Fra i tanti autori cinematografici degli ultimi vent’anni (o di videoarte, vista l’inusualità dell’approccio mediatico, in tal caso) Ciprì e Maresco sono stati sicuramente fra i più originali e innovatori all’interno della scena videoartistica italiana.

La conoscenza al “grande pubblico” della loro opera – anche se si tratta pur sempre di un’opera di nicchia – è avvenuta grazie alla trasmissione di Cinico Tv nel palinsesto di rai tre, e in particolar modo quello di Blob e Fuori Orario, di Enrico Ghezzi. Anche se inizialmente la critica di allora – siamo nei primi anni novanta – non comprese subito la particolarità dei corti in Cinico Tv, dopo non molto tempo questi cominciarono a conquistarsi una sorta di autonomia, un brillar di luce propria che li distaccava, oltre che dal presunto paragone con la comicità più trash del periodo, anche dallo stile dissacratorio-parodistico di Blob. In effetti quel che ne risultava era un surrealismo che, pur partendo dalla comicità come elemento risaltante nell’immediato, si ricollegava a certi esponenti del surrealismo del passato come Bunuel o il primo Dalì, così come al Pirandello più astratto o alla pittura metafisica di De Chirico. In Incertamente!, la “raccolta” di tutti gli spezzoni di Cinico Tv andati in onda su rai tre fra il 1991 e il 1996, quello che risulta ad un primo sguardo è innanzitutto l’uso del bianco e nero come prima scelta stilistica, e poi la profonda desolazione del panorama umano-urbanistico che ci viene presentata. Ciò che si vede, come tema ricorrente, sono i detriti di una Sicilia “post-atomica”, in un certo senso, sia che ci si riferisca ai resti dell’architettura che ai resti umani. Uomini, questi, ridotti oramai a poca cosa, la cui ignoranza viene messa quasi sempre in evidenza da voci fuori campo (forse anche extra-diegetiche in un certo senso, visto il forte contrasto che c’è fra questi due mondi) e che allo stesso tempo non hanno punti di riferimento su cui basare la propria esistenza – se non punti accidentali -, essendo provvisti tra l’altro di difetti fisici e di linguaggio più o meno evidenti. Quindi la comicità è il primo effetto causato da questo essere dei personaggi al limite del paradossale, e dal contrasto fra l’”autorità” delle voci fuori campo e quelle “maldestre” dentro il quadro. (CONTINUA)

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