto con una dedica ai giovani. “Non vi stupirete, credo, se dedico questo messaggio soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un’occupazione, cercano una strada.

Dedico loro questo messaggio, perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell’Italia”. Comincia così il discorso di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napoletano.
“Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione – prosegue Napolitano – e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l’Italia : ed è in scacco la democrazia”.
Questi gli altri punti salienti del discorso di fine anno pronunciato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano:

“Ribadisco l’esigenza di uno spirito di condivisione – da parte delle forze politiche e sociali – delle sfide che l’Italia e’ chiamata ad affrontare; e l’esigenza di un salto di qualita’ della politica, essendone in giuoco la dignita’, la moralita’, la capacita’ di offrire un riferimento e una guida”.

“Siamo stati anche nel corso di quest’anno 2010 dominati dalle condizioni di persistente crisi e incertezza dell’economia e del tessuto sociale, e ormai da qualche tempo si e’ diffusa l’ansia del non poterci piu’ aspettare – nella parte del mondo in cui viviamo – un ulteriore avanzamento e progresso di generazione in generazione come nel passato. Ma non possiamo farci paralizzare da quest’ansia : non potete farvene paralizzare voi giovani. Dobbiamo saper guardare in positivo al mondo com’e’ cambiato, e all’impegno, allo sforzo che ci richiede”.

“Trovare la via per abbattere il debito pubblico accumulato nei decenni ; e quindi sottoporre alla piu’ severa rassegna i capitoli della spesa pubblica corrente, rendere operante per tutti il dovere del pagamento delle imposte, a qualunque livello le si voglia assestare. Questo dovrebbe essere l’oggetto di un confronto serio, costruttivo, responsabile, tra le forze politiche e sociali, fuori dall’abituale frastuono e da ogni calcolo tattico. Ma affrontare il problema della riduzione del debito pubblico e della spesa corrente, cosi’ come mettere mano a una profonda riforma fiscale, vuol dire compiere scelte significative anche se difficili”.

” Si debbono o no, ad esempio, fare salve risorse adeguate, a partire dai prossimi anni, per la cultura, per la ricerca e la formazione, per l’Universita’? Che questa scelta sia da fare, lo ha detto il Senato accogliendo espliciti ordini del giorno in tal senso prima di approvare la legge di riforma universitaria. Una legge il cui processo attuativo – colgo l’occasione per dirlo a coloro che l’hanno contestata – consentira’ ulteriori confronti in vista di piu’ condivise soluzioni specifiche, e potra’ essere integrato da nuove decisioni come quelle auspicate dallo stesso Senato”.

“Abbiamo, cosi’, bisogno non solo di piu’ investimenti pubblici nella ricerca, ma di una crescente disponibilita’ delle imprese a investire nella ricerca e nell’innovazione. Passa anche di qui l’indispensabile elevamento della produttivita’ del lavoro : tema, oggi, di un difficile confronto – che mi auguro evolva in modo costruttivo – in materia di relazioni industriali e organizzazione del lavoro”.

“Reggere la competizione in Europa e nel mondo, accrescere la competitivita’ del sistema-paese, comporta per l’Italia il superamento di molti ritardi, di evidenti fragilita’, comporta lo scioglimento di molti nodi, riconducibili a riforme finora mancate. E richiede coraggio politico e sociale, per liberarci di vecchie e nuove rendite di posizione, cosi’ come per riconoscere e affrontare il fenomeno di disuguaglianze e acuti disagi sociali che hanno sempre piu’ accompagnato la bassa crescita economica almeno nell’ultimo decennio. Disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Impoverimento di ceti operai e di ceti medi, specie nelle famiglie con piu’ figli e un solo reddito. E ripresa della disoccupazione, sotto l’urto della crisi globale scoppiata nel 2008”.

“Gli ultimi dati ci dicono che le persone in cerca di occupazione sono tornate a superare i due milioni, di cui quasi uno nel Mezzogiorno ; e che il tasso di disoccupazione nella fascia di eta’ tra i 15 anni e i 24 – ecco di nuovo il discorso sui giovani, nel suo aspetto piu’ drammatico – ha raggiunto il 24,7 per cento nel paese, il 35,2 nel Mezzogiorno e ancor piu’ tra le giovani donne. Sono dati che debbono diventare l’assillo comune della Nazione. Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilita’ di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunita’ di affermazione sociale, la partita del futuro e’ persa non solo per loro, ma per tutti, per l’Italia : ed e’ in scacco la democrazia”.

“Proprio perche’ non solo speriamo, ma crediamo nell’Italia, e vogliamo che ci credano le nuove generazioni, non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo. C’e’ troppa difficolta’ di vita quotidiana in diverse sfere sociali, troppo malessere tra i giovani. Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare : proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volonta’, capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialita’ di cui siamo ricchi. Quelle che abbiamo accumulato nella nostra storia di centocinquant’anni di Italia unita”.
“Celebrare quell’anniversario, come abbiamo cominciato a fare e ancor piu’ faremo nel 2011, non e’ percio’ un rito retorico. Non possiamo come Nazione pensare il futuro senza memoria e coscienza del passato. Ci serve, ci aiuta, ripercorrere nelle sue asprezze e contraddizioni il cammino che ci porto’ nel 1861 a diventare Stato nazionale unitario, ed egualmente il cammino che abbiamo successivamente battuto, anche fra tragedie sanguinose ed eventi altamente drammatici. Vogliamo e possiamo recuperare innanzitutto la generosita’ e la grandezza del moto unitario : e penso in particolare a una sua componente decisiva, quella dei volontari. Quanti furono i giovani e giovanissimi combattenti ed eroi che risposero, anche sacrificando la vita, a quegli appelli per la liberta’ e l’Unita’ dell’Italia! Dovremmo forse tacerne, e rinunciare a trarne ispirazione? Ma quello resta un patrimonio vivo, cui ben si puo’ attingere per ricavarne fiducia nelle virtu’ degli italiani, nel loro senso del dovere comune e dell’unita’, e nella forza degli ideali. Ed e’ patrimonio vivo quello del superamento di prove meno remote e gia’ durissime, come il liberarci dalla dittatura fascista, il risollevarci dalla sconfitta e dalle distruzioni dell’ultima guerra, ricostruendo il paese e trovando l’intesa su una Costituzione animata da luminosi principi. No, nulla puo’ oscurare il complessivo bilancio della profonda trasformazione, del decisivo avanzamento che l’Unita’, la nascita dello Stato nazionale e la sua rinascita su basi democratiche hanno consentito all’Italia”.

“Sara’ essenziale operare su tutti i piani per sanare la storica ferita di quel divario tra Nord e Sud che si va facendo perfino piu’ grave, mentre risulta obbiettivamente innegabile che una crescita piu’ dinamica dell’economia e della societa’ nazionale richiede uno sviluppo congiunto, basato sulla valorizzazione delle risorse disponibili in tutte le aree del paese”. Il futuro da costruire – guardando soprattutto all’universo giovanile – richiede un impegno generalizzato. Quell’universo e’ ben piu’ vasto e vario del mondo studentesco. A tutti rivolgo ancora la piu’ netta messa in guardia contro ogni cedimento alla tentazione fuorviante e perdente del ricorso alla violenza. In particolare, poi, invito ogni ragazza e ragazzo delle nostre Universita’ a impegnarsi fino in fondo, a compiere ogni sforzo per massimizzare il valore della propria esperienza di studio, e li invito a rendersi protagonisti, con spirito critico e seria capacita’ propositiva, dell’indispensabile rinnovamento dell’istituzione Universita’ e del suo concreto modo di funzionare”.

“Lasciatemi rivolgere queste parole di incitamento a una citta’ per la cui condizione attuale provo sofferenza come molti in Italia. Faccia anche a Napoli la sua parte ogni istituzione, ogni cittadino, nello spirito di un impegno comune, senza cedere al fatalismo e senza tirarsi indietro”.

 

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